Il Governo Renzi è perfettamente legittimo

Renzi Governo
Matteo Renzi al momento della formazione del proprio Governo. source: Repubblica.it

Matteo Renzi è un presidente del Consiglio illegittimo perché non è stato eletto. Questo ritornello si sente un po’ dappertutto: su internet, tra i politici dell’opposizione e sui giornali.

Ma se vi dicessi che nessun presidente del Consiglio è mai stato eletto nell’Italia repubblicana?

No, non sono impazzito, non è una teoria complottista. È il modo in cui funziona ed è sempre funzionata la democrazia italiana, piaccia o meno. L’articolo 56 della costituzione recita così:

“La Camera dei Deputati è eletta a suffragio universale diretto”

L’articolo successivo ci dice invece questo:

“Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale”

Camera e Senato. Non Governo, né tanto meno presidente del Consiglio. Inutile cercare nel nostro testo costituzionale l’articolo che regola l’elezione del Governo: non c’è. Il Governo italiano (colpo di scena) non viene eletto dai cittadini, ma nominato dal Presidente della Repubblica. Lo stesso vale per il presidente del Consiglio dei Ministri. Questo non vuol dire che l’Italia non sia una democrazia, ma vuol dire che l’Italia è una democrazia parlamentare. Più o meno funziona così:

  1. Ogni 5 anni, i cittadini maggiorenni sono chiamati ad eleggere i rappresentanti di Camera e Senato (per eleggere i senatori bisogna avere 25 anni);
  2. Una volta formate le camere, il Presidente della Repubblica dà mandato esplorativo al leader indicato dal partito più votato per trovare una maggioranza solida che sostenga un suo governo. Ricordate 2 anni fa Bersani quando andò a umiliarsi in streaming con i neoeletti del Movimento Cinque Stelle? Ecco.
    Piccola nota: Il fatto che il capo dello Stato indichi il leader del partito più votato si è imposto per prassi, oltre che per buon senso. Tecnicamente il Presidente della Repubblica ha il potere di nominare chiunque, anche me o Francesco Totti;
  3. Una volta trovata la maggioranza, il presidente del Consiglio e i ministri vengono nominati dal Presidente;
  4. A questo punto entrano in gioco le camere, che votano la fiducia al governo. Questo potere si mantiene durante tutta la legislatura. Le camere possono far cadere il governo in qualsiasi momento votando la sfiducia.
    Nota: Se fin qui siete stati attenti, capirete che nel caso le camere facessero cadere un Governo non si andrebbe a votare, ma il Presidente darebbe un nuovo mandato esplorativo a qualcun altro, come avvenne 4 anni fa nel passaggio Berlusconi-Monti. Si andrebbe a nuove elezioni solo qualora il presidente della Repubblica decidesse di sciogliere le camere.

Il potere di nomina formalmente illimitato del Presidente della Repubblica, è dunque bilanciato da quello del Parlamento di votare la sfiducia al Governo. In soldoni, i governi dal 1946 in poi si sono sempre formati tra le due camere e il quirinale, non nelle cabine elettorali.

Lo so, 2 anni fa i candidati dichiarati erano Berlusconi e Bersani, e invece ci siamo trovati prima Letta e poi Renzi. Che è successo? È successo che nei 20 anni precedenti ci eravamo abituati a una situazione sostanzialmente bipolare, in cui quasi tutta la torta era spartita tra centrodestra e centrosinistra. Lo schieramento che vinceva le elezioni, poteva essere ragionevolmente sicuro di riuscire a formare un governo senza troppi appoggi esterni, quindi di indicare un leader che non avesse problemi a trovare una maggioranza pronta a sostenerlo.

Destra e sinistra si sentivano dunque sicure nell’anticipare agli elettori i nomi dei propri candidati. Lo stesso han fatto nel 2013, senza però fare i conti con il successo del Movimento Cinque Stelle. Dopo quelle elezioni, il Parlamento non si divideva più in 2 blocchi, ma in 3 più o meno equivalenti.

A quel punto Napolitano incaricò Bersani, allora leader dello schieramento che (anche se di poco) aveva ottenuto più voti, di trovare una maggioranza che sostenesse il suo governo. Incassato il “no” del Movimento Cinque Stelle, l’ex segretario Pd decide di rinunciare e il Presidente dà l’incarico a Enrico Letta, che forma il governo con l’allora Pdl (ok, è tutto un po’ più complicato ma andiamo veloce, d’accordo?).

