Dovremmo stare sereni se vincesse Ted Cruz?

Cruz-Flag
source: theiowarepublican.com

Nel giorno delle primarie repubblicane in South Carolina e dei caucus democratici nel Nevada mi lancio in un pronostico: Hilary Clinton soffrirà più del previsto, ma alla fine vincerà la nomination. Nella giungla dei candidati repubblicani a spuntarla alla fine sarà invece Ted Cruz. Dico subito che i pronostici li sbaglio spesso, e potrei tranquillamente sbagliarmi anche questa volta. A mia difesa dico che non si tratta di un pronostico semplice: i candidati repubblicani sono tanti e la corsa è incerta. La candidatura di Cruz ha però dei punti di forza, e le sue primarie sono iniziate molto bene. Se fossi costretto a scommettere dei soldi, li scommetterei su di lui.

(La differenza tra primarie e caucus? L’ho spiegata brevemente qui)

Ted Cruz è un senatore texano e figlio di esuli cubani di 45 anni, è considerato il più conservatore tra i candidati un campo, un titolo non facile da conquistare vista la concorrenza, e fa di tutto per esserlo. Intervistato dal New Yorker prima che lanciasse ufficialmente la propria candidatura, aveva esposto una teoria su come vincere le elezioni: ogni volta che i repubblicani si sono presentati con un programma “moderato” hanno perso, mentre quando sono rimasti più fedeli ai principi conservatori hanno vinto. È esattamente la strategia che sta applicando ora da candidato, e fin qui gli è andata abbastanza bene. La corsa alla nomination è ancora lunghissima, ma i risultati ottenuti nell’Iowa e nel New Hampshire sono per lui più che incoraggianti. Entrambi gli stati, infatti, presentavano per lui delle insidie che ha saputo superare brillantemente:

  • L’Iowa è uno stato i cui elettori sono molto religiosi, e questo ha senz’altro aiutato Cruz (anti-abortista e figlio di un pastore evangelico) ad ottenere la vittoria nei caucus di questo stato, lo scorso 1 febbraio. L’Iowa è però anche il principale produttore del paese di etanolo, da cui si ricava il bioetanolo, considerato una fonte di energia semi-rinnovabile. Per questo motivo nel 2005 venne istituito il Renewable Fuel Standard, un programma governativo che obbliga a inserire una certa quota di bioetanolo nelle miscele a base di petrolio, in cambio di sussidi e sgravi fiscali. L’economia dell’Iowa ha ovviamente ottenuto molti vantaggi dal programma, per questo in genere i candidati per vincere in questo stato si presentano come sostenitori del programma, o comunque dell’uso dell’etanolo per produrre energia, nonostante negli anni siano emersi dei dubbi sugli effettivi benefici per l’ambiente derivati dall’uso di questa sostanza. Ebbene, Cruz è riuscito a vincere pur essendo uno strenuo oppositore del Renewable Fuel Standard, non per motivi ambientali, ma perché contrario a ogni tipo di intrusione del governo federale nell’andamento dell’economia di mercato. Un segnale della forza della sua candidatura.
  • Se il suo estremo liberismo economico poteva essere per lui un problema in Iowa è stato probabilmente invece il suo punto di forza in New Hampshire. In questo stato del nord-ovest gli elettori di entrambi gli schieramenti nutrono una naturale diffidenza nei confronti del governo di Washington, delle sue leggi e regole che puntano in qualche modo a modificare il loro stile di vita, oltre che la loro economia. Eppure, l’elettorato repubblicano in questo stato è tra i più laici del paese. Un problema per il religiosissimo Cruz, di cui si scrive che i suoi discorsi politici assomigliano quasi a dei sermoni. Più che l’Iowa, il New Hampshire era considerato per lui uno stato “problematico”. Per questo, il terzo posto conquistato alle spalle di Trump e Kasich è da considerare un risultato positivo.
Ted Cruz
Ted Cruz tra i sostenitori dopo la vittoria nell’Iowa. source: politics.heraldtribune.com

