Ci sono primarie e primarie

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source: potus2016.org

Torno a scrivere qualcosa a proposito degli Stati Uniti, anche perché lunedì prossimo sarà il giorno delle primarie in Iowa, primo stato in cui si vota. Eh si, sembra ieri che Barack Obama diventava il primo presidente nero degli States, vero? Ebbene, è già tempo di cercare un sostituto. Il “ragazzo abbronzato” (come ebbe a chiamarlo qualcuno) ha fatto i suoi due mandati, limite inviolabile imposto ai presidenti dalla Costituzione.

Da qualche mese, sia il Partito Democratico che quello Repubblicano sono in piena campagna elettorale interna per scegliere i rispettivi candidati. Da una parte, assistiamo a uno scontro a due tra l'”usato sicuro” Hilary Clinton e il socialista Bernie Sanders, dall’altra a un gran casino, con tantissimi candidati e un pazzo furioso che sembra possa persino vincere (ma non è detto che vinca, come spiegherò più avanti).

Non voglio però parlarvi di candidati, programmi o pronostici (anche perché non ci azzecco mai). Oggi mi limiterò a sfatare un mito: quelle di lunedì in Iowa non saranno primarie vere e proprie, almeno non come le intendiamo noi.

Gli Stati Uniti, come mi è già capitato di scrivere, sono un mondo molto diverso rispetto all’Europa. Capita allora che persino le parole che si usano nascondino delle insidie. Quelle che noi chiamiamo comunemente “primarie” possono essere di tipo diverso da Stato a Stato. In alcuni si chiamano “primarie”, in altri “caucus”. E, indovinate un po’, lunedì in Iowa si voterà con la modalità dei caucus.

Che diamine è un caucus?

Cosa siano le primarie si fa presto a spiegarlo: esattamente quello che tutti noi immaginiamo. Ci sono dei seggi, si vota, e alla fine si contano i voti. Semplice.

Più particolare per noi è il caucus.

Tutto inizia in un luogo pubblico come una palestra, un bar, una parrocchia, un teatro o quello che volete voi, in cui i sostenitori del partito del collegio si riuniscono per discutere e scegliere il proprio delegato di distretto. Chi vuole può prendere la parola per provare a convincere gli altri a votare per Tizio o Caio, ma si tratta più che altro di un esercizio retorico, visto che in genere chi partecipa a un caucus sa già per chi votare. I seggi aprono alle 18, e il tutto dura più o meno un paio d’ore.

Questo video riassume piuttosto bene il meccanismo:

I delegati eletti in questo modo eleggono poi delegati di contea, quelli di contea quelli di stato e quelli di stato (quando tutto sarà finito) il candidato del partito alle presidenziali. Anche le “normali” primarie servono a eleggere delegati statali, che poi si mischiano a quelli scelti col caucus per eleggere il candidato presidenziale.

Siete ancora lì? Bene. Se pensate che tutto ciò sia complicato, aggiungete il fatto che i caucus funzionano diversamente per i due partiti.

Nel Partito Repubblicano, una volta finiti gli interventi e i dibattiti, i partecipanti scrivono su un foglietto di carta il nome del delegato preferito, e alla fine chi ottiene più voti vince. Il voto è segreto.

Diverso e più complesso il procedimento per i democratici. Finito il dibattito, i partecipanti si dividono a gruppi di sostenitori, con tanto di bandierine e magliette di rappresentanza. Se un gruppo è troppo piccolo, viene sciolto e i suoi membri possono scegliere dove collocarsi tra gli altri gruppi. Qualcosa del genere potrebbe succedere ai sostenitori del povero Martin O’Malley, il terzo candidato del Partito Democratico dopo Clinton e Sanders, in genere a malapena ricordato e destinato alla sconfitta.

E quindi?

Bene, ci siamo spiegati cosa sono i caucus. Ma quindi? Perché è così importante conoscere la differenza con le normali primarie?

Beh, quella che può sembrare una semplice differenza di forma può talvolta portare anche a delle differenze di sostanza, e persino incidere in qualche modo sui risultati. Come ci siamo detti, partecipare a un caucus significa spendere 2 ore della propria giornata, ben di più del tempo che richiede andare a mettere una scheda in un’urna. Quelli che partecipano ai caucus sono quindi gli elettori più motivati e convinti.

Il che potrebbe essere un problema per Donald Trump.

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Questa foto, comunque, ha del meraviglioso. source: inthesetimes.com

Eccoci qua, di questi tempi se parli di primarie parli di Trump, non si scappa. Dato da molti per favorito, il ricco e particolare candidato repubblicano potrebbe non trovarsi del tutto a proprio agio nel sistema del caucus. I sondaggi e le ricerche sociologiche, antropologiche e persino psicologiche sui suoi sostenitori ormai si sprecano, e ci dicono che il supporter-tipo di Trump è un individuo bianco (da quelle parti si ragiona molto anche per etnie in chiave elettorale), arrabbiato con tutti e poco interessato alla politica. Insomma, non proprio il tipo di elettore entusiasta e motivato che ti immagineresti a spendere due ore della propria esistenza a parlare di politica con sconosciuti.

Sull’altro versante, il format del caucus potrebbe dare una mano a Bernie Sanders. L’anziano senatore del Vermont ha raccolto intorno a sé tanto entusiasmo, e tanti elettori giovani e motivati. L’estate scorsa ha saputo imporsi come unico avversario di Hilary Clinton, poi lo scorso autunno l’ex first lady sembrava di nuovo il candidato più in forma, ma le ultime settimane hanno visto una nuova rimonta di Sanders, dato oggi dai sondaggi molto vicino alla rivale in Iowa e persino in vantaggio in New Hampshire, il secondo stato in cui si voterà.

Certo, i sondaggi contano poco, e in questo gli Stati Uniti non sono tanto diversi da noi. Solo martedì mattina potremo parlare di qualcosa di un po’ più solido delle chiacchere, e anche allora saremo solo all’inizio. La strada delle primarie è ancora lunga, e la corsa alla presidenza ci darà ancora di che parlare.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

5 thoughts on “Ci sono primarie e primarie”

  1. Grazie per questa breve ma chiara spiegazione del sistema elettorale americano! Quanto agli elettori di Trump, mi sembrano abbastanza motivati e disposti a perdere il loro tempo per assistere ai suoi comizi, nei quali ogni volta si riuniscono migliaia di persone… quindi magari potrebbero partecipare volentieri anche ai caucus…

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    1. Forse ho riversato inconsciamente le mie speranze su questo articolo!
      Comunque si, sarà interessante vedere come si comporteranno i fan di Trump, visto che un seguito così grande per un personaggio del genere negli Usa ha pochi precedenti…per ora possiamo provare a fare ipotesi.
      Grazie comunque per aver letto e apprezzato l’articolo, mi fa piacere scoprire di avere lettori anche all’estero 🙂

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