Donald Trump, il candidato perdente che continua a vincere nei sondaggi

Già, l’ America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri
Francesco Guccini – Canzone per Silvia

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Donald Trump, il discutibile candidato che fino ad ora sta dominando nei sondaggi per le primarie del Partito Repubblicano

Inizio a scrivere questo pezzo con tutta l’umiltà del principiante che si avvicina per la prima volta a una materia sconosciuta. Non che mi ritenga in genere esperto di qualcosa, ma in questo caso vale ancora di più. Gli Stati Uniti d’America, per me, sono un grande mistero, un mondo grande e vagamente minaccioso al di là dell’Oceano, che un po’ affascina e un po’ spaventa.

Solo recentemente ho iniziato a seguire con più attenzione le vicende politiche di quell’enorme nazione. Ho iniziato a leggere gli articoli di giornali di laggiù e a seguire siti specializzati. Passo passo sto entrando nelle logiche e nelle contraddizioni di un mondo molto diverso dal nostro, che troppo spesso tendiamo a leggere con occhi “europei”. In questo modo ho la sensazione che molti dei suoi significati ci sfuggano come sabbia tra le dita.

In questo momento sia il Partito Repubblicano che quello Democratico sono in campagna elettorale per le elezioni primarie, che servono a scegliere il candidato per le presidenziali dell’anno prossimo, che ci diranno il nome dell’erede di Barack Obama.

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I candidati del Partito Repubblicano durante uno dei tanti dibattiti televisivi. La bionda criniera di Donald Trump è ben visibile al centro.

C’è un fatto, enorme, che in questi giorni monopolizza l’attenzione dei media e dei commentatori: il successo di Donald Trump. Eccentrico imprenditore che fino a qualche mese fa la politica si limitava a finanziarla, sta conducendo una campagna basata su razzismo, provocazioni continue e gaffe clamorose. E sta andando fortissimo.

Fino a non troppo tempo fa, l’ipotesi di una sua candidatura sembrava quasi uno scherzo. “Non può farlo davvero” dicevano gli esperti. Poi, il 16 giugno, si candida nel partito repubblicano. “Non può vincere davvero” dicono oggi commentatori e analisti. Sarà vero, ma fin qui sta dominando. I sondaggi lo danno intorno al 30%, mentre gli altri candidati repubblicani (che sono tanti) fanno fatica a emergere, anche perché Trump sta oggettivamente concentrando tutta l’attenzione su di sé.

Non è nemmeno il caso di stilare una lista completa di dichiarazioni controverse, razziste o semplicemente assurde del candidato in questione, tanto l’elenco si aggiorna ogni ora che passa. Ne scrivo una manciata in ordine sparso, giusto per inquadrare il personaggio. All’inizio della sua campagna elettorale se l’è presa coi messicani, che importerebbero da loro solo stupratori e criminali, e ha proposto di costruire un muro al confine. Oggi ovviamente il bersaglio preferito sono i mussulmani. Ha proposto di registrarli in apposite liste, e per combattere il terrorismo per lui la soluzione è chiudere l’Internet. Dopo i fatti di Parigi, i suoi toni nei confronti dei mussulmani si sono fatti così accesi che il Telegraph ha recentemente lanciato il quiz: “L’ha detto Trump o Hitler?”, paragonando i toni di Trump con quelli che il nazismo riservava agli ebrei. Nel mezzo, è riuscito a prendere in giro un giornalista disabile durante un comizio pubblico.

A ogni dichiarazione di questo tipo, ci si aspetta un crollo o almeno un calo nei consensi. E invece no, anzi più le sue dichiarazioni si fanno violente più l’elettorato sembra sostenerlo. Dopo una breve crisi registrata dai sondaggi a novembre, oggi sembra di nuovo di gran lunga il candidato più in forma.

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source: foreignpolicy.com

Eppure gli esperti continuano a non avere dubbi: “Trump non vincerà”. Io non sono un esperto, non ho il loro stesso sangue freddo, e un po’ mi spaventa l’idea che da qui a un anno un personaggio del genere possa trovarsi con un arsenale nucleare nelle proprie mani. Forse per questo, negli scorsi giorni, mi sono letto un po’ di articoli che ci spiegano perché Trump non possa vincere. Questo per esempio usciva già lo scorso agosto sul Guardian, questo pochi giorni fa sul New York Times, mentre per il Washington Post, nonostante i numeri dicano il contrario il candidato favorito è il texano Ted Cruz, conservatore vicino al Tea Party.

Particolarmente interessante, poi, questo articolo di Nate Silver sul blog FiveThirtyEight, a cui si rifà parzialmente anche il sopracitato articolo del Times. Secondo l’autore, i media dovrebbero smetterla di struggersi per i sondaggi, e analizzare l’attuale successo di Trump con più lucidità. Diversi indizi dicono che il fenomeno Trump è destinato prima o poi a sgonfiarsi. Indizi che tirano in ballo caratteristiche storiche della politica statunitense, o la psicologia dell’elettore repubblicano medio. Questa è una breve lista dei principali, o almeno di quelli che personalmente trovo più convincenti:

  1. Tempo – All’inizio delle primarie mancano poco meno di 2 mesi. Può sembrare un tempo breve, ma diverse ricerche (riportate negli articoli) dimostrano che gli elettori si interessano seriamente alle elezioni solo nelle ultime settimane, o addirittura nei giorni precedenti il voto. Nell’articolo di Nate Silver, si sottolinea come tra gli elettori repubblicani gli indecisi in questo momento siano l’80%. Contando anche loro, solo il 5% si dice pronto a votare Trump.
  2. Responsabilità – Per lo stesso motivo, secondo molti quando gli elettori inizieranno a indagare seriamente i programmi dei candidati, migreranno in massa verso contendenti più credibili. Nell’articolo del New York Times, l’autore David Brooks come in politica spesso gli elettori si orientino verso candidati più ragionevoli con l’avvicinarsi delle elezioni.
  3. Partito – Donald Trump non è appoggiato da nessuno all’interno del partito repubblicano. Questo fino a qui gli ha consentito di giocare la parte dell’outsider assoluto, dell’uomo “del popolo” (benché ricchissimo) pronto a sfidare le élite di Washington. Alla lunga, però, la storia dimostra che difficilmente un candidato vince senza l’appoggio di almeno parte del partito.
  4. Altri candidati – Il Washington Post segnala Ted Cruz come favorito, l’altro nome che si sente spesso in questo senso è quello di Marco Rubio. Il primo è considerato il più conservatore dei candidati in campo, il secondo è quello che gode del maggior appoggio dell’establishment repubblicana. Cruz ha genitori cubani, Rubio a Cuba c’è persino nato, e questo fa presupporre per entrambi un buon sostegno da parte della comunità latina. Secondo molti, quando cresceranno nei sondaggi, Trump si ritroverà schiacciato in mezzo.

Su queste e su altre basi molti esperti si sentono sicuri nel dirci che possiamo stare tranquilli: Trump non sarà candidato, e quindi nemmeno il prossimo presidente degli Stati Uniti. Non ci resta che aspettare che queste dotte e ragionate analisi si traducano in un’effettiva uscita di scena del personaggio.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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