Breve e banale storia del buonismo

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Source: vau.ro

Interessato dal grande successo mediatico del termine “buonismo”, avrei voluto scrivere un lungo e interessante articolo storico-semantico-sociologico per spiegarne le origini e l’evoluzione. E invece niente, con mio grande disappunto ho scoperto che la storia di quella parola è estremamente breve e banale, come banalissimo è l’uso che oggi se ne fa nell’arena politico-mediatica.

“Buonismo” entra nel vocabolario Zingarelli solo nel 1995, e già chi immaginava una lunga e gloriosa storia rimane deluso. Anche in quanto a evoluzione c’è poco di cui nutrire la propria curiosità. Sin dalle sue origini, la parola è più o meno usata come lo è oggi. Se ci fermiamo alla definizione tecnica indica “un atteggiamento bonario e tollerante, che ripudia i toni aspri del linguaggio politico”. Di fatto diventa ben presto un’efficace arma retorica della destra brutale per delegittimare gli avversari politici.

Non pensi che gli immigrati vadano cacciati a calci o respinti a cannonate? Il solito buonista! Sei a favore dei diritti delle donne e degli omosessuali? Mamma mia, quanto buonismo! E tu, pensi che bombardare a manetta non sia la migliore soluzione per i problemi del mondo? Inutile dirti che sei un maledetto buonista.

Come avrete notato, il termine nasce nel mondo politico, e ancora oggi vi rimane saldamente ancorato. Primo buonista illustre fu Walter Veltroni, uno dei primi campi di battaglia che videro l’uso di quell’arma retorica, il tema dell’immigrazione. La sinistra veniva accusata di buonismo dalla destra in quanto troppo tollerante e permissiva. Il binomio buonismo-immigrazione è in auge anche ai giorni nostri, come possiamo constatare da queste illuminate prime pagine di un noto quotidiano nazionale.

Come ogni tormentone che si rispetti, la fortuna del termine buonismo vive di alti e bassi, a seconda delle contingenze della cronaca dell’ultimo minuto. In questi giorni stiamo vivendo uno di quei momenti in cui si sente e si legge dappertutto: nei giornali, nei talk e via dicendo.

I tragici fatti di Parigi sono stati uno stimolo potente per un suo nuovo uso e abuso. A poche ore dagli attentati, un noto politico nazionale così sintetizzava il proprio pensiero.

Salvini buonisti=complici
Ma perché finisco sempre a parlare di lui?

A sentire alcuni, quello che sta succedendo nel mondo sarebbe frutto di un eccessivo buonismo da parte dell’occidente. Insomma, leggendo alcuni giornali e ascoltando certi politici, scopriamo che fin qui siamo stati troppo buoni, tolleranti e pacifisti, e sarebbe anche il caso di iniziare un po’ a usare le maniere forti.

Ma non divaghiamo.

Il giornalista Giovanni Maria Bellu ha scritto due interessanti articoli sul buonismo, uno nel 2005 su la Repubblica e uno nel 2015 su tiscali.it.  A distanza di 10 anni cambiano personaggi e contesti, ma non l’uso del termine come arma risolutiva.

Chi è accusato di essere buonista fa sempre molta fatica a rispondere. Siamo arrivati all’uso della parola in negativo, come a prevenire la critica, con espressioni del tipo “Non per fare del buonismo, ma…” o “Non sono buonista ma…”.

Nel sopracitato articolo di Maria Bellu su tiscali.it, l’autore riporta un pezzo del docente di storia della lingua italiana Federico Falloppa sul sito dell’Associazione Carta di Roma, che lavora per l’informazione corretta sui temi dell’immigrazione.

“Non è soltanto l’abuso, l’iterazione, il mantra che sconcerta. È anche, e soprattutto, la funzione discorsiva e retorica che si fa di questi termini. La loro funzione apodittica, conclusiva. Ve la ricordate la «Bomba fine di mondo» del Dottor Stranamore di Kubrick? Quella della distruzione totale, quella dell’armageddon? Ecco, chi usa buonismo e buonista cerca di far detonare la sua retorica “bomba fine di mondo”: quella dopo la quale nessun discorso è possibile, nessuna opinione discutibile, nessuna difesa allestibile da chi ne viene colpito. Una volta accusati di buonismo, non ci resta che incassare, starcene zitti e girare (metaforicamente) i tacchi. Siamo comunque dalla parte del torto, secondo i nostri detrattori”.

Sarebbe in corso, secondo l’autore, una sorta di ribellione dei buonisti, comprensibilmente stufi di essere trattati in fondo come dei babbei sempliciotti. Qualcuno ha provato timidamente a lanciare il “cattivismo” da opporre a chi sparge accuse di buonismo come coriandoli a carnevale. Sarebbe però opporre a un termine senza senso un altro termine senza senso, e un ulteriore passo verso la banalizzazione del linguaggio.

C’è secondo me solo un modo per rispondere a un’accusa del genere. “Ma buonismo, di preciso, che cosa vuol dire?”.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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