Bernie Sanders, il rivoluzionario possibile

459931838-1-
Bernie Sanders durante un comizio. source: nationalreview.com

No, non è una sorpresa che Bernie Sanders abbia vinto le primarie in New Hampshire contro Hilary Clinton. I sondaggi lo prevedevano ormai da tempo, e per vari motivi. Innanzitutto gli elettori democratici di questo piccolo stato settentrionale sono più “di sinistra” della media, e quindi più sensibili al messaggio di Sanders. Inoltre, sono per la maggior parte bianchi come quelli dell’Iowa, e Sanders piace più ai bianchi che agli afroamericani o agli ispanici.

L’attesa era più che altro sul come avrebbe vinto. Una vittoria di stretta misura sarebbe stata per lui quasi un fallimento. Invece ha vinto bene, molto bene, con più di 20 punti percentuali di vantaggio sull’avversaria. La sensazione, forse per la prima volta, è che possa farcela davvero.

Chi è e cosa vuole Bernie Sanders?

Eppure, questo anziano signore che sta facendo tremare una delle donne più potenti del mondo fino a pochi mesi fa era un quasi sconosciuto. Doveva essere una candidatura di rappresentanza, per cooptare l’ala liberal dei democratici senza disturbare troppo l’incoronazione dell’ex first lady. E invece no. Hilary Clinton dovrà probabilmente lottare fino alla fine per vincere, con l’incubo di un 2008-bis (quando venne sconfitta da un outsider di nome Barack Obama) che inizia seriamente ad agitarle il sonno.

Ma attenzione, considerare Bernie Sanders come l’ennesima riproposizione dell’ala sinistra dei democratici è riduttivo, e a mio avviso non consente di cogliere appieno il personaggio e le ragioni del suo successo. Il senatore del Vermont non ha tutti i crismi del liberal modello del ventunesimo secolo, e forse è proprio qui che sta la sua forza. A sentire i suoi discorsi sembra di ascoltare un uomo della sinistra europea della prima metà del ‘900. Sanders parla di disuguaglianza economica, del potere smisurato delle piccole élite rispetto alla maggioranza dei cittadini e dei privilegi di Wall Street. E di poco altro.

È un uomo quasi monotematico, poco incline agli ammiccamenti agli elettori e alla discussione in argomenti che esulano le sue competenze. “È l’ultima persona con cui vorresti ritrovarti su un’isola deserta”. L’ha detto Garrison Nelson, e l’ha riportato il New Yorker, che ha scritto un frizzante e completo ritratto del candidato in questione. Ora, Nelson non è un nemico o un detrattore di Sanders, ma un accademico del Vermont, suo amico ed elettore da sempre. E se un suo amico dice certe cose, possiamo immaginare siano vere o almeno verosimili.

Insomma, l’unico vero grande tema della campagna elettorale di Bernie Sanders è l’economia, con poco spazio per la politica estera da un lato (in questo settore l’ex Segretario di Stato Clinton si dimostra più forte) e per i diritti civili dall’altro. “La sua posizione su aborto, matrimonio gay e molte altre cose di questo tipo è molto positiva e molto liberal – ha detto Huck Gutman, altro universitario del Vermon tra i più stretti amici di Sanders – ma non le vede come questioni centrali. Ciò che conta è: il popolo sta bene o un piccolo numero di persone lo sta fregando?”.

RealClearPolitics
Nel 2015 Sanders ha accresciuto molto la propria notorietà, riuscendo a imporsi come unico vero sfidante di Hilary Clinton. source: marijuanapolitics.com

Questo punto è a mio avviso fondamentale per cogliere il personaggio, capirne la forza e i punti deboli. In uno scenario internazionale in cui nessun partito o forza di sinistra mainstream mette seriamente in discussione il modello economico prevalente, l’approccio sui diritti civili rimane spesso l’unico terreno di scontro effettivo tra “progressisti” e “conservatori” (come dimostra l’attuale dibattito in Italia su coppie gay e adozioni). Sanders ha preso la via opposta. Creiamo un nuovo modello economico, facciamo in modo prima di tutto che la gente abbia di che vivere, abbattiamo la disuguaglianza, i diritti civili verranno da sé. Un approccio molto “marxista”, se vogliamo, ma che fino ad oggi non gli ha consentito di sfondare tra i gruppi etnici di minoranza come afroamericani o ispanici, che i sondaggi dicono più propensi a votare per Hilary Clinton.

Chi vota per Bernie Sanders?

A questo punto una domanda può sorgere spontanea: da dove sbucano gli elettori di Bernie Sanders? Le sue posizioni in tema di economia lo rendono naturalmente detestabile dalla destra e dai moderati (che certo non possono amare uno che si autodefinisce “socialista democratico”), mentre la sua apparente scarsa attenzione ai diritti civili gli aliena una buona fetta del classico elettorato “di sinistra”.

A questa domanda si può rispondere così: un’incredibile serie di combinazioni astrali ha reso la candidatura di Sanders competitiva, ha trasformato in punti di forza quelle che in altre occasioni sarebbero state evidenti debolezze. La sua scarsa attenzione per il look e il suo modo poco spettacolare di parlare lo fanno apparire autentico, e sono apprezzati da elettori stanchi di candidati costruiti da spin doctor e consulenti d’immagine. Il suo definirsi “socialista” (che un tempo sarebbe stato al pari di una bestemmia) è apprezzato da quella parte di elettorato stanca della forte disuguaglianza economica, accentuata dalla crisi. Un sondaggio del 2011 ha d’altronde evidenziato che tra gli elettori di meno di 30 anni, il 49% di loro ha una visione positiva del socialismo, più di quanti vedano bene il capitalismo (46%). Non è un caso, oggi, che Bernie Sanders vada fortissimo tra i giovani.