Berlusconi
Silvio Berlusconi, l’ultimo di una lunga serie a dichiarare che il Governo Renzi è illegittimo in quanto non eletto

Mi scuso con te, lettore, se queste cose già le sapevi, ma è colpa di una dichiarazione rilasciata ieri da Berlusconi al Giornale se ho deciso di scrivere di questo argomento. “Renzi è illegittimo, non siamo in democrazia”. La dichiarazione del Cav. è solo l’ultima di una lunga serie. Lo urlano ogni giorno quasi tutti i partiti d’opposizione, lo ribadiscono i giornali. E a questa bugia credono ormai in molti. Ma è, appunto, una bugia.

Attenzione: non si tratta di piacere o non piacere, di essere d’accordo o meno con le politiche che questo Governo porta avanti. Si tratta di essere seri e costruttivi. La legittimità non è un giudizio su ciò che il Governo fa, ma è un fatto oggettivo, sancito dalle leggi e dalla Costituzione. Ebbene, da questo punto di vista il nostro Governo è del tutto legittimo.

Non bisogna essere dei giuristi per saperlo. Ergo: i politici e i giornali che dicono “Renzi è illegittimo” (ma ripeto, al posto di Renzi potrebbe esserci Berlusconi, Salvini, Di Maio o chi volete voi) lo fanno in totale malafede, preferendo fare battaglia politica sul nulla anziché su dei contenuti reali. Cosa che, mi rendo conto, sarebbe molto più difficile.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

6 thoughts on “Il Governo Renzi è perfettamente legittimo”

  1. Egregio Luca il polpettone lo conosciamo bene, ma di fatto è stato fatto cadere un governo legittimo votato dai cittadini, E’ stato fatto cadere per ordine dei poteri forti di Bruxelles, non c’è stata nessuna crisi di governo, c’è stata una pistola puntata alla tempia ad un governo che avrebbe dovuto continuare a portare avanti i programmi, se poi bisogna mettere in discussione l’operato del governo Berlusconi è un altro paio di maniche, ma qui ci siamo trovati tre governi senza che nessuno sia mai stato chiamato alle urne. Questa si chiama dittatura

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  2. Caro Maurizio.
    Nel 2013 ci sono state le elezioni che hanno portato a un sostanziale pareggio tra cdx, csx e M5s, e dopo sappiamo com’è andata, non c’è bisogno di ripetersi. Da quel che mi risulta, dal secondo dopoguerra in poi in Italia abbiamo sempre votato ogni 5 anni, se non meno quando le camere vengono sciolte in anticipo. Per quel che riguarda la caduta di Berlusconi, forse un giorno la storia darà ragione a questa teoria, ma, al momento, non mi pare ci siano abbastanza elementi per provarla. Parole come “dittatura” io personalmente preferisco lasciarle dove stanno anche per rispetto verso chi ci vive davvero, sotto una dittatura.
    Nonostante la divergenza di opinioni, grazie per il commento e buona giornata.
    Luca

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  3. È illegittimo per un motivo solo: il Signor Napolitano con molta leggerezza e per propri interessi ha liquidato Berlusconi e ammesso anche che se Berlusconi fosse stato L uomo sbagliato, ha liquidato la destra. Questo è illegittimo. È un voluto colpo di stato vero e proprio.!!

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    1. COLPO DI STATO (fr. e ingl. coup d’état; sp. golpe de estado; ted. Stadtsstreich). – Si intende generalmente con questa espressione un fatto contro la legge e al di fuori della legge, volto a modificare il vigente ordinamento dei pubblici poteri.
      Questa definizione è presa dalla Treccani. Nel 2011, piaccia o meno, è avvenuto tutto nei confini della legalità, quindi di colpo di Stato proprio non possiamo parlare. Poi se ci siano state delle motivazioni politiche dietro la caduta del Governo, questo sta alla valutazione di ognuno. Io, ad essere onesto, ci credo poco.

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  4. Ciao Luca, mi sono imbattuta giusto oggi in questo articolo, interessante e alquanto chiarificatore. Mi sto preparando per discutere dell’astensionismo alle urne degli italiani in vista della Biennale di Democrazia alla quale parteciperò a Torino il prossimo marzo.
    La Biennale è un laboratorio permanente di idee, un’associazione culturale che mira a diffondere la cultura della democrazia e di temi squisitamente politici ma senza alcun orientamento partitico. Partecipano scuole e università di Torino, oltre ad associazioni e cittadini comuni (come me) da tutta Italia. Ogni due anni sfocia in una serie di incontri e dibattiti a tema (quest’anno di parla di “Emergenze”) che proseguono per alcuni giorni.
    Se ancora non la conosci, clicca Biennale di Democrazia. Uno studente in materie politiche come te potrebbe essere molto interessato a dare un’occhiata e magari ad assistere agli incontri – che quest’anno si terranno dal 30 marzo al 2 aprile. Un saluto e congratulazioni per l’impegno.

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