Iniziare bene nell’Iowa e in New Hampshire costituisce un ottimo trampolino di lancio anche per le elezioni negli stati successivi. A questo si aggiunga il momento di appannamento di Marco Rubio (candidato più moderato che si gioca la vittoria con Cruz e Trump), che dopo l’ottimo terzo posto nell’Iowa è arrivato solo quinto in New Hampshire, dicono a causa di una brutta prestazione durante un dibattito televisivo. Ted Cruz non è però diventato competitivo solo grazie alla sua buona partenza. Già lo scorso dicembre il Washington Post scriveva che era proprio lui il favorito, anche più di Donald Trump, che pure era e continua ad essere avanti nei sondaggi nazionali. Le sue prestazioni nei primi appuntamenti elettorali hanno dunque consolidato una candidatura già forte in partenza.

Secondo il Post, le sue posizioni ultra conservatrici lo rendono particolarmente attraente agli occhi di un elettorato che vedono il partito repubblicano troppo propenso al compromesso con la controparte democratica. Da tener conto sono poi i soldi, tanti, che ha saputo raccogliere durante la sua campagna. Solo Jeb Bush ne ha raccolti di più, senza per altro averne grande beneficio. La presenza ingombrante di Donald Trump lo rende inoltre molto più “presentabile”. Trump sarebbe oggettivamente la peggior scelta possibile, per tutta una serie di motivi che non sto neanche a spiegare. Ma anche molte posizioni di Ted Cruz lasciano perplessi.

Aprendo il sito internet della sua campagna elettorale http://www.tedcruz.org, l’immagine centrale centrale rappresenta lui che saluta una folla di ascoltatori, tutti bianchi e tutti a occhio piuttosto attempati. In evidenza anche l’invito per partecipare alla causa: “Unisciti al movimento dei conservatori coraggiosi”. Giusto per mettere subito le cose in chiaro. Dei 9 punti che si leggono aprendo la sezione “issues” il primo è “ripristinare la costituzione”, ma sarebbe più corretto si chiamasse “ripristinare quella che è l’idea di Ted Cruz della costituzione”. Da ottimo avvocato quale si dice sia, ha una conoscenza molto profonda del testo costituzionale, di cui dà un’interpretazione letterale. Anche troppo.

A suo avviso la Costituzione americana difende i cittadini dalle prepotenze del governo centrale. Storia antica, risalente ai tempi della stesura della Carta, negli anni immediatamente successivi alla conquista dell’indipendenza delle ex colonie britanniche. La distribuzione di poteri e funzioni tra gli stati e il governo federale fu sin da subito oggetto di aspra contesa. Col tempo, il governo centrale assunse sempre più poteri, attirandosi non poca ostilità da parte degli stati, in particolare quelli del sud. Si tratta di un argomento oggi francamente obsoleto, ma che a quanto pare fa ancora presa su una certa parte di elettorato, del tutto sfiduciata nei confronti di Washington.

A proposito di cose obsolete, sentite qua: “L’America venne fondata su un’idea rivoluzionaria. I nostri diritti non vengono dal governo. Vengono da Dio”. È il primo punto della sezione “libertà religiosa”, che costituisce una parte fondamentale del programma del senatore texano. Una frase che butta all’aria qualcosa come 300 anni di evoluzione politica del mondo occidentale. Inoltre, a voler essere puntigliosi, se è vero che gruppi religiosi anche radicali ebbero un ruolo importante nella nascita degli Stati Uniti, nemmeno si può ignorare il ruolo che giocò l’illuminismo, filosofia che pone al centro del discorso la razionalità umana dopo secoli di predominio del divino. Ma in fondo Cruz fa il politico, non lo storico, e per quanto la cosa possa sorprenderci e magari scandalizzarci discorsi come questo hanno ancora una certa presa, negli Stati Uniti del 2016. Ah, inutile dire che il candidato difende a spada tratta Kim Davis, l’impiegata del Kentucky che l’anno scorso non voleva ratificare l’unione di due omosessuali nonostante le leggi del suo stato prevedessero questo diritto.

