Continuiamo a non capire

Regional elections in France
Marine Le Pen, leader del Front National e trionfatrice alle elezioni regionali svoltesi ieri in Francia

C’è la forte tentazione di collegare la vittoria alle elezioni regionali francesi del Front National di Marine Le Pen agli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre. I francesi hanno paura, i francesi sono terrorizzati, e si buttano tra le braccia di chi promette ordine e disciplina.

Questo lo scenario che emerge dopo una sbirciata alle prime pagine di molti dei nostri quotidiani nazionali. “La paura nelle urne” è il titolo dell’editoriale di Bernardo Valli, che apre l’edizione odierna di Repubblica. Lo stesso quotidiano parla di “shock” in apertura, riprendendo il titolo di oggi di Le Figaro.

“Il clima di paura premia il Front National” si legge invece nell’occhiello dell’Unità, mentre ancora più esplicito è Il Fatto Quotidiano: “La Le Pen ringrazia il Califfo”.

Una reazione del genere sarebbe giustificabile se un partito reazionario sconosciuto fino all’altro ieri si fosse clamorosamente imposto sorprendendo tutti i sondaggi. Non è il caso del Front National, che già alle elezioni presidenziali del 2012 raccoglieva un (in quel caso si) sorprendente 17,90% dei consensi.

La lunga rincorsa del partito inizia già nel 2011, quando Marine Le Pen diventa presidente. Sotto la sua leadership, il Fronte si “normalizza”, abbandona i toni apertamente razzisti e anti-semiti del fondatore Jean Marie Le Pen (padre di Marine) e si costruisce giorno per giorno un’aurea di credibilità. Ieri ha raccolto il 30% dei voti, ed è stato il partito più votato.

Tutto questo non è un segreto. Non passa giorno senza che in sondaggi non ci informino sulla crescita dell’estrema destra francese, e dello speculare calo dei partiti tradizionali. Calo che diventa crollo per i socialisti di François Hollande, che dopo aver conquistato l’Eliseo nel 2012 hanno iniziato un’inesorabile discesa nei consensi, e oggi sono largamente la terza forza del paese. In un eventuale ballottaggio a 2 per le presidenziali del 2017, a oggi sembra probabile che saranno loro a restare esclusi.

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Il presidente della Repubblica Francese Hollande, considerato il meno popolare della storia francese recente. Il successo del Front National si alimenta anche del crollo dei consensi dei partiti tradizionali.

Ignorare tutto ciò e ridurre tutto a una reazione di paura è rassicurante, certo. È comodo pensare che il successo di partiti xenofobi e reazionari sia frutto di un momento di confusione, dei fatti delle ultime settimane. Ma non è così.

È in corso in tutti i paesi europei una rivolta sistematica contro le élite nazionali e comunitarie. Un grande rifiuto, che si traduce in modi diversi di Stato in Stato. Si chiama Syriza in Grecia, Podemos in Spagna, Movimento Cinque Stelle in Italia. Ma anche Front National, Lega Nord, Ukip in Gran Bretagna, o altri partiti populisti di estrema destra nei Paesi Bassi, in Svizzera e in Austria.

Sono partiti e movimenti che danno voce alle inquietudini di gente spesso spaventata o perlomeno preoccupata certo, ma non certo dal 13 novembre. A nutrirli è una crisi che appare ormai sistemica, un’Unione Europea che dà l’impressione di essere lontana e poco incisiva, Stati completamente impreparati ad affrontare le crisi del nostro tempo.

Il terrorismo islamico, più che una spinta al Front National, ha dato un ottimo alibi alla stampa e ai commentatori, che possono continuare a ignorare le cause vere e profonde di questa crisi, e a ridurre il successo dell’estrema destra a una richiesta di sicurezza.

 

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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