La sfida di Tsipras all’Europa

In democrazia uno dei più efficaci strumenti di controllo degli elettori nei confronti degli eletti è il voto. In un sistema realmente democratico è buona norma quella dell’alternanza tra due forze di governo, di modo che quando una di queste forze dovesse governare male, gli elettori abbiano la possibilità di votare per l’altra forza politica, punendo chi ha fatto male e dando un’opportunità a chi si reputa possa fare bene.

In Europa l’esempio da manuale di questo sistema è l’Inghilterra, dove ad alternarsi al governo sono principalmente conservatori e laburisti. Questo schema di base è stato presto o tardi assunto da molte altre democrazie europee, fino a diventare lo schema prevalente, in genere ritenuto come quello delle democrazie cosiddette “mature”. In Germania i cristiani della Cdu si alternano coi socialisti dell’Spd, in Spagna il governo è retto tradizionalmente da popolari o socialisti, in Grecia dai conservatori di Nea democrazia o dai socialisti del Pasok.

In questi anni di crisi ed euroscetticismo crescente lo schema bipolare si sta rompendo in molti paesi, anche dove sarebbe stato difficile pensarlo fino a qualche anno fa. Se in Francia la presenza di un Front National forte non è una novità, lo è quella di movimenti contrari, scettici o critici all’attuale assetto europeo in praticamente tutti i paesi nell’area euro. In Germania il partito “Alternativa per la Germania” è in crescita ma non ancora esploso, probabilmente grazie alla maggior tenuta economica del paese. In Spagna il partito di sinistra Podemos secondo i sondaggi ha scavalcato il partito popolare del premier Rajoi e i socialisti, e persino in Inghilterra il populista Farage ha ottenuto più voti di conservatori e laburisti alle ultime europee. In Italia convivono due partiti euroscettici, la Lega Nord di Salvini e il Movimento Cinque Stelle. Tuttavia in Italia non c’è mai stata una forte tradizione dell’alternanza di governo, se si escludono gli anni di Berlusconi e Prodi.

Insomma, l’alternanza funziona se c’è una fiducia di fondo nel sistema che regge uno Stato, certezza sulle regole condivise. Quando questa certezza viene meno, nascono nuovi partiti “antisistema”, che possono puntare a conquistare il governo. In Europa si sta producendo una uova frattura, che porta alla nascita e crescita di movimenti e partiti euroscettici o apertamente anti-euro, di destra (Front National in Francia, Ukip in Inghilterra o Lega Nord in Italia), di sinistra (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna) o populisti “puri” (il Movimento Cinque Stelle in Italia).

In Grecia la frattura è stata tanto violenta da portare uno di questi partiti al governo. Anzi, due. Infatti Syriza di Alexis Tsipras per raggiungere la maggioranza assoluta ha stretto un’alleanza di governo con i Greci indipendenti, partito euroscettico di destra, quindi posto su posizioni opposte rispetto a quello del premier. Su tutto, meno che sulla critica agli attuali assetti europei e all’austerità. Con quest’alleanza anomala Tsipras ha scelto di dare un’impronta del tutto “europea” al suo esecutivo, preferendola a quella con forze più ideologicamente affini (come i socialisti del Pasok o i centristi di To Potami) ma decisamente meno decise nella critica alla Troika e alle politiche europee.

D’altrone, solo se l’azione del governo Tsipras avrà respiro europeo, potrà avere speranza di successo. I fanatici del rigore e dell’austerity si richiamano costantemente agli impegni che la Grecia deve mantenere, focalizzando l’attenzione sul singolo caso. In questo modo la Grecia appare come lo studente indisciplinato dell’ultimo banco che, dopo aver oziato, chiede un trattamento di favore per poter passare l’esame. Se Tsipras e il suo ministro Varoufakis non chiederanno un trattamento di favore per la Grecia ma un cambio complessivo delle politiche europee, la loro azione sarà probabilmente più efficace, specie nel lungo periodo. Era d’altronde per questo che Tsipras si era candidato per la Commissione alle ultime elezioni europee. L’obiettivo non dovrà essere mettere una pezza alla Grecia, ma impedire che un caso Grecia non avvenga più in futuro.

Per fare questo avrà bisogno di stringere alleanze, di instaurare un dialogo con quanti oggi si dicono contrari all’austerity. Non è un caso che tra i primi con cui ha parlato siano leader di partiti del Partito Socialista Europeo, il francese Hollande, il tedesco Schulz e oggi l’italiano Renzi. Partiti molto diversi da Syriza e politici che poco hanno in comune con Tsipras, ma che appoggiando il premier greco nella battaglia contro l’austerità  potrebbero rilanciare l’immagine della sinistra europea, vista oggettivamente come un tutt’uno con la destra europeista di Merkel o Juncker.

L’alternativa alla fine dell’austerità assume in molti paesi tratti inquietanti. In Grecia è arrivato terzo il partito neonazista Alba Dorata, che ha dichiarato apertamente di attendere il fallimento di Tsipras per poi prendersi un paese ridotto in macerie.

La gestione dei rapporti con Tsipras dirà molto sulla maturità democratica dell’Unione Europea.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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