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Kim Davis, innescò un caso politico rifiutandosi di ratificare il matrimonio di due omosessuali. Cruz la supporta. source: slate.com

Se le idee di Ted Cruz forse ci lasciano perplessi ma in fondo ci riguardano fino a un certo punto, a preoccuparci dovrebbero essere certe sue posizioni in politica estera. Come tutti i principali candidati repubblicani, uno dei suoi primi atti da presidente sarebbe stracciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Un accordo su cui anche l’Unione Europea ha messo la faccia, discutibile, ma che costituisce uno dei pochi punti fermi nella regione. Una brusca inversione a u nella politica statunitense in medio oriente in un contesto così delicato potrebbe avere ripercussioni pesanti. Anche perché nella visione di Cruz da quelle parti sono praticamente tutti nemici tranne Israele, ma pensare di mantenere l’ordine appoggiandosi solo su Gerusalemme è utopia. Altri punti del suo programma in politica estera sono l’interruzione di ogni riavvicinamento a Cuba (da figlio di profughi cubani è quasi costretto a pensarla così) e il rifiuto di ogni profugo sul territorio statunitense per scongiurare l’ingresso di terroristi. Niente di strano.

Insomma, nell’immaginario collettivo il grande spauracchio di queste elezioni è Donald Trump, ma anche il suo principale pretendente alla nomination, a guardarlo bene, proprio rassicurante non è.

Se un’eventuale vittoria di Ted Cruz ancora non vi preoccupa, guardate questo video. C’è di tutto: armi, bacon e armi avvolte dal bacon. Ciao!

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

6 thoughts on “Dovremmo stare sereni se vincesse Ted Cruz?”

  1. Mi spiace, ma il tuo pronostico non è andato a buon fine! Come mai, dal tuo punto di vista, ha vinto Trump?
    Interessante come sempre, soprattutto la parte in cui approfondisci la parte sulla costituzione.
    Avanti così!

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    1. Effettivamente devo ammettere che Cruz in South Carolina è andato male, avrebbe dovuto fare molto meglio del terzo posto risicato che ha fatto. Probabilmente adesso non rifarei lo stesso pronostico, anche se la corsa è ancora lunga. Sul fenomeno Trump non so darti una risposta oltre quella banale di una grande incazzatura generale che spinge gli elettori americani a votare chiunque non venga dalla politica, anche se onestamente fatico a comprendere come uno possa vedere un personaggio di quel tipo alla Casa Bianca. Ora come ora è oggettivamente lui il favorito, e il principale rivale forse è tornato a essere Marco Rubio, che potrebbe assorbire i voti del ritirato Jeb Bush (non molti, ma sempre qualcosa). Grazie ancora per i complimenti, mi fanno davvero molto piacere! Ciao e a presto!

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      1. Sono affascinato da certi aspetti della politica statunitense, sebbene non condivida molto l’aspetto economico-monetario che ci sta dietro. Per cui ti seguo volentieri e con interesse.
        Sui candidati: il fenomeno Trump è quello che si sta verificando per certi aspetti in Europa e anche in Italia. Il populismo sta tornando in auge, soprattutto quando si scopre che la politica non ha e non dà risposte concrete ai problemi della gente. Mi permetto di dire che se Trump fosse il candidato repubblicano, i Democrats avrebbero nuovamente i pronostici a favore. O sbaglio?

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  2. Ti capisco, anch’io ho iniziato piuttosto recentemente a interessarmi alla politica statunitense, che ha indubbiamente il suo fascino nonostante certi suoi aspetti per noi europei siano semplicemente inaccettabili (anche se in un certo senso ci stiamo avvicinando a quel modello). Se Trump vincesse a mio avviso i dem. avrebbero un chiaro vantaggio, solo però a patto che vinca HIlary Clinton. Se infatti Trump e Cruz sono troppo spostati “a destra” (diciamo così per capirci), Sanders lo è troppo a sinistra per un elettore moderato. A quel punto la gara si farebbe interessante e non si potrebbe escludere un candidato “centrista” indipendente (si è detto Bloomberg).

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