Quelle canzoni di Max Pezzali che conosciamo tutti

Ammettiamolo: per molti di quelli nati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, gli 883 sono stati una tappa obbligata, quasi un battesimo musicale. Almeno, per me è stato così. Il loro primo album è uscito nel 1992, il mio anno di nascita. Si chiamava “Hanno ucciso l’uomo ragno”, e ora probabilmente tu che stai leggendo stai canticchiando la prima strofa: “Solita notte da lupi nel bronx…”.

Il successo arrivò per loro arrivò subito, e “Hanno ucciso l’uomo ragno” non era ancora passata di moda, quando qualche anno iniziai a maturare una coscienza musicale. Fino al 2003, anno in cui si sciolsero, gli 883 furono una delle band italiane di maggior successo. Facevano un rock-pop leggero ed inoffensivo, raccontavano storie di tutti i giorni in cui un qualsiasi preadolescente un po’ imbranato poteva facilmente ritrovarsi.

Si, la voce di Max Pezzali mi ha accompagnato per un certo periodo della mia vita. Ci ha accompagnato un po’ tutti. Quel Max Pezzali che non sarà il miglior artista che l’Italia abbia mai prodotto, che non scrive testi profondi come De André e che non ha la voce di Mina, ma che ha lasciato la sua impronta nella storia della musica italiana. In un periodo di disincanto generale come gli anni ’90, dava voce a una generazione senza più ideologie, che non voleva troppe complicazioni.

“Non me la menare” può considerarsi un piccolo manifesto del disimpegno, il grido scocciato e strafottente di un ragazzo a cui piacciono le birre scure e le moto, e che non fa “discorsi da laureati”. Ovviamente, siamo lontani anni luce dai testi di denuncia sociale dei migliori cantautori, ma anche questo è cantare un’epoca.

Alla stessa canzone ero (sono?) molto legato anch’io. “Non me la menare” e “S’incazza (questa casa non è un albergo)” facevano parte del mio repertorio di adolescente brufoloso che provava goffamente ad atteggiarsi da ribelle. Mi son preso le mie cotte con “Come mai”, ho dato una colonna sonora alle mie crisi con “Come deve andare” e quando ascoltavo “Gli anni” o “La dura legge del gol” pensavo di avere gli amici migliori del mondo.

Poi alle superiori ho scoperto i grandi cantautori, ed è iniziato per me un periodo di aristocratismo musicale. Non ritenevo degno di essere ascoltato nulla che non fosse De André, Guccini o Gaber, concedendomi come unica distrazione l’hard rock inglese o statunitense. Max Pezzali finì nel dimenticatoio, quasi rinnegato. Mi è passata, fortunatamente, oggi sono molto meno talebano in fatto di musica.

Ammetto però di non conoscere quasi per nulla il Max Pezzali dell’ultimo periodo. Per me gli 883 sono quella manciata di canzoni che assocerò per sempre e indissolubilmente a un periodo della mia vita. Sono lì, ferme, come sospese nel tempo. E ancora oggi, se una di quelle canzoni passa in radio, non posso evitare di alzare il volume e mettermi a cantare. Meglio ancora se con qualche amico, anche lui cresciuto con gli 883 e Max Pezzali nelle orecchie.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

2 thoughts on “Quelle canzoni di Max Pezzali che conosciamo tutti”

  1. Lo specchio della quotidianità durante gli anni '90. Pochi testi sono in grado di descrivere meglio le esperienze reali di un ragazzo in quel periodo. A partire da “Con un deca”, specchio della serata consueta dei ragazzi, i quali forse non lo ammetteranno mai. Continuando con “Sei un mito”, “La regola dell'amico” “Io ci sarò”; testi di pochi minuti ma perfetti nel rendere idea di come possono essere l'esperienze giovanili: da una ragazza che ci dice di si, alle aspettative future, fino ai dubbi del ci provo/non ci provo. Max ha dato alla musica quello che Virzì ha dato al cinema: la trasposizione del reale

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  2. Esattamente. Io per motivi anagrafici ho scritto dal punto di vista di un adolescente, ma immagino anche ragazzi più “maturi” potessero facilmente ritrovarsi nei suoi testi. Grazie per il commento!

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