Bernie Sanders e Hilary Clinton si contendono l’eredità di Obama

Durante un evento del partito democratico dello Iowa, sabato Bernie Sanders ha lanciato un attacco contro Hilary Cinton, candidata mai come ora favorita per le primarie. Uscita vincitrice a giudizio unanime del dibattito televisivo dello scorso 14 ottobre, giovedì scorso ha superato brillantemente un interrogatorio di 11 ore da parte di una commissione del Congresso sulla morte dell’ambasciatore statunitense Cristopher Stevens a Bengasi, l’11 settembre 2012, quando era Segretario di Stato. Secondo gli osservatori, dopo l’interrogatorio la sua popolarità è cresciuta, e tutti i sondaggi la danno sempre più prima su Sanders, che nei mesi scorsi aveva intrapreso una clamorosa rimonta.
L’attacco di sabato si può interpretare come un tentativo di invertire il trend, visto che fino a qui il senatore del Vermont si è sempre fregiato di fare campagna solo sui contenuti, non sulle polemiche. Per questo, durante il dibattito del 14 ottobre, non ha voluto insistere sullo scandalo-mail, dichiarando che gli americani sarebbero stufi di sentir parlare di quello. Ha fatto bella figura, ma ha anche dato una mano alla rivale.
Nel suo discorso, Sanders ha rivendicato la propria coerenza su questioni come il matrimonio omosessuale e il Tpp, evidenziato così (pur senza nominarla), la propria distanza da Clinton, che su questi temi ha cambiato idea solo col tempo (particolarmente recente la giravolta sul trattato transpacifico). Poi ha detto una frase sorprendente: “In quanto presidente, governerò sulla base di principi, non di sondaggi”. Sono le stesse parole usate da Barack Obama durante la sua campagna per le primarie del 2007. Il paragone con l’attuale presidente è poi diventato esplicito: “Otto anni fa gli esperti dicevano che Obama non poteva vincere. Che era ineleggibile. Beh, penso che dimostreremo che hanno torto di nuovo”.
La frase tenta di richiamare all’idealismo dell’Obama “prima maniera”, a tutte le speranze che la corsa del primo candidato di colore della storia degli Stati Uniti aveva provocato. Il Sanders di oggi è l’outsider come lo era Obama 8 anni fa, pur con tutte le differenze del caso. Anche in questo, però, deve battere la concorrenza di Hilary Clinton. “We are geared up, ready to go”, ha detto la candidata sempre in Iowa, dove Katy Perry ha cantato per lei. Un motto che ricorda il “Fired up, ready to go”, di Obama.
In politica ogni singola parola ha un peso, e soprattutto nella politica statunitense. Sia Sanders che Clinton cercano in vari modi di marcare le proprie differenze con Obama. Espressioni “obameggianti” indicano però che entrambi non sono disposti a rinunciare del tutto all’eredità del presidente.
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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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