A posteriori, indizi su questo cambio di clima in seno alla sinistra statunitense non sono mancati negli ultimi anni. Nel 2011 nasceva Occupy Wall Street, nel 2014 migliaia di lavoratori dei fast food sono scesi in strada per chiedere un aumento del salario minimo a 10 dollari all’ora. Oggi un maggior controllo sulla finanza e un salario minimo da 15 dollari all’ora sono due punti del programma di Sanders. Inoltre, il senatore del Vermont ha incassato l’endorsment del Working Families Party, un’organizzazione politica molto radicata che si sta affermando in molte amministrazioni locali, con candidati propri o facendo pressione sui democratici per far spostare “a sinistra” il loro programma politico.

BS1dqCSCQAAAN1m
Proteste per l’aumento del salario minimo di lavoratori del McDonald’s.    source: businessinsider.com

Bernie Sanders attira insomma una buona parte degli scontenti da sinistra dell’amministrazione Obama. Nemmeno una delle più importanti conquiste dell’attuale presidente, l’Obamacare, sembra aver soddisfatto del tutto le attese. Sanders vorrebbe infatti una sanità gratuita e universale sul modello europeo, e per raggiungere questo obiettivo sarebbe pronto a smontare la riforma obamiana (mentre Clinton vorrebbe migliorarla). Questo proposito gli è costato molte critiche da analisti di sinistra come l’economista Paul Krugman, secondo il quale così si rischierebbe di buttare al vento quanto di buono faticosamente conquistato in questi anni. Alla base, però, questo atteggiamento non sembra dispiacere.

Non si tratta però solo di questioni ideologiche, di “scavalcare a sinistra” Clinton e Obama. Secondo molti analisti, è soprattutto la classe media a sentirsi abbandonata dopo 8 anni di amministrazione Obama. La stessa classe media che oggi vota per Sanders o per Donald Trump. Nonostante l’evidente distanza ideologica, i due vincitori nel New Hampshire hanno in comune il fatto di attirare gli “arrabbiati”. Secondo alcuni analisti, Sanders sarebbe addirittura la “seconda scelta” per una parte degli elettori di Trump, e viceversa.

Rivoluzione possibile?

Nonostante si stia presentando come un candidato puro e inflessibile sulle proprie convinzioni, chi conosce da vicino Bernie Sanders lo descrive come un uomo più pragmatico e disponibile al compromesso di quanto non voglia apparire.

Negli anni ’80 è stato eletto per 3 mandati sindaco di Burlington, una cittadina rurale del Vermont. In seguito diventerà senatore di quello stato (che tra parentesi confina con il New Hampshire), e con i voti e la fiducia dei cittadini del Vermont entrerà al Congresso negli anni ’90 per non uscirne più. Tanto la sua attività da sindaco quanto quella da parlamentare hanno messo in risalto il suo lato pratico.

È vero, stiamo pur sempre parlando di un uomo che ha votato molte volte contro la linea del proprio partito (in realtà Sanders non è iscritto in nessun partito, ma è stato eletto da indipendente nelle liste democratiche), ma anche di un uomo capace di lavorare gomito a gomito con il repubblicano John McCain per una legge sul trattamento sanitario ai veterani di guerra. Sarà lo stesso McCain a definire il suo rapporto con Sanders di quel periodo talvolta conflittuale sul piano delle idee, ma costruttivo.

John-McCain
Il senatore John McCain. Fu il candidato alla presidenza dei repubblicani nel 2008, quando venne sconfitto da Obama. source: globalresearch.ca

Né stiamo parlando di un uomo incapace di tatticismi o piccole astuzie politiche. A differenza di buona parte dei democratici, Sanders non appoggia con convinzione un maggior controllo sul possesso di armi da fuoco. Il fatto è che in uno stato rurale come il Vermont una posizione del genere potrebbe fargli perdere voti. In passato ha sostenuto questa sua posizione dicendo che c’è differenza tra chi vive in campagna e in città, dal momento che i primi hanno spesso bisogno delle armi per vivere, e nel 1998 ha votato contro una legge che avrebbe imposto un più stretto controllo sulla vendita di pistole e fucili. Il controllo sulle armi da fuoco è uno dei pochi campi su cui Clinton può attaccarlo da sinistra, per questo nel corso della campagna Sanders ha gradualmente cambiato la propria posizione.

In definitiva, Bernie Sanders è un candidato molto meno ingenuo di quanto possa sembrare, e anche molto più pragmatico. Uno spirito ben sintetizzato da uno dei tanti slogan della sua martellante campagna online: The Realistic Revolution. Certo, le primarie nei prossimi stati saranno per lui molto dure. I prossimi appuntamenti per i dem sono la South Carolina e il Nevada, due stati del sud dove finalmente saranno chiamate a votare in modo massiccio le minoranze etniche e dove la candidatura di Hilary Clinton sembra molto forte. Ma la larga vittoria in New Hampshire della scorsa notte è stata una notevole iniezione di entusiasmo e fiducia. E ha reso la rivoluzione di Bernie un po’ più possibile.

Annunci

Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

3 thoughts on “Bernie Sanders, il rivoluzionario possibile”

  1. Davvero molto interessante. Continuerò a seguirti, sperando in aggiornamenti sui futuri step delle primarie, che per me rappresentano sempre un qualcosa di affascinante e di molto democratico (indipendentemente dall’aspetto economico che c’è dietro alle Primarie americane).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...