Roma e la rottamazione del centrodestra

Gli amanti della rissa politica, guardando a Milano, si saranno preoccupati. In primavera si vota, e i candidati sono due ragionieri che di passione politica ne trasmettono proprio pochina. Giuseppe Sala e Stefano Parisi. Competenti, dicono. Educati. Moderati. Tanto moderati che quasi si confondono, che quasi potresti invertirli. Tutto incredibilmente ovattato e pulito, tutto incredibilmente noioso.

Meno male che c’è Roma.

FDI-Meloni-720x340
source: fratelliditaliareggioemilia.org

Tutto quello che non è a Milano, c’è nella capitale. Undici o forse più candidati, intrighi, tradimenti, clamorose inversioni a u. Un ex Sindaco con il dente avvelenato che pubblica un libro in cui promette di fare “nomi e cognomi” del sistema che l’avrebbe fatto fuori, al momento accolto con un’alzata di spalle. C’è tutto quello che occorre per una trama avvincente. Davvero difficile prevedere chi vincerà. I salotti milanesi sono lontanissimi, qui volano botte da orbi.

Dal punto di vista della trama, l’intreccio più appassionante è quello in scena nel centrodestra. Giorgia Meloni era già da un po’ indicata come possibile candidato al Campidoglio. Durante il Family Day, tuttavia, annuncia di essere incinta, e sostiene di non poter per questo aspirare a una carica tanto gravosa come quella di Sindaco della capitale. Passa un po’ di tempo, e Forza Italia candida Guido Bertolaso, con il placet di Salvini e Meloni. Poi però qualcosa si rompe. A Salvini Bertolaso non va più bene, e organizza le gazebarie. Lo scorso 28 febbraio gli elettori romani di centrodestra sono chiamati a scegliere tra una rosa di nomi, che include anche Irene Pivetti (per dire). Alla fine il più votato risulta essere Alfio Marchini, un candidato indipendente che però Meloni ha sempre detto di non voler eleggere. Troppo moderato. Insomma, al termine delle gazebarie, Salvini di fatto ammette di capirne meno di prima, sostiene che c’è stato un quasi-pareggio e che l’indicazione arrivata non è chiara. A monte. Il partito di Giorgia Meloni Fratelli D’Italia in questo frangente è ancora pro-Bertolaso, e anzi qualcuno persino rimprovera la Lega per lo strappo.

Nel giro di due settimane, però, la tela è destinata a sfaldarsi ulteriormente. Il 16 marzo Meloni annuncia ufficialmente la propria candidatura, nell’aria già da qualche giorno. Berlusconi e Bertolaso provano a dirle che una futura neo mamma non può fare il Sindaco di Roma (la stessa cosa che aveva detto lei al Family Day, ricordate?), lei la prende male e risponde che sono dei maschilisti. Matteo Salvini non ci pensa due volte, e dichiara che le sue liste la sosterranno. Nei 10 giorni successivi, Meloni e Bertolaso non perderanno occasione per invitarsi a vicenda a “ripensarci” e convergere verso una candidatura unica. Ciascuno dei due vede sé stesso come candidato ideale, naturalmente.

Ed eccoci arrivati all’oggi, con qualcosa come 6-7 candidati tra destra estrema e moderata. Oltre ai già citati Meloni e Bertolaso, abbiamo l’eterno Francesco Storace (La Destra), Alfio Marchini, forse il Sindaco di Verona (?!) Flavio Tosi, e i leader di Casapound e Forza Nuova. Tutti.

Mancano solo loro…

Ora, la successione degli eventi è troppo illogica per non capire che c’è qualcosa che va oltre la città di Roma. Salvini e Meloni giurano che la leadership nazionale non c’entra nulla, ma è francamente difficile crederlo. Chi ha tutto da perdere in questa partita è Silvio Berlusconi. La stella del leader è appannata ormai da tempo, e i giovani e rampanti alleati hanno capito che potrebbe essere arrivato il momento della spallata definitiva. Quella di Giorgia Meloni è una candidatura forte. Il suo partito è storicamente ben radicato sul territorio romano, e lei è ormai un personaggio conosciuto e di primo piano nello scacchiere politico. Berlusconi non è più invece forte come un tempo, non può più permettersi di trattare con disprezzo gli alleati. Giorgia Meloni, insomma, non sarà un’altra Fini.

Se prendesse meno voti di Bertolaso, ma gli impedisse di arrivare al ballottaggio, lei non vincerebbe, ma Berlusconi perderebbe. Se dovesse prendere più voti di Bertolaso, Berlusconi sarebbe pressoché finito. Se in qualche modo Meloni dovesse arrivare al ballottaggio, non ne parliamo. Insomma, comunque vada sembra che a perdere sarà Berlusconi. L’unica chance per l’ex cavaliere è che Bertolaso arrivi al ballottaggio. Questo rimetterebbe in riga i ribelli Salvini e Meloni, e vorrebbe dire che a comandare da quelle parti è ancora lui. Improbabile.

Quello che sta andando in scena è, a ben guardare, una resa dei conti generazionale. Non è un caso che i vecchi leghisti Maroni e Bossi scuotano la testa e dicano che se fossero romani voterebbero Bertolaso, sconfessando così la linea del loro segretario. I quarantenni Salvini e Meloni non vogliono usare il termine “rottamazione” (troppo renziano), ma sta di fatto avvenendo qualcosa del genere.

Annunci

Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...