Cronaca di un voto poco convinto

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Cosa mi è piaciuto del referendum sulle trivelle di ieri? Quasi nulla, a dire il vero.

  • Prima non mi è piaciuta la campagna elettorale in gran parte slegata al vero contenuto del referendum, non mi è piaciuto l’appello all’astensione da parte di importanti cariche dello stato (è legittimo, lo so, ma è quantomeno poco elegante), non mi è piaciuto il processo referendario in sé, con un pugno di regioni (non una petizione popolare) che ha provato a spacciare per una battaglia ambientalista un quesito tutto sommato piuttosto limitato e tecnico, portato avanti per una pura battaglia d’interesse (tornare al punto uno).
  • Dopo non mi è piaciuto il clima da stadio che si è creato, gli sfottò dei vincitori ai vinti (prima o poi scriverò qualcosa sulla pessima piega che ha preso la comunicazione sui social dei membri del Pd…#ciaone), le analisi su chi ha vinto e chi ha perso, con la grande questione delle trivelle sparita dai radar già mezz’ora dopo la chiusura dei seggi.
  • In generale, ho avuto e continuo ad avere fortissimi dubbi sull’opportunità di sottoporre a referendum un quesito del genere. Non abbiamo un Parlamento eletto e sovrano che dovrebbe fare questo genere di cose? Non passa anche da qui la “perdita di dignità del Parlamento” di cui piagnucolano anche tanti convinti promotori del referendum?

Insomma, con questi e altri pensieri nella testa, ieri mattina mi sono svegliato quasi convinto che non sarei andato a votare.

Ieri pomeriggio, intorno alle 16, sono andato a votare.

L’ho fatto di corsa, come temendo che avrei potuto cambiare idea. Una volta uscito di casa, mi sono sentito come chi si è arrampicato su uno scoglio per tuffarsi in mare, ha una fifa becca di buttarsi ma ormai deve farlo. Sono sotto la pioggia e ho la tessera elettorale in mano, ormai non si torna indietro.

E così ho votato. Cosa, penso faccia poca differenza, visto che alla fine la vera battaglia è stata tra chi ha votato e chi ha scelto di astenersi (davvero, hanno tutta la mia comprensione).

Sarà stato il richiamo dell’urna, la smania di riempire di timbri la mia tessera o il desiderio inconscio di rubarmi la matita del seggio, come suggerisce Giorgio Gaber. Tant’è, ho votato. E se sono riuscito a farlo ieri, penso riuscirò a farlo sempre. In fondo, basta tapparsi il naso, come diceva qualcuno.

Ma mai dire mai.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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