Le letture del mese scorso – febbraio 2016

Questa edizione delle “Letture del mese scorso” è leggermente diversa dalle altre. Per prima cosa (ve ne sarete accorti) per la bella illustrazione che apre questo post, realizzata dal mio amico designer Andrea Remondini, che ovviamente ringrazio. Ma qualcosa cambia anche nel modo di organizzare gli articoli raccolti. In particolare, per 2 dei temi dello scorso mese qui trattati ho scelto di raggruppare più di un articolo, per guardare la stessa storia da punti di vista diversi o per mettere a confronto 2 opinioni opposte. Come al solito si parla un po’ di tutto, di alcuni dei fatti più importanti dell’ultimo mese ma anche di cose semplicemente interessanti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti!
Detto questo, buon inizio mese e buona lettura!

  • La notizia dell’assassinio di Giulio Regeni ha iniziato a circolare intorno ai primi di febbraio, nonostante il delitto sia stato compiuto negli ultimi giorni del mese precedente. Oltre alla commozione per la morte del giovane ricercatore si è anche iniziato a riflettere sulla natura del regime di al-Sisi. Di seguito due riflessioni sulla situazione egiziana pubblicate su Repubblica e Alegre, e un’analisi dei rapporti economici-commerciali che legano il nostro paese all’Egitto, rendendolo un patner troppo prezioso per poterne fare a meno, pubblicata su Pagina99. Al tempo stesso, però, anche l’Egitto non può fare a meno di noi, e proprio nei rapporti economici tra i 2 paesi sta la chiave per pretendere la verità sulla morte del ricercatore.

Repubblica – Un paese nella violenza

Alegre – Cose che non possiamo più ignorare dopo la morte di Giulio Regeni

Pagina 99 – Che carte ha l’Italia per far luce sulla fine di Giulio Regeni

  • In un momento in cui si fa sempre più concreta l’ipotesi di un intervento militare in Libia a guida italiana, è interessante leggere questa breve rassegna dei crimini dell’Italia in Libia in epoca fascista e prefascista. Citando testimonianze di storici e di organi di stampa dell’epoca, questo articolo scritto da Mattia Salvia e pubblicato su Vice smentisce il mito del colonialismo “umano” degli italiani in Africa.

Vice – I crimini dimenticati del colonialismo italiano in Libia

  • Il Post ha tradotto in italiano un articolo pubblicato sul Washington Post in cui Kathy Kiely spiega il motivo che l’ha spinta a dimettersi da direttrice di Bloomberg Politics: l’impossibilità di parlare del proprio datore di lavoro. Partendo dalla propria esperienza personale, l’autrice si fa una domanda: i giornalisti possono ancora mantenere la propria indipendenza oggi che i mezzi d’informazione sono concentrati in imperi mediatici con editori sempre più ricchi e potenti?

Il Post – Il buon giornalismo può resistere ai facoltosi imprenditori che lo mantengono?

  • Un bel ritratto di Pierluigi Battista, pubblicato sulla Rivista Studio. L’editorialista del Corriere ha scritto recentemente un libro intitolato “Mio padre era fascista”, in cui rivede con occhio critico il suo ribellismo giovanile nei confronti del padre. L’autore dell’articolo collega questo suo “pentimento” con il rivendicato “terzismo” del giornalista, che lo spinge a criticare tanto la destra nostalgica quanto (e forse di più) la sinistra che si pretende moralmente e culturalmente superiore. Al di là del merito della posizione di Battista, lettura a mio avviso interessante per vedere come fascismo e antifascismo ancora influenzino il dibattito pubblico italiano, anche i suoi protagonisti più insospettabili.

Studio – Contro il “giusto”

  • Il parlamento francese ha approvato una legge che consente di privare della nazionalità chi è accusato di terrorismo. Era una delle misure annunciate da Hollande subito dopo gli attentati di Parigi dello scorso novembre. Una spiegazione di cosa comporta questa storica riforma su Internazionale.

Internazionale – Cosa prevede la riforma sulla revoca della nazionalità in Francia

  • Quando lo scorso 17 febbraio Apple negò all’Fbi l’assistenza tecnica per “scardinare” l’iPhone dell’autore della strage di San Beranardino dello scorso dicembre (nonostante l’esplicita richiesta di un tribunale), criticai il comportamento dell’azienda sul mio profilo Facebook. Poi, approfondendo la notizia nei giorni successivi, ho capito che la questione è un po’ più complicata di quello che sembra. Chiariamoci, parliamo sempre di un’azienda privata che si prende la libertà di decidere i confini tra privacy e sicurezza, ma la richiesta del tribunale potrebbe effettivamente generare un precedente inquietante. Insomma, è un bel dilemma, di cui non pretendo di avere la soluzione. Per questo propongo la lettura di 2 opinioni contrastanti, quella di Beppe Severgnini sul Corriere (che dà ragione al tribunale) e quella di Fabio Chiusi su Valigia Blu (che dà ragione a Apple).

Corriere Della Sera – Prima i clienti poi i cittadini, la scelta sbagliata di Apple

Valigia Blu – FBI-Apple: la battaglia sulla criptografia. E perché Apple ha ragione

  • Oggi è il Super Tuesday delle primarie statunitensi, e se Donald Trump vincesse diventerebbe quasi sicuramente il candidato dei repubblicani per la presidenza. In pochi se lo sarebbero immaginato solo pochi mesi fa. Trump è spesso descritto come un outsider venuto dallo spazio che sta scalando il partito nell’incredulità generale. In questa lettura che ne dà Robert Kagan sul Washington Post, il fenomeno Trump è invece solo la naturale conseguenza di quel mix di populismo, complottismo e paranoia in cui il partito repubblicano è scivolato negli ultimi anni. Un cambio di prospettiva interessante.

The Washington Post – Trump is the GOP’s Frankenstein monster. Now he’s strong enough to destroy the party.

  • Cosa succede se al referendum del 23 giugno la Gran Bretagna vota per uscire dall’Unione Europea? Provano a spiegarlo Richard Milne e Peter Spiegel sul Financial Times.

Financial Times – Brexit: Fraying union

Articoli o storie da consigliare? Segnalameli nei commenti.
Ti aspetto!

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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