Matteo Salvini e la destra del brevissimo periodo

Salvini Berlusconi MeloniDopo un po’ di tempo, torno a scrivere delle faccende di casa nostra. Ieri il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha parlato a Bologna, e con lui sul palco c’erano Giorgia Meloni e (udite udite!) Silvio Berlusconi. L’evento conclusivo della campagna #liberiamoci (dal governo Renzi) è diventato l’occasione per celebrare la ritrovata unità del centrodestra. Lontani i tempi in cui Salvini diceva “Mai con chi in Europa sta con la Merkel”, e in cui Berlusconi era nello stesso raggruppamento politico della cancelliera. Già, davvero un’altra epoca. Poco più di un anno. E, come dici? Berlusconi è ancora oggi nel Ppe, come la Merkel? Ah.

Cosa spiega un così radicale cambio di idea in così poco tempo? Il segretario del Carroccio si è fatto i suoi conti e ha capito che se ha una speranza di essere competitivo alle elezioni che si terranno presumibilmente nel 2018, questa passa dall’alleanza con Forza Italia. La Liguria, il Veneto e la Lombardia sono lì a dimostrarlo: la destra vince se è unita. La Lega Nord probabilmente non sarà mai un partito capace di vincere da solo, e questo lo sa anche Salvini. Inoltre, il tentativo di allargarsi al sud con le liste Noi con Salvini fin’ora non ha dato i suoi frutti, e soprattutto da quelle parti allargare la coalizione è fondamentale.

I soliti calcoli della politica, insomma. Il sistema elettorale europeo premia le singole liste, mentre a breve l’Italicum potrebbe tornare a premiare le coalizioni. Il politico fa quello che può per vincere, e qui di nuovo c’è davvero poco.

Ciò che è più interessante è capire come convivono in coalizione programmi e visioni del tutto contrastanti. Come convive un partito che pochi giorni fa partecipava al congresso del Partito Popolare Europeo di Junker e Merkel con uno che vuole tornare alla Lira? La risposta è semplice: facendo finta di niente. Dopotutto, è da un po’ che Salvini non parla più di Euro ed Europa, e l’incoerenza appare meno evidente di quanto non sarebbe stata un anno fa. La lotta alla moneta unica è stato un argomento vincente per le europee. Poi ci sono stati i clandestini, poi l’abolizione del reato di legittima difesa, con qua e la promesse di aliquote fiscali uniche uniche al 15 o 20%. Il leader della Lega adegua il proprio messaggio alla contingenza, sfruttando sapientemente un sistema mediatico del tutto ripiegato sull’oggi.

Passa di hashtag in hashtag, facendo di volta in volta piazza pulita di quelli precedenti, per poi riprenderli o ributtarli a seconda dell’occasione. L’altro ieri l’obiettivo era uscire dall’euro, ieri fermare l’invasione, oggi rovesciare il governo Renzi, e così via. Slogan brevi, non solo nel numero dei caratteri, ma anche nella durata temporale. La brevità è una delle cifre della politica del nostro tempo. I programmi dei partiti sono “a termine”, cuciti su misura per vincere la prossima elezione. Una volta votato, si ricomincia. In questo Salvini non è certo l’unico esempio.

salvini no euro
Matteo Salvini con la t-shirt “Basta €uro”, lo slogan della Lega Nord per le ultime elezioni europee. Oggi la moneta unica sembra non essere più al centro del programma del partito, impegnato nella ricerca del voto dei moderati.

Breve sarebbe anche la prospettiva di una destra a guida Salvini, salvo un repentino e deciso cambio di tono e contenuti. Le felpe e le ruspe sono state un toccasana per un partito agonizzante, ma oggi si sospetta che il 15% circa registrato nei sondaggi sia il massimo raggiungibile da una Lega “di lotta”. Per questo la sfida oggi è allargare ai moderati, mantenendo però ben salda la leadership leghista. Una Lega magari leggermente rivista, che parla di “regolare l’immigrazione” e non di “cacciare i clandestini”, che si indossa la camicia al posto della felpa. Una Lega che potrebbe proporre a Palazzo Chigi un volto più rassicurante come quello di Luca Zaia, per cui Salvini ha dichiarato “firmerebbe subito”.

Se la Lega Nord può impostare la partita come vuole è anche a causa del tracollo del partito un tempo motore del centrodestra italiano: Forza Italia. La manifestazione di ieri è stata la fotografia dell’ormai acclamata subalternità di Berlusconi. Non credo che il Cav. abbia mai avuto bene in mente un modello di destra, ma di sicuro non era quello andato in scena a Bologna. Fa buon viso a cattivo gioco, preferendo anche lui le gratificazioni a breve termine dei sondaggi anziché provare a ricompattare il fronte moderato, oggi in forte difficoltà. Quello che risulta evidente nel suo lungo tramonto, e l’incapacità nel costruire la successione. Non ha trovato (o non ha voluto trovare) un erede. Alfano non aveva il quid, i suoi figli sono rimasti a gestire il tesoretto di famiglia, Renzi ha risposto picche. Oggi si ritrova per sopravvivere politicamente a rincorrere i figli della Lega Nord e di An. Un triste epilogo per quello che è stato uno degli uomini più potenti d’Italia.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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