La democrazia dello streaming

C’è ancora qualcuno convinto che streaming faccia rima con democrazia e trasparenza? Si? Davvero? Eppure il dialogo tra sordi (magnifica definizione di Enrico Mentana) di oggi pomeriggio tra Renzi e Grillo dovrebbe aver convinto tutti del contrario. Mi sembra logico che chi ha una telecamera puntata addosso non parli a chi ha di fronte, ma al pubblico. L’ha fatto oggi Beppe Grillo, come l’ha fatto Renzi alla direzione del Pd che l’ha lanciato a Palazzo Chigi e come l’han fatto tutti gli altri con questo rituale che a breve diventerà più odioso delle riunioni segrete a porte chiuse.

Oggi è stato ancor più che evidente. Grillo si è studiato un discorso, e l’ha recitato, fregandosene di Renzi, di chi gli stava attorno (da applausi il “tu pensa alla differenziata!” quando Delrio ha osato intervenire, stoppato anche da Renzi, come dire “lascia fare ai grandi”) o dei giornalisti. Gli si poteva anche chiedere un parere sulla Critica della Ragion Pura di Kant che sarebbe andato avanti con il suo copione: “noi vogliamo l’acqua pubblica, voi privatizzarla, non sei credibile, non sai com’è il mondo, rappresenti i poteri forti, voi siete parte del problema (ai giornalisti), sono tutti contro di noi, andiamo a cambiare l’Europa ecc. ecc. ecc…”).

Per carità, per lo meno abbiamo trovato uno in grado di stroncare l’ennesimo discorso di Renzi sul paese che soffre, la gente che non ce la fa e tutto il resto. Pensate se gli fosse andato indietro, si sarebbe finiti come all’ultima direzione del Pd, trasformata in una gara a chi faceva la citazione più figa. Anche li, credete davvero che in un confronto politico a porte chiuse si parli citando scrittori o poeti? Non sarà mica che le dotte citazioni fossero indirizzate al pubblico a casa?

Ogni tanto sento dire da alcuni commentatori che è “grazie al Movimento Cinque Stelle che ora il Pd fa consultazioni e riunioni in streaming”. Beh, a mio modesto parere tra le molte cose che il Pd avrebbe potuto importare dal mondo grillino, quella dello streaming sia una delle più demenziali. Perché secondo me Grillo da dei punti al Pd non quando usa lo streaming o consulta la mitica “rete” in fantomatici referendum online, ma quando invita i suoi elettori all’impegno attivo. L’ha ribadito oggi, richiedendo impegno a partecipazione a ogni suo elettore, a cominciare dai quartieri. Un impegno e una partecipazione che non sempre sono avvenute,dal momento che il M5s subisce la concorrenza di un gran numero di associazioni per lo più lontane dai partiti, ma a cui il leader oggi ha fatto un accorato appello.

In questo si che il Partito Democratico dovrebbe seguire Grillo, sfruttando il vantaggio di un radicamento sul territorio che il Movimento Cinque Stelle ancora non conosce. Invece il partito si comporta sin troppo spesso a livello locale come quello nazionale, consumandosi in guerre tra bande interne a discapito del confronto tra idee. Non sarà la parte più popolare del “programma” del M5s, dal momento che la sua fortuna si fonda soprattutto sulla battaglia alla casta. Ma penso sia quella che più di tutte mette in discussione due diversi modelli di democrazia in campo, e che consentirebbe al Pd di riconquistare il voto di molti suoi ex-elettori delusi migrati nel movimento grillino. Ma si preferisce lo streaming.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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