Due idee di mondo e il caos in Siria

Se per un secondo facciamo finta che siano le idee a muovere le cose, le diverse prese di posizione di Obama e Putin su come agire in Siria sono uno spaccato di due visioni opposte del mondo. Ovviamente bisogna chiudere gli occhi e immaginare che in ballo non vi siano interessi e calcoli politici, oltre che fare un bel reset della storia più dei rapporti dei due paesi in questione con la Siria. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu dello scorso 28 settembre i leader mondiali hanno espresso la loro posizione su come risolvere l’ormai irrecuperabile situazione siriana. I presidenti degli Stati Uniti e della Federazione Russa sono stati i capifila di due opposte fazioni. Per il presidente degli Stati Uniti Bashar al-Assad è un tiranno, per quello russo è sbagliato non collaborare con lui perché le alternative potrebbero essere molto peggio. Maggior bene possibile contro minor male possibile.

La questione è antica, e pone un interrogativo profondo al modo di interpretare le relazioni internazionali. Fino a che punto intervenire? Meglio un ingiusto ma stabile status quo o agire per rimuovere leader sanguinari? E poi? Le conseguenze dei recenti interventi in Libia e in Iraq per rimuovere un regime autoritario non sono un ottimo sponsor per la linea “interventista”. Per la Siria, molti stati immaginano un governo di transizione. La questione è se Assad debba o meno farne parte. Potrebbe essere questo il compromesso su cui trovare l’accordo, che ad oggi pare comunque molto lontano. L’opposizione siriana, però, si è detta indisponibile a collaborare con Assad, e ha dichiarato di non considerare più l’occidente (diviso e incoerente) un alleato nella lotta al dittatore.

La verità è che il regime di Assad non è più da tempo un elemento di stabilità in medio oriente. Le truppe governative controllano ormai meno della metà del territorio nazionale, mentre lo Stato Islamico continua ad avanzare. L’immagine di un Assad da aiutare per sedare la ribellione interna è dunque distorta. Il presidente Putin e chi la pensa come lui sarebbero più onesti se parlassero di “riconquista” più che di “stabilizzazione”. Non meno complessa sarebbe la scelta di appoggiare i ribelli. L’opposizione definita “moderata”, “laica” o “democratica” è in grande difficoltà, assorbita o neutralizzata dallo Stato Islamico. Non ostacolando l’avanzata dell’Isis, il regime siriano sperava di ostacolare le altre forze ribelli, ma ora si trova ad affrontare un nemico più crudele e organizzato.

Mentre dunque nel mondo ovattato delle diplomazie e delle sedi Onu va in scena l’ennesimo round tra Obama (e con lui l’Europa) e Putin, la situazione in Siria si complica giorno dopo giorno. Il fattore tempo gioca a favore del leader russo, che ha davanti altri 3 anni di mandato, mentre Obama è ormai all’ultimo anno alla Casa Bianca. Il suo successore potrebbe essere dell’altra scuola.

Per approfondire:

la Repubblica – Siria: prove d’intesa Obama-Putin, ma i due restano lontani

la Repubblica – Onu, Obama: “Assad brutalizza popolo serve leader”. Putin: “Un errore non collaborare con Damasco”

Le Parisien – Syrie: l’opposition rejette tout futur avec Bachar al-Assad

Annunci

Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...