Titoli sul web, Lercio ha fatto scuola

“Pensa che sia uno zombie, fan di ‘The Walking dead’ uccide un amico” (Adnkronos), “Renzi? Da piccolo l’abbiamo bullizzato, l’abbiamo frustato sul culo con l’ortica” (HuffPost Italia, dichiarazione di Massimo Ceccherini), “Aielli, lo curano per una polmonite ma era un nocciolo di ciliegia” (Il centro) “#Starwars, Chewbacca arrestato ad un seggio elettorale in Ucraina” (Rainews.it).

Sono solo alcuni dei titoli buffi che si possono trovare gironzolando un po’ per la rete, senza doversi nemmeno sforzare più di tanto. Fatti già curiosi di per sé vengono introdotti in un modo che non può non strappare un sorriso, oltre che incuriosire e spingere il lettore ad aprire il link. Un modo di intitolare gli articoli troppo assurdo per non essere voluto, soprattutto per i giornali o le agenzie che lo fanno più spesso. È uno stile pensato per i social network, dove attirare l’attenzione è più difficile. A volte capita infatti che il titolo all’interno dell’articolo sia diverso da quello che appare sul link. La maggior parte di questi titoli li ho trovati nella pagina Facebook “Ah ma non è Lercio”, che raccoglie articoli online con titoli che starebbero benissimo nel sopracitato sito di satira.

Lercio nasce nel 2012, ma in poco tempo diventa noto al punto da vincere nel 2014 i Macchianera Awards per il “miglior sito” e “migliore battuta”, e di fare il bis l’anno dopo aggiungendo il riconoscimento come “miglior sito umoristico-satirico”. Si può considerare un sito di satira al giornalismo, dal momento che l’idea originale è proprio fare il verso ai titoli dei giornali, che a volte materiale per la satira ne forniscono a volontà.

Nel giro però di soli 3 anni, il paradigma sembra essersi invertito. Non sono più gli strafalcioni dei giornalisti a ispirare Lercio, ma sembrano essere i giornalisti a ispirarsi a Lercio. In questo tipo di titoli non ci sono espressioni che richiamano alla particolarità della notizia, come “incredibile” o “assurdo”. La forma è seria, e l’effetto comico è assicurato proprio dalla dissonanza tra la sobrietà della forma e l’assurdità del contenuto. Proprio come su Lercio. Ormai il giornalismo si prende in giro da solo.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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