Libro di carta o ebook, è davvero questa la sfida?

Sembrava che il destino dei libri di carta fosse segnato, che i lettori di tutto il mondo si sarebbero dovuti adeguare a una digitalizzazione più o meno forzata, che le illustrazioni e le copertine colorate avrebbero dovuto far spazio a freddi e anonimi monitor.

E invece…

E invece pare che il libro di carta abbia ancora qualcosa da dire, che il suo fascino sia ancora lontano dall’essere obsoleto. I profeti di un futuro tutto elettronico, per una volta, dovranno attendere. I numeri hanno sembrato dar loro ragione per un po’, certo. Le vendite degli ebook sono cresciute in modo spaventoso tra il 2010 e il 2013. In Gran Bretagna, per esempio, il mercato è passato da quasi nulla nel 2010 a 300 milioni di sterline nel 2013, anche grazie all’uscita di bestsellers come “50 sfumature di grigio”, che hanno conosciuto un’enorme diffusione in digitale.

Poi, nel 2014, una brusca frenata, che continua nel 2015. Non voglio parlare nello specifico delle ragioni economiche del calo delle vendite dei libri elettronici, sulla quale tra l’altro, qualcuno avanza dei dubbi. Il mercato degli ebook è materia complessa, o almeno lo è per me. Le poche e confuse idee che mi sono fatto curiosando nel web sono le seguenti:

  1. Le vendite sono andate benissimo finché gli ebook venivano venduti a prezzi bassi, se non stracciati. Quando Amazon ed Apple hanno provato ad aumentare i prezzi, i lettori sono tornati rapidamente ai libri di carta;
  2. Il mercato del libro di carta è molto resiliente. Tradotto: i lettori cartacei sembrerebbero affezionati al libro in quanto oggetto fisico molto più di quanto non lo siano (ad esempio) i lettori di giornali, e si farebbero sedurre poco dalle possibili alternative;
  3. Anziché cercare la collaborazione, Amazon e i grandi editori hanno iniziato a farsi la guerra, e questi ultimi hanno fin’ora vinto importanti battaglie. Per esempio, spetta ancora agli editori decidere il prezzo di vendita degli ebook;
  4. Le politiche protezionistiche degli stati europei;
  5. L’attuale povertà di contenuti degli ebook (immagini spesso in bianco e nero, nessun contenuto extra rispetto al libro di carta, per dirne due), cui segue un valore percepito decisamente minore;
  6. Negli ultimi due anni non sono usciti fenomeni editoriali del calibro di “5o sfumature di grigio”.

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Insomma, i motivi sono tanti e complicati. Vi dirò che sono sempre stato scettico riguardo la morte del libro di carta, anche prima di scoprire che il mercato “rivale” fosse effettivamente in crisi.

Questo mio scetticismo derivava semplicemente dalla mia vita di tutti i giorni. Raramente, forse mai, mi è capitato di parlare con lettori entusiasti della lettura elettronica. “Si, comodo il Kindle certo, ma preferisco il libro” è la risposta che inevitabilmente ricevo quando confesso di possedere anch’io uno di quegli aggeggi satanici.

Ci sono anche gli estremisti, quelli che “mai con l’ebook”. Insieme ai moderati (che per lo meno riconoscono una qualche utilità pratica del nemico) costituiscono praticamente il 100% dei lettori che conosco. Persino gli ambientalisti (“almeno si risparmierebbe carta”) fanno fatica ad abituarsi all’idea di una lettura digitale.

Che il lettore sia affezionato al libro in quanto oggetto fisico non è un mistero. Sulla gioia di sfogliare le pagine, il fascino e l’odore dei vecchi libri, la libidine di scorrere le dita tra i titoli della propria libreria si sono scritti fiumi di inchiostro, rigorosamente su carta. Poi il libro di carta lo puoi prestare, e la copertina è già di per sé un’espressione della propria identità, mentre un Kindle qualsiasi è uguale a tutti gli altri, terribilmente noioso.

Mentirei se dicessi di essere immune a questo fascino. No, leggere sul Kindle non è come leggere un libro di carta. Però non posso nemmeno fare a meno di pensare alla storia. Chissà quanti nostalgici del papiro, quando nel medioevo venne rimpiazzato dai più pratici codici di pergamena. E che dire dell’aristocratico snobismo verso il libro industriale? Con l’invenzione della stampa, il libro smise di essere un prodotto unico o al limite riprodotto in poche copie dagli amanuensi, e non mancava chi vedeva in questo passaggio un imbarbarimento del libro in sé. Eppure è grazie alla stampa se il libro ha smesso di essere un prodotto per pochi privilegiati. Ammettiamolo, c’è un ché di aristocratico anche in chi oggi guarda con orrore ai libri elettronici.

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E un’ultima cosa. Possiamo davvero dire che la vera sfida sia tra libro di carta e digitale, in un paese come l’Italia dove meno di 1 adulto su 2 dichiara di aver letto almeno un libro (uno solo!) all’anno? Come sottolineato in questo utile articolo pubblicato su Fisrtonline, è la lettura in sé a doversi difendere dall’assalto di altri media sostitutivi: social network, videogames e via dicendo. Siamo propri sicuri che la guerra tra Amazon, Apple e gli editori tradizionali sia davvero nell’interesse dei lettori e della lettura in genere?

Per riassumere, libro di carta batte ebook e va bene, ma forse l’ebook non è il peggiore dei mali. Decisamente più utile parlare del cosa si legge, piuttosto che del come.

 

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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