Il Senato statunitense boccia 4 proposte sul controllo delle armi

Negli Stati Uniti, pare proprio sia impossibile introdurre una legge per controllare la vendita di armi da fuoco. L’ennesimo, deprimente teatrino è andato in scena oggi (martedì 21 giugno) quando il Senato ha respinto 4 proposte sul tema. Due proposte erano repubblicane e due democratiche, e i due principali partiti del sistema Usa non hanno trovato di meglio che respingere le proposte della controparte. Per i repubblicani le proposte dem erano troppo restrittive, per i democratici quelle del Grand Old Party erano troppo blande. E così non se n’è fatto nulla, tra lo sgomento (probabile) dei parenti delle vittime di Orlando presenti in aula e il godimento (certo) della solita National Rifle Association, la potente lobby delle armi che controlla mezzo Congresso e che ancora poco prima del voto sbraitava a difesa del sacro secondo emendamento, quello che secondo loro autorizza i cittadini statunitensi a girare con la pistola in tasca (anche se non è proprio così).

Non è certo la prima volta che il Congresso dà una così pessima immagine di sé. Durante l’amministrazione Obama, il Partito Repubblicano si è spostato su posizioni sempre più “estreme”, e ha lavorato esplicitamente solo per fare ostruzionismo a ogni proposta proveniente dalla Casa Bianca. La loro azione è diventata particolarmente efficace dopo le elezioni di metà mandato del 2014, quando hanno conquistato entrambi i rami del Congresso e reso Obama quella che si definisce un’”anatra zoppa”, ovvero un presidