Favola di Natale

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È l’alba del 22 dicembre. Al confine tra Kenya e Somalia  va in scena una delle più belle storie di questo 2015. Una vera e propria favola di Natale, da raccontare ai bambini per dir loro che si, forse c’è ancora speranza a questo mondo.

L’ambientazione non è un bosco incantato, ma una strada polverosa (chissà perché l’Africa l’immagino sempre polverosa), su cui viaggia un pullman pieno di uomini. Alcuni di loro chiamano il proprio Dio Allah, altri Signore, altri ancora probabilmente non credono in nessun Dio. Non fa però una gran differenza in quel momento. Tutti siedono sullo stesso pullman, sulla stessa strada del nordest del Kenya.

Alle 6,45 il loro viaggio viene interrotto. Sulla loro strada si mettono altri uomini. Anche loro chiamano il proprio Dio Allah, ma hanno in mano dei mitra. Sono il gruppo terroristico Al Shabaab. Fanno uscire tutti dal pullman. Chi chiama il proprio Dio “Signore” viene fatto sdraiare, faccia a terra, sul ciglio della strada, in attesa di una fucilata alla nuca. Gli altri sono liberi di tornare a bordo.

Non è la prima volta che succede. Al Shabaab ha già colpito altre volte in quel disgraziato angolo di pianeta, persino su quella stessa strada.

È a quel punto che però il copione già scritto cambia. Chissà chi è stato il primo a dire no, tra i senza mitra che chiamano il proprio Dio “Allah”. Chissà quanto sono tremate le se gambe e la sua voce. E chissà dove tutti i passeggeri hanno trovato la forza di restare al proprio posto, fuori dal pullman.

Vedete, voi come noi chiamate Dio “Allah”, ma avete in mano dei mitra. Noi non siamo come voi, ma come questi uomini col volto a terra, che chiamano Dio “Signore”. È questo che quei passeggeri hanno detto ai terroristi, questo hanno detto al mondo con la sola forza del loro coraggio. “Ammazzateci tutti, musulmani e cristiani, oppure lasciateli andare”, pare abbiano poi effettivamente urlato.

I terroristi di Al Shabaab, sorpresi, hanno rinunciato all’ennesima strage di cristiani. Unica vittima, un uomo che ha provato a scappare.

L’anno che sta finendo è stato per molti aspetti orribile. Un anno di morte sulle coste e nella acque del Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa e pure in Europa. Un anno di paura.

Per questo ho voluto dedicare l’ultimo post del 2015 a questa bella storia. Un augurio per l’anno che sta per iniziare forse ingenuo, me ne rendo conto. Ma sicuramente una favola che val la pena di raccontare.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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