Varoufakis bacchetta il Corriere

A pochi giorni dal voto in Grecia, Yanis Varoufakis concede un’intervista al Corriere della Sera. Passano poche ore, e sul suo blog dell’ex ministro ellenico compare il link che rimanda al colloquio. Con una precisazione: “Attenzione, il testo italiano è un riassunto delle mie risposte e, secondo me, offre una versione distorta delle mie risposte originali in inglese (compreso l’orribile titolo), che potete leggere qui…”. Segue una versione in lingua inglese della stessa intervista, in cui molte domande appaiono formulate in altro modo, alcune risposte più ampie e altre cambiate di posizione.
La verità è che chiunque realizzi un’intervista non la riprodurrà mai tale e quale nella versione scritta. È capitato anche a me, nella mia breve carriera di cronista locale, di tagliare risposte ritenute non interessanti, di riassumere il pensiero dell’intervistato se ritenuto troppo prolisso, o di scrivere domande in modo diverso da come le avevo pronunciate. Capita anche di dover correggere eventuali errori grammaticali di chi parla, anche se questo si suppone non sia il caso di Varoufakis. Le ragioni possono essere molteplici: dallo spazio a disposizione all’appeal del testo. Come per ogni altro articolo, il giornalista ha un certo potere di editing sul proprio prodotto. Il punto è fino a che punto può esercitarsi questo potere?
Se nella forma il giornalista è sostanzialmente padrone di plasmare il testo come meglio crede, lo stesso non può dirsi per il contenuto. Il confine tra forma e contenuto è però più sottile di quanto si possa immaginare. Talvolta basta modificare l’ordine delle domande, scomporre le risposte e ordinarle in modo diverso per dare all’intervista un taglio diverso o addirittura opposto rispetto alle intenzioni di chi parla. Ed è esattamente quello che Varoufakis ritiene sia successo.
In effetti, dall’“orribile” (per dirla con l’ex ministro) titolo italiano (Crisi Grecia, Varoufakis: “Tsipras? Ha firmato la capitolazione Io sono libero, ho perso i falsi amici) sembrerebbe che per lui il premier Tsipras sia un “falso amico”. Messaggio che non traspare assolutamente nell’intervista, e ottenuto tramite un sapiente collage di frasi e mezze frasi, ma che sicuramente mette un po’ di pepe alla storia.
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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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