Are you ready for the campagna elettorale?

Quest’estate devo essere arrivato alla conclusione che la realtà fa schifo e mi sono dedicato con più entusiasmo alla lettura di romanzi e libri di ogni genere che alle miserie della cronaca quotidiana.

Settembre, però, oltre che “il mese del ripensamento sugli anni e sull’età” della gucciniana Canzone dei dodici mesi, è anche il momento dell’anno che richiama alle proprie responsabilità. E quest’anno ci ricorda, implacabie, che tra pochi mesi andremo a votare per il rinnovo dei due rami del Parlamento della Repubblica Italiana. Nuove elezioni, nuovo giro, nuova corsa.

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Che cos’è un romanzo storico?

Che cos’è un romanzo storico?

Me lo sono chiesto dopo aver concluso la lettura della serie dei Medici (quella dalla quale han tratto la serie tv per la Rai) di Matteo Strukul. Una dinastia al potere, Un uomo al potere Una regina al potere. Tre opere che raccontano le vicende di tre personaggi della casa Medici. Rispettivamente: Cosimo, Lorenzo e Caterina.

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Charlottesville e il nazismo strisciante: una proposta di lettura

In un surreale mondo in cui Donald Trump è presidente degli Stati Uniti, può essere che la fantasia arrivi dove non possono studio e analisi. E allora, per provare a riflettere su quanto avvenuto a Charlottesville qualche giorno fa, più che un manuale di storia mi sentirei di proporre un libro che mi è capitato di leggere recentemente: Il complotto contro l’America, di Philip Roth. Un romanzo di fantapolitica, per l’appunto.

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A casa loro

“Aiutiamoli a casa loro” è una di quelle espressioni che mette tutti d’accordo. Perché rassicura e pulisce le coscienze. “Aiutiamoli” richiama al gesto nobile dell’aiuto ci fa sentire, nonostante tutto, delle brave persone, mentre “a casa loro” vuol dire ehi, tranquilli, sono cose che succedono ben lontano da noi, che ci toccano relativamente.

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Gianni Crivello ha fatto una brutta campagna elettorale

Ci sarebbe da chiedersi, visti i risultati delle amministrative di ieri, se sul risultato di Genova abbia pesato maggiormente la dinamica nazionale evidentemente ostile al centrosinistra in questo momento storico o la disaffezione verso una coalizione di potere che governava la città da 30 anni. La risposta giusta probabilmente è entrambi, perché ribaltamenti del genere non avvengono mai per una causa sola. Si, è stato un ribaltamento per cui l’aggettivo “storico” non è sprecato. Genova non è un Comune in cui destra e sinistra sono abituati a passarsi la palla, ma fino a ieri è stato affare privato di una parte sola. Un feudo, una roccaforte rossa per usare un linguaggio giornalistico. Dal 1975 a Palazzo Tursi regnava la sinistra, in tutte le forme che si sono alternate negli anni.

La vittoria di Marco Bucci è stata dunque si una vittoria storica, ma non un improvviso acquazzone primaverile che ci ha colto di sorpresa. I segnali di cedimento della controparte erano evidenti già da un po’.

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Possiamo essere liberi di odiare? Divagazioni sul caso Facci

Il 28 luglio 2016 Filippo Facci scriveva su Libero un articolo brutto, insensato e cattivo in cui rivendicava il proprio diritto a “odiare” l’islam. Ma non il terrorismo islamista o l’islam radicale, proprio tutti gli islamici in quanto tale, e nella fattispecie

tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, le loro moschee squallide, la cultura aniconica e la puzza di piedi, i tappeti pulciosi e l’oro tarocco, il muezzin, i loro veli, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, i digiuni, il maiale, l’ipocrisia sull’alcol, le vergini, la loro permalosità sconosciuta alla nostra cultura, le teocrazie, il taglione, le loro povere donne, quel manualetto militare che è il Corano, anzi, quella merda di libro con le sue sireh e le sue sure, e le fatwe, queste parole orrende che ci hanno costretto a imparare

Per queste sue parole, il giornalista si è beccato un esposto da una collega, e quasi un anno dopo l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ritenuto di punirlo con la sospensione di due mesi dalla professione e dallo stipendio.

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5 pillole sul primo turno delle elezioni amministrative a Genova. Ovvero, dell’importanza del radicamento territoriale

1 – Come sempre accade in questi casi, si sta molto discutendo su chi abbia vinto e chi perso le elezioni comunali. Da Genova faccio umilmente notare che i 4 partiti considerati più importanti in Italia, quelli che dovevano fare insieme la legge elettorale (Pd, M5s, Lega e Forza Italia), sommati hanno preso il 58,78% dei voti espressi (espressi, tra l’altro, da meno della metà degli aventi diritto). Insomma, non proprio un’egemonia.

2 – Vero anche è che a livello locale le logiche sono diverse. Molta importanza hanno i singoli candidati alla poltrona di sindaco, che tra l’altro (a differenza del presidente del Consiglio) vengono eletti direttamente e spesso compensano la scarsa popolarità dei partiti “ufficiali” che li sostengono. A riprova di ciò, l’ottimo risultato delle due liste civiche direttamente collegate ai candidati ora al ballottaggio (Bucci e Crivello), che hanno chiuso a più del 9% e sono state capaci capaci di raccogliere più di 20 mila preferenze ciascuna. Entrambe le liste sono arrivate seconde nei rispettivi schieramenti, dietro solo a Lega Nord e Partito Democratico.

