Il mio problema con Gabriel García Márquez

Oggi vi parlo del mio problema (mi rendo conto, molto personale) con Gabriel García Márquez. Tutto inizia qualche anno fa, quando leggo per la prima volta Cent’anni di solitudine. Me ne innamoro subito, e finita l’ultima pagina, diventa ufficialmente il mio libro preferito. Non è una cosa da poco per me, che non so rispondere se mi chiedete quale sia la migliore band del mondo e che ci metto mezz’ora a scegliere la pizza. Solo in fatto di libri non ho dubbi. Cent’anni di solitudine si mette alle spalle Sulla strada di Kerouac, La fattoria degli animali, Omaggio alla Catalogna e 1984 di Orwell, Il sentiero dei nidi di ragno e gli altri di Calvino, i romanzi storici di Ken Follett. Come tutte le cose che mi piacciono molto, faccio fatica a spiegare il perché. Cent’anni di solitudine è storico, è fantastico, è un’avvincente saga familiare che fa sentire il lettore un Buendía d’adozione, completamente immerso nell’atmosfera epica, romantica e surreale di Macondo. L’ho letto 2 volte (cosa che in genere coi libri evito di fare), e solo che a scriverne mi viene voglia di leggerlo di nuovo.

Poi ho letto altri libri del Gabo: L’amore ai tempi del colera, Il generale nel suo labirinto Cronaca di una morte annunciata. Che si parli di una storia d’amore disperato, degli ultimi anni di vita di Simón Bolívar o di un delitto d’onore, il macro tema resta l’America latina, con le sue tradizioni, le sue romantiche rivoluzioni e contraddizioni. I personaggi di Márquez sono tutti testardi, disperati e potenti. Sono belle storie, bei libri. Ma…

Ma in nessuno di questi ho ritrovato quello che ho trovato in Cent’anni di solitudine. Forse il mio unico problema con Gabriel García Márquez, a ben vedere, è avere iniziato a conoscerlo dal suo capolavoro. Così ogni volta che finisco un suo romanzo le sensazioni che provo sono due. Uno è lo speciale senso di appagamento che si prova appena finito di leggere un bel libro. L’altro è un inconfessabile, minuscolo e quasi timido senso di delusione. Bello si, ma non come Cent’anni di solitudine.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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