Luca Sofri e le "Notizie che non lo erano"

Un viaggio tra i piccoli grandi vizi del giornalismo italiano. Con il suo “Notizie che non lo erano – Perché certe storie sono troppo belle per essere vere”, il direttore del Post Luca Sofri svela alcuni dei meccanismi perversi dell’informazione nostrana. La tesi di fondo del libro è che spesso chi si strappa i capelli per l’inesorabile declino dell’informazione, di questo declino è il primo responsabile. Si tratta dei grandi quotidiani, tanto solenni nel condannare i difetti del grezzo giornalismo online quanto tempestivi nell’assimilarne alla perfezione le dinamiche. Con la differenza che tali testate hanno in genere molti più mezzi degli altri per decidere la diffusione della notizia. Chi gioca a fare la vittima è insomma carnefice, e si nasconde vigliaccamente dietro il presunto “popolo del web” o altre invenzioni del genere per giustificare il caos quotidiano di notizie, smentite e bufale.
Il libro si legge velocemente, e a tratti è molto divertente. Particolarmente incisivo il capitolo sui titoli, spesso l’unica parte dell’articolo a essere letta, e ormai diventati un modo per implorare il lettore di aprire l’articolo. È il trionfo delle “rivelazioni choc” che poi choc non sono, dell’“ira di”, di virgolettati che poi non corrispondono alle reali parole del protagonista del pezzo. Più il titolo è clamoroso, più è alto il rischio bufala. Quando poi si scopre che si è scritto una cosa non vera o forse non vera allora spunta il “giallo del…”, le voci “amplificate dalla rete”, i “tam tam su Facebook” e i “cinguettii su Twitter”, quando alla sorgente della bufala vi sono spesso le stesse testate. Inutile dire che del fatto si perdono le tracce.

Viene da chiedersi come abbiamo fatto a credere (per dirne una) che davvero Papa Francesco uscisse di notte dal Vaticano per assistere i bisognosi. Il Papa era in carica da pochi mesi, e questa storia ben si applicava alla sua immagine, oltre a essere oggettivamente clamorosa. Insomma, funzionava. Poco importava che la fonte fosse incerta e la notizia falsa. Dopo l’inevitabile smentita dall’ufficio stampa del Vaticano altrettanto inevitabile è nato il “giallo” delle uscite notturne di Bergoglio. Quanti ancora crederanno che quella storia fosse vera? In quanti ci fidiamo di statistiche (8 milioni di italiani che si affidano all’ipnosi, 6 milioni di analfabeti) condotte da agenzie che non esistono? Si, succede anche questo, e molto più spesso di quanto crediamo.

Quello che l’autore denuncia non è tanto il fatto che vengano fatti degli errori, quanto che tutto questo avvenga di proposito. L’obiettivo è sempre e comunque arrivare prima degli altri, e possibilmente con un titolo ad effetto. In tutto questo si perdono le buone prassi della verifica delle fonti e dell’approfondimento. Il tono è rilassato e mai inquisitorio, ma la conclusione è amara: non è vero che la qualità paga. In genere in rete vince chi si adatta meglio a questa logica deleteria. La corsa a pubblicare bufale sembra non avere mai fine, e intanto queste bufale diventano verità per lettori che sulla base di queste balle formano le proprie opinioni e vanno a votare. Uno scenario poco incoraggiante.
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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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