E se l’Italicum si ritorcesse contro Renzi?

Matteo Salvini ha detto più volte che a lui della legge elettorale non importa nulla. Con questa premessa, il leader della Lega si è tirato fuori dal dibattito intorno all’Italicum, la legge figlia del governo Renzi che entrerà in vigore nel 2016. Ma se davvero vuole puntare a vincere le elezioni del 2018 (sempre che la legislatura vada avanti fino alla fine), Salvini non può che adattare la propria strategia alla nuova legge. Cosa che probabilmente sta già facendo. Intervistato telefonicamente dal Secolo XIX, il segretario leghista ha confermato di puntare alla leadership del centrodestra, aprendo per il momento solo a Berlusconi. Alfano per ora è ancora un nemico, ma in Liguria sostiene il neo presidente Toti proprio come la Lega. Non è impensabile che in nome del pragmatismo i due si ritroveranno compagni di coalizione anche alle prossime elezioni politiche. Questo comporterà un cambio nel messaggio politico per attirare i moderati? “Col cavolo”, è la risposta di Salvini. Nessun leader politico riconoscerà mai di “vendere” gli ideali per la vittoria, ma in questo caso potrebbe trattarsi non solo di una promessa.

Una delle regole auree della lotta politica è che per vincere bisogna conquistare il “centro”. Se a fronteggiarsi sono una destra e una sinistra vince chi convince gli indecisi. L’Italicum potrebbe però cambiare tutto. La legge elettorale votata lo scorso 4 maggio prevede infatti il doppio turno. Immaginiamo questo scenario. Il Pd di Renzi vince il primo turno con il 35% dei voti. Non avendo raggiunto la soglia del 37%, è necessario il secondo turno, tra il Pd e la seconda lista più votata. Al secondo posto c’è la Lega. A quel punto l’esito del secondo turno potrebbe non essere scontato, grazie ai voti che Salvini potrebbe incassare da altri pezzi del centrodestra o persino da elettori del Movimento Cinque Stelle.

Un sistema a doppio turno è previsto anche in Francia. Nel 2002 Jean Marie Le Pen arrivò a sorpresa secondo e passò al ballottaggio contro Chirac. Il leader gollista si impose con un secco 82%. A suo sostegno si mobilitò il cosiddetto “fronte repubblicano”, ovvero i gollisti stessi, i centristi, i socialisti e persino la sinistra, tutti uniti contro l’incubo Front National. In Italia chi formerebbe il “fronte repubblicano?”. Chi accorrerebbe in difesa del Pd in nome dei valori della Repubblica? Il centrodestra al di fuori della Lega rischia di sparire. Il Movimento Cinque Stelle? Difficile immaginarsi il movimento fondato da Beppe Grillo accorrere a sostenere colui che il leader chiamava l'”ebetino di Firenze”.

Più facile immaginarsi il Movimento Cinque Stelle nelle vesti di competitor in un ipotetico secondo turno. In questo caso l’avversario potrebbe rivelarsi persino più insidioso, come dimostra il caso Parma. La città ducale premiò il “grillismo ragionevole” di Federico Pizzarotti contro il candidato del Pd. Lo stesso potrebbe avvenire nel 2018. I volti nuovi e più rassicuranti di quelli di Grillo e Casaleggio non mancano, e stanno conquistando sempre più spazio mediatico e sempre più potere nell’organizzazione del Movimento.

Il meccanismo del doppio turno potrebbe mettere nei guai il Partito Democratico persino in una delle sue roccaforti storiche come Genova. Le elezioni regionali che hanno premiato Giovanni Toti hanno rivelato una crisi del Pd genovese, mentre il Movimento Cinque Stelle è il primo partito e la Lega in crescita. A differenza dell’Italicum, la legge elettorale per i Comuni prevede le coalizioni. A quel punto il centrodestra potrebbe ripetere il “modello Toti” e riunirsi sotto un’unica bandiera. Magari quella di Edoardo Rixi, che già nel 2012 si candidò a sindaco e quest’anno si è visto sfilare “a tradimento” la candidatura a Presidente della Regione.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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