Immagini dalla Parigi in stato d’emergenza

Appeso al portone d’ingresso dello studentato di Parigi in cui ho dormito per due notti c’era un cartello con scritto “Allerta attentato”. Cartelli come quello sono appesi sulle porte di ogni luogo pubblico della capitale francese: musei, librerie, università, scuole, eccetera. Insieme al cartello che segnala l’allerta ce n’è spesso un altro che spiega che, a causa dell’allerta, è possibile che per entrare nel luogo in questione ci si debba sottoporre a perquisizione. Oltre che possibile, è anche molto probabile. Si è liberi di rifiutare, ma – spiega il cartello – in questo caso l’accesso potrebbe essere impedito.

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Il cartello che segnala l’allerta attentato
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Il cartello insieme alla relativa spiegazione

Lo stato d’emergenza proclamato dal presidente Hollande subito dopo gli attentati dello scorso novembre è entrato nella quotidianità degli abitanti di Parigi. Militari in tuta mimetica girano per le strade armati di mitra, e lo stesso vale per i poliziotti. Le linee della metro vengono continuamente rallentate a causa di “bagagli sospetti”. L'”état d’urgence” è entrato in vigore lo scorso 26 novembre, e sarebbe dovuto durare tre mesi. A gennaio il Parlamento francese ha votato per la proroga di altri 3 mesi. In questo momento, la fine dello stato d’emergenza è prevista per il 25 maggio 2016.

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Un monitor nella metro avvisa che il traffico è rallentato a causa di un “bagaglio sospetto”. Succede spesso.
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Coda per la perquisizione davanti all’Università Sorbona

La mia sensazione assolutamente da turista è che, in linea di massima, le persone accettino qualche controllo in più in nome della sicurezza. Tuttavia, lo scorso 12 marzo una manifestazione contro lo stato d’urgenza ha portato nelle vie di Parigi 150 organizzazioni, per un numero di manifestanti compreso tra i 1100 e i 1300 (fonte francais.rt.com).

Alcune immagini della manifestazione:

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Intorno alla questione centrale dello stato d’emergenza, la manifestazione ha raccolto anche movimenti per la pace, per i diritti dei migranti e contro la legge sul lavoro (una specie di jobs act da quello che ho capito), attualmente al centro di furiose trattative tra governo e sindacati. La Francia sta insomma attraversando un momento piuttosto effervescente dal punto di vista politico.

Un piccolo estratto della manifestazione:

Oltre ai disagi provocati dai continui controlli, ci sono motivi più profondi per manifestare contro lo stato d’emergenza. Le misure concesse da questa situazione straordinaria indeboliscono o addirittura sospendono alcune delle libertà previste dallo stato di diritto. I prefetti sono investiti di poteri speciali quali dichiarare il coprifuoco, impedire qualsiasi tipo di manifestazione pubblica, interrompere la libera circolazione delle persone e chiudere qualsiasi tipo di locale pubblico. La paura è che prolungare per troppo tempo questo tipo di misure possa alterare il Dna democratico dello stato francese.

Il dibattito sulla sicurezza, e fino a che punto gli Stati possano e debbano spingersi per garantirla, ha investito in modo drammatico l’occidente dopo l’11 settembre. La questione tocca diversi aspetti, quali la privacy (come ci insegna il recente caso Fbi-Apple) o i diritti civili, come vediamo dalle manifestazioni di Parigi. Si tratta forse della questione più spinosa del nostro tempo, e una risposta facile non c’è.

Per chiudere, vi lascio con un po’ di immagini di Parigi, che al di là di tutto resta una città splendida. Au revoir!

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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