Il ritorno di Hitler, tra Dresda e Gerusalemme

Lo scorso 19 ottobre il movimento tedesco Pediga (Patriotic Europeans Against the Islamization of the Occident, un nome un programma) ha festeggiato il primo anno di vita. Ospite d’onore, lo scrittore turco-tedesco Akif Pirinçci, che davanti a una folla di 20mila persone ha dichiarato che tutti i profughi andrebbero cacciati dal suolo tedesco. “Naturalmente, ci sarebbero delle alternative – ha aggiunto – ma purtroppo i campi di concentramento non sono più in attività”. Parole che hanno imbarazzato i vertici dello stesso Pegida, che prova a vendersi come un movimento “per famiglie”. Famiglie che non hanno esitato ad applaudire le parole dello scrittore. Ah, quello che vedete nell’immagine è l’ex leader di Pegida Lutz Bachmann, costretto alle dimissioni a gennaio dopo aver pubblicato su Facebook questa sua foto.

Fino allo scorso febbraio, Pegida organizzava ogni settimana una marcia per le strade di Dresda, per protestare contro la supposta “islamizzazione” dell’occidente e l’immigrazione. Recentemente, il movimento si è naturalmente schierato contro la cancelliera Angela Merkel. Nella loro visione complottista, le politiche del governo tedesco confermano la tesi di un tentativo di islamizzazione della Germania in corso. L’accoglienza tedesca ha comportato un calo di popolarità della cancelliera, e Pegida è li per approfittarne. Si è presentato come lista alle elezioni locali a Dresda, e ha ottenuto il 10% dei voti.
Ora, l’apologia del nazismo in Germania è una cosa piuttosto seria. Nel dopoguerra della Germania Federale, partiti in odor di nazismo (come quelli in odor di comunismo) sono stati dichiarati illegali, e oggi mostrare nostalgia per il Terzo Reich può costare dai 3 ai 5 anni di prigione. La società è ancora piuttosto sensibile all’argomento, al punto che la casa editrice di Pirinçci ha rescisso il contratto con lo scrittore. Quelle parole, però, vanno ad aprire una crepa. Nella Germania in cui tutto va bene, crescono partiti e movimenti anti-immigrati, cala la popolarità di Merkel, e persino i vecchi fantasmi del nazismo tornano a fare timidamente capolino.

Ancora più strano è che parole accomodanti nei confronti di Hitler vengano dal primo ministro di Israele. Le violenze di Gerusalemme dei giorni scorsi hanno dato nuova linfa alla retorica anti palestinese di Benjamin Netanyahu, ma pochi probabilmente si sarebbero aspettati una riabilitazione del regime nazista. “Hitler non voleva sterminare gli ebrei – ha detto il leader israeliano – voleva solo deportarli. È stato il grand muftì di Gerusalemme a convincerlo”. Nella ricostruzione di Netanyahu, durante l’incontro effettivamente avvenuto tra Hitler e Amin al Husseini il 28 novembre del 1941, il leader palestinese disse che se gli ebrei fossero stati cacciati dalla Germania, se li sarebbe trovati tutti tra i piedi. “Cosa dovrei fare?” averebbe chiesto Hitler, “Bruciali” la risposta. La shoah sarebbe nata così. Gli storici hanno prontamente smentito, dicendo che all’epoca la politica della “soluzione finale” era già realtà, e la Germania ha detto che non c’è motivo di cambiare la storia e che è giusto che la responsabilità cada tutta sulle loro spalle.

La stessa Germania che cova in sé movimenti come Pegida e intellettuali nostalgici dei campi di sterminio. Ironie di una storia che torna a fare capolino. Tra Dresda e Gerusalemme, i giorni scorsi hanno visto un nuovo protagonismo del fantasma di Adolf Hitler.

Per approfondire:

Internazionale – Netanyahu usa l’olocausto per fare propaganda

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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