3 – L’importanza dei singoli si riflette, ovviamente, anche nella scelta dei consiglieri, che a livello di Municipio e Comune vengono eletti con le preferenze, a differenza di quanto attualmente accade a livello nazionale. Questo richiede ai partiti e alle liste di scegliere persone radicate sul territorio, conosciute e che ci mettono la faccia. Inoltre – soprattutto a livello municipale – porta a scelte che si basano anche su fattori come la fiducia e la conoscenza individuale, mentre a livello nazionale si sceglie soprattutto uno schieramento.

4 –  Per il punto di cui sopra, sembrerebbe che al momento il partito maggiormente radicato a Genova resti comunque il Pd. Guardate i dati sulle preferenze ai singoli consiglieri comunali e vedrete che è così. Certo, il partito in questione è in questo avvantaggiato per aver amministrato la città ininterrottamente da quando esiste l’elezione diretta del sindaco (1993) e anche prima. In caso di vittoria (non improbabile) di Bucci c’è da aspettarsi che si crei specularmente una “classe dirigente” locale di destra, fino ad oggi di fatto inesistente.

5 – Per lo stesso motivo è quasi inevitabile che a risultarne sfavorito fosse il Movimento Cinque Stelle. L’essere facce completamente nuove può aiutare quando i partiti intorno a te sono in completa decomposizione (vedi Roma) ma è un ostacolo dove, come a Genova, i partiti ancora reggono (anche se magari meno di una volta). Inoltre, qui a Genova, il candidato M5s del 2012 Paolo Putti ha già da un po’ lasciato la casa madre e si è candidato con un’altra lista, privando la banda a cinque stelle dell’unico volto davvero riconoscibile a livello locale. Un po’ un caso Parma in scala ridotta. Ah si, poi c’è stato anche il caso Cassimatis. A livello nazionale, però, è un’altra storia.

La psicosi è tutta dei media

La parola d’ordine è psicosi da terrorismo e la prova sarebbe la calca di sabato sera in Piazza San Carlo a Torino, in cui sono rimaste ferite 1500 persone di cui 3 in modo grave. La folla stava guardando la finale di Champions League su un maxischermo, quando un falso allarme ha generato un fuggi fuggi generale che ha travolto numerose persone, calpestate e ferite dai molti pezzi di vetro a terra. Non è ancora chiaro cosa abbia causato il caos. Le ipotesi più accreditate sono l’esplosione di alcuni petardi o qualcuno che avrebbe urlato “bomba”.

Secondo molti commentatori, questi fatti sarebbero la prova della vittoria dei terroristi islamici, che con gli attacchi degli ultimi anni ci avrebbero reso più fragili e spaventati. E via di psicosi, parola che oggi ritorna su molte prime pagine dei principali quotidiani nazionali.

Dalle pagine di questo blog vorrei semplicemente sollevare un dubbio, senza la pretesa di dare una risposta definitiva: siamo proprio sicuri che sia così? Voglio dire. Prima dell’11 settembre 2001 (data che segna l’ingresso prepotente del terrorismo islamico nelle nostre vite di occidentali) non è mai successo che un falso allarme abbia provocato reazioni spropositate, con magari una scia di feriti o addirittura di morti? E cosa ci sarebbe di diverso dai casi di allora e quello di sabato sera?

In fondo, la notizia degli incidenti di Torino può essere data senza nemmeno citare il terrorismo islamico, senza che per questo la cronaca ne risulti meno completa. Quella della “psicosi” è una ricostruzione dei media venduta come un dato di fatto. In un certo senso, una profezia che si autoadempie. Se vi fate un giro tra le testimonianze di chi è uscito da quell’inferno, non sentirete nessuno dire “pensavo fosse un attentato terroristico”.

Certo, sarebbe ipocrita dire che i fatti degli ultimi anni ci abbiano lasciato indifferenti. Dopo ogni attacco, qualcuno inizia a pensare che sia meglio evitare le manifestazioni affollate, i concerti o lo stadio. E questo, sicuramente, è terribile. Ma quando l’intero sistema mediatico di un Paese non perde occasione per parlare di terrorismo islamico anche quando non c’entra nulla, beh, è li che si può davvero parlare di psicosi.

L’estate dei tormentoni

Non so se sono io, ma la mia sensazione è che in questo finale di primavera sia cominciata la corsa al tormentone estivo italiano. Canzoni studiate scientificamente per entrarci nella testa e non andarsene più hanno cominciato ad invadere radio e internet. Qualcuna carina, qualcun’altra molto meno, ma tutte decisamente canticchiabili e magari divertenti. Insomma, Enrico Papi se ne esce con una canzone che si chiama Mooseca e tu non la ascolti?

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L’invasione delle newsletter

In principio fu Francesco Costa, con la sua newsletter sulle elezioni presidenziali statunitensi. Era l’autunno del 2015, Donald Trump era ancora un candidato un po’ eccentrico alle primarie del Partito Repubblicano e nel mio navigare online incappavo nell’invito a iscrivermi. Ogni sabato avrei ricevuto sulla mia casella di posta elettronica un riassunto della settimana di campagna elettorale, con le notizie più importanti e tutti gli approfondimenti del caso. Mi chiesi “perché no?” (l’argomento mi interessava molto) e un secondo dopo cliccai. In fondo non mi costava nulla.

A distanza di ormai un anno e mezzo, posso dire che quel click è stata forse la scelta migliore della mia vita online. Continua a leggere “L’invasione delle newsletter”