Sensazioni di inizio e di fine

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Uno scorcio notturno di Akureyri dalla finestra della mia Guesthouse

Akureyri questa sera è bellissima, vista dalla finestra di quella che negli ultimi 4 mesi è stata la mia casa. Le luci delle case si confondono con quelle delle decorazioni natalizie, per poi spegnersi all’improvviso, là dove inizia la montagna.

La chiamano “la capitale del nord” qui in Islanda, questa cittadina di 16 mila abitanti. Pochi per noi del continente, tanti, tantissimi per un paese in cui le persone sono abituate a vivere in fattorie in mezzo al nulla, dove il vicino di casa può distare anche 40 chilometri.

Akureyri, dove i bar in cui passare la serata si contano sulle dita di una mano, dove ogni giorno vedi le stesse persone. Oggi mi sembra il mondo. Le sue casette basse e i suoi alberi di Natale hanno la bellezza delle cose che non si vedranno più. Mai più, o forse solo per un po’.

Il mio Erasmus è finito. Domani un aereo mi porterà a Reykjavik (che ancora devo cercare su Google per scriverla correttamente), lunedì sarò di nuovo in Italia.

Fine.

Si, lo so che non è questa la vita. Lo so che quella che ho vissuto è in fondo un’esperienza per privilegiati, che tra poco uscirò dal guscio protettivo dell’Università e solo allora forse capirò cosa vuol dire davvero vivere nel mondo degli adulti.

Ma in questo momento Akureyri mi sembra il mondo. Prima di partire mi avevano detto che al momento di tornare sarei caduto in una sorta di depressione, che tornando nei posti dove sono nato mi sarei sentito come sradicato dalla mia nuova casa. Non ci credevo (cosa sono in fondo 4 mesi?) e mi sbagliavo.

Ancora non realizzo che tra poche ore sarò di nuovo a Genova, in un altro mondo, il mio mondo che ora mi pare così lontano. Che persone con cui ho vissuto fianco fianco diventeranno amici di chat o di Skipe, che per avere il piacere di rivederle dovrò prendere un aereo.

Natale. Ad Akureyri c’è un negozio natalizio aperto tutto l’anno. Le decorazioni elettroniche spuntano ovunque a inizio novembre. Sembra che tutto sia in funzione del Natale. Nella piazza centrale di Akureyri c’è lo Yule Cat, il gatto nero che mangia coloro che non hanno ricevuto in dono vestiti (questo era il periodo in cui per tradizione si fabbricavano i vestiti fatti a mano, da qui la strana credenza), ci sono le patate marce da mettere nella calza ai bambini cattivi, ci sono gli elfi delle favole islandesi.

Tutti conoscono a menadito le loro tradizioni, ne vanno molto orgogliosi e le condividono con gioia con i visitatori. Si, gente orgogliosa, gli islandesi, che si sono conquistati la loro indipendenza. Che hanno una lingua incomprensibile ma bellissima e incredibilmente musicale, rimasta immutata nei secoli, al riparo dalle contaminazioni.

È tempo di tornare. Questi mesi sono stati un’avventura meravigliosa, in cui ha preso vita anche questo mio blog. Ma sento che è il momento giusto di tornare alla mia Genova e alla mia vita. Quello che mi auguro è di portarmi “giù” un po’ dell’entusiasmo di questi mesi. Almeno di tenerlo acceso il più possibile.

E ora scusate, ma il solito locale con le pareti di legno mi aspetta, mi aspetta l’ultima birra.

E naturalmente, “..niente lacrime prego, che c’è altro da fare..” come dice il vocione di Cisco in questo vecchio pezzo dei Modena City Ramblers.

 

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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