Sinistre

Domani ci saranno nuove elezioni in Grecia, e i sondaggi danno Syriza e Neo Demokratia molto vicini. A contendersi la vittoria sono dunque una destra e una sinistra, come nella miglior tradizione europea. Il binomio torna in Grecia dopo anni di terremoto politico, che hanno portato al centro del ring partiti come Syriza e mostruosità come Alba Dorata. Syriza è stata in grado di occupare la voragine lasciata dal vecchio Pasok, e a diventare la forza principale della sinistra. Il prezzo è stato perdere parte della propulsione “rivoluzionaria” delle origini, com’è scientifico per qualsiasi partito si misuri con la difficoltà di governare. Quanto il conto di questa “normalizzazione” sarà salato ce lo dirà il successo di forze come “Piattaforma popolare” (nata da una scissione a sinistra di Syriza) e del Kke, il partito comunista greco.
Se in Grecia Syriza ha preso il posto dei socialisti, nel Regno Unito è invece successo che i “ribelli” sono riusciti a scalare i vertici del partito mainstream. Geremy Corbyn è stato eletto leader dei laburisti con uno schiacciante 59% alle primarie del partito. Poco amato dalla vecchia élite del labour, ma molto fuori dalle sedi di partito, Corbyn ha vinto grazie alla valanga di “simpatizzanti” ammessi per la prima volta a votare dietro pagamento di 3 sterline. Molti commentatori sostengono che con Corbyn i laburisti avranno seri problemi a vincere le elezioni del 2020. Quel che è certo è che una sconfessione così netta della linea ufficiale è emblematica della voragine tra il partito e la base. Significativo il misero 4,5% di Yvette Cooper, la candidata più vicina a Tony Blair.
Se la sinistra del Regno Unito ripudia il “blairismo”, in Italia Matteo Renzi non ha mai fatto mistero di ispirarsi all’ex premier britannico, mentre un progetto alla sua sinistra stenta a decollare. Diverso ancora il caso della spagnola Podemos. Benché il leader Pablo Iglesias si mostri spesso in compagnia di Alexis Tsipras, il suo movimento rifiuta l’etichetta “sinistra” e a contenuti chiaramente progressisti ne alterna altri di marca più populista. Inoltre, benché abbia visto giorni migliori, il Partito Socialista Spagnolo non è morto come lo è il Pasok greco.

Curioso come in un mondo sempre più connesso il termine sinistra venga coniugato in modo così diverso a seconda dei contesti nazionali.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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