No, we can’t

Ricordo il 2008. Ero in terza superiore, e gli Stati Uniti eleggevano un nuovo presidente. Mi piaceva, anche se di politica ne masticavo poco. Intanto era nero, e scusate se è poco. Scrissi un tema su di lui e lo conclusi con “Good luck, Obama”. Parlava di ritiro dell’esercito dalle zone di guerra, di rendere più accessibile il sistema sanitario, di limitare la diffusione delle armi, di lotta all’inquinamento, di diritti di minoranze. Come può un sedicenne non essere d’accordo?

Ieri su quel sogno è calato il sipario. Game over. “Yes we can” si è trasformato in un malinconico “No, we can’t”. I repubblicani si sono ripresi il Senato e controllano entrambi i rami del Congresso. “Ora è il momento di lavorare insieme” ha riconosciuto il presidente. Coi “cattivi”, descritti in modo quasi caricaturale dalla stampa italiana in piena estasi davanti alla personalità di Obama, la cui popolarità in Europa supera di gran lunga quella negli States. Nei Simpsons dell’ultraconservatrice Fox i repubblicani sono il perfido signor Burns, il petroliere texano dal grilletto facile, il ricco clown Krusty proprietario di una catena di cibo spazzatura, il celebre attore vagamente antisemita.

Nella vita reale contrari alla Carbon tax, ai matrimoni omosessuali, in buona parte militaristi convinti, ultraliberisti in economia, spesso convinti che girare con la pistola in tasca sia un diritto. Ci sono poi molti modi di essere repubblicano, come nello stile della politica d’oltreoceano. Esiste per esempio un’ala isolazionista, contraria a qualsiasi intervento militare all’estero.

In generale amano definirsi definirsi dei pragmatici, l’opposto dell’ Obama sognatore del 2008. Si gloriano di dire le “cose come stanno”, sono fans della realpolitik fino ai confini del cinismo ostentato. Negli Stati Uniti di oggi, un po’ spaventati e un po’ stanchi del sogno obamiano rimasto tale, hanno vinto loro. Gli ultimi due anni di presidenza Obama passeranno senza nemmeno l’ombra di quello che fu lo slancio di sei anni fa. Poi ci sarà un nuovo presidente, forse repubblicano o forse un democratico, forse un Bush o forse una Clinton, ma non un altro Obama. Di questo possiamo essere sicuri.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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