Un Eco apocalittico

Non c’è nulla di nuovo nelle parole con cui Umberto Eco ha criticato il fenomeno internet, prima di ricevere la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei Media” all’Università di Torino. Nel corso del ‘900, ogni innovazione tecnologica ha visto uno stuolo di intellettuali pronti a farle la guerra, su posizioni più o meno radicali. Se per  Karl Popper la televisione era “cattiva maestra”, qualche decennio prima toccò alla radio essere indicata come responsabile dell’allontanamento dei giovani dalla lettura. Persino il cinema era considerato colpevole di non far riflettere gli spettatori, al contrario dell’opera d’arte o della parola scritta. Eppure oggi la cinematografia è considerata tra le espressioni culturali più elevate. E se oggi ci lamentiamo che la maggior parte delle persone non legge più il giornale, nel XIX secolo Nietzsche invitava ad “Astenersi dai giornali!”, in quanto espressione di cultura bassa e volgare. Procedendo a ritroso, si può arrivare a Socrate, che nel V secolo a.c. riteneva la parola scritta dannosa per la memoria.

Ognuna di queste critiche immersa nel proprio contesto storico aveva una parte di verità. Oggi, allo stesso modo, molta verità c’è anche nelle parole di Eco. “I social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”. A chiunque legga questa frase vengono in mente almeno 2 o 3 esempi. “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano messi a tacere, ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel”. Internet sarebbe insomma lo strumento che trasforma lo “scemo del villaggio” in “detentore della verità”.
Impossibile non inserire queste parole nel lungo dibattito sul rapporto tra tecnologie e cultura, iniziato nell’antica Grecia di Socrate e oggi più concentrato che mai sul fenomeno internet. Dibattito a cui Eco ha già partecipato nel 1964 con “Apocalittici e integrati”, saggio che riflette sulla cultura di massa e le conseguenze che su di essa hanno i mezzi di comunicazione. Gli “apocalittici” sono quelli che a ogni innovazione gridano alla fine della cultura, gli integrati quelli che si lanciano con entusiasmo su ogni innovazione senza riflettere sulle conseguenze. Un giusto spirito che non demonizzasse la novità senza però sottovalutarla è la giusta via indicata da Umberto Eco. Eppure, a distanza di mezzo secolo lo stesso Eco sembra essere passato dalla parte degli “apocalittici”.

Il problema indicato dall’autore del “Nome della rosa” è reale. Internet è pieno di idioti e di persone pronte ad approfittarne, che siano politici o siti che sfornano bufale. Il web è però una realtà di fatto, oltre che uno strumento capace di offrire opportunità reali. Forse è ancora necessaria un'”educazione” alla rete, che si svilupperà in automatico e (auspicabilmente) con il supporto della scuola e di quanti già oggi educano alla “navigazione responsabile”. Si rassegnino però gli apocalittici: gli idioti esistono, e bisogna conviverci. Oppure, se si è in vena, si può provare a discuterci. Proprio come al bar.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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