L’arte di perdere

Bernie Sanders ha perso le primarie del Partito Democratico, ma ancora non lo vuole ammettere. Già prima del voto del voto di martedì in California, New Jersey, New Mexico, North Dakota, Montana e South Dakota, secondo un calcolo dell’Associated Press, Hillary Clinton aveva raggiunto la maggioranza assoluta dei delegati alla convention di partito.

Le larghe vittorie dell’ex first lady e Segretario di Stato in California e New Jersey (gli stati più pesanti di questa tornata) hanno poi confermato l’esito della battaglia: Hillary Clinton è la prima donna candidata alla presidenza in uno dei due principali partiti nella storia degli Stati Uniti.

Clinton ha preso complessivamente più voti popolari di Sanders (15 milioni contro 11,8), e ha dalla sua 571 dei 712 voti dei cosiddetti “superdelegati”.

A questo punto, saggezza suggerirebbe al candidato evidentemente sconfitto di ritirarsi con onore, riconoscere la vittoria della rivale e mettersi al lavoro per sconfiggere insieme i nemici veri (i repubblicani), senza per questo rinunciare a far valere le proprie posizioni all’interno del partito.

Ma niente di tutto ciò è per ora accaduto.

Nel suo discorso post-sconfitta in California, il senatore del Vermont ha anzi dichiarato che “la battaglia continuerà” fino alla convention, e che si sta preparando per le primarie di martedì prossimo a Washington DC (che tra l’altro valgono appena 46 delegati). Sanders ha promesso che continuerà a lottare in nome della giustizia “economica, sociale, razziale ed ambientale”.

Ad ascoltare bene il suo discorso, in realtà, alcuni segnali di apertura si possono intravedere. Innanzitutto, nella promessa che “non permetteremo a Donald Trump di diventare presidente”, poi nella dichiarata volontà di lavorare insieme al presidente Obama per “costruire un futuro migliore per il paese”. Dichiarazioni che fanno intendere che, prima o poi, l’appoggio di Sanders al Partito Democratico e quindi a Hillary Clinton arriverà.

Il rischio, secondo molti, è che quando il suo fondamentale sostegno arriverà potrebbe essere troppo tardi. In altre parole, il suo atteggiamento rischierebbe di favorire più o meno direttamente proprio il tanto temuto Donald Trump.

Ogni giorno che passa, è infatti un giorno in meno per convincere un elettore di Sanders a votare per Clinton. Cosa che non sempre accadrà automaticamente.

In questo discorso non ve n’è traccia, ma nelle ultime settimane il senatore ha spesso insistito sull’iniquità del sistema delle primarie in sé, diffondendo in qualche modo l’idea che la vittoria della rivale sia “illegittima”. Una vulgata che ha esasperato gli animi della parte più “incazzata” dell’elettorato di Sanders, rendendo più difficile arruolare questi elettori alla causa di Clinton.

È proprio così sicuro, il senatore Sanders, di riuscire da un giorno all’altro a convincere i suoi a votare per il “meno peggio” dei candidati rimasti in campo? Lui evidentemente crede di si, ma il Partito Democratico sta seriamente iniziando a dubitarne. Domani Barack Obama telefonerà al candidato “ribelle”, e molto probabilmente gli chiederà di scendere a più miti consigli.

La mia personalissima impressione è che Sanders si ritirerà dopo le primarie di Washington Dc. In questo modo, potrà dimostrare di aver combattuto fino alla fine, e al tempo stesso passare dalla parte “giusta” con ragionevole anticipo sulla convention.

A quel punto si potrà parlare di una “bella sconfitta”? La campagna del senatore del Vermont è nata come una battaglia “sui contenuti”, e non sugli attacchi personali. Prima dell’inizio delle primarie, Sanders dette prova di grande sportività, rifiutandosi di attaccare Clinton sullo scandalo delle email, proponendosi come rivoluzionario anche nel modo di fare politica. Il suo atteggiamento positivo gli era valso la simpatia e la stima anche di molte persone lontane dalle sue posizioni.

Col passare delle settimane, tutti gli osservatori hanno notato un deciso inasprimento dei toni della sua campagna. Le già citate accuse al sistema delle primarie e gli attacchi personali a Clinton (definita “non qualificata” per fare il presidente, dichiarazione poi ritirata) lasciano un retrogusto amaro alla fine dell’avventura “presidenziale” di Bernie Sanders. Un’avventura che, al di là di quello che si pensi, è stata comunque strepitosa.

E voi, come giudicate la scelta del senatore del Vermont di continuare a combattere nonostante la sconfitta? Rispondete al nostro sondaggio su twitter, o dite la vostra nei commenti.

Foto di huffingtonpost.com

Annunci

Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...