Isisteria

Oggi pomeriggio lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato di ieri al museo del Bardo a Tunisi. La stampa italiana, però, aveva fretta. Questa mattina, l’Isis era già il colpevole sicuro sulle prime pagne di molti quotidiani italiani. Poco importa se la stampa estera più autorevole e anche una minoranza di quella nostrana si scriveva chiaramente che il gesto dei terroristi non era ancora stato rivendicato, e quindi, secondo le regole del terrorismo mondiale, non avevano ancora paternità. L’Isis oggi va per la maggiore. Fa vendere. E allora La Stampa lo mette in apertura “I primi italiani uccisi dall’Isis”, più o meno come Il Tempo: “Ora l’Isis uccide gli italiani”. E così via.
“Isis all’assalto”, “Attentato dell’Isis”, “Strage dell’Isis” dappertutto. Come se fosse l’unico problema del mondo, come se non esistessero altri gruppi terroristici attivi in Nordafrica. Ok, lo Stato Islamico ha subito lodato i terroristi. Ok, visto l’attivismo degli uomini di al-Baghdadi si poteva immaginare che fossero loro i responsabili. Era probabile. Ma l’informazione non si fa con la probabilità. Si fa coi fatti, e il fatto, in quel momento, non sussisteva.
La diffusione virale dei video dello Stato Islamico serve a destabilizzare l’occidente anche dal punto di vista psicologico. Se la stampa perde la lucidità e la capacità di lettura dei fatti, non farà che rendergli il gioco più semplice.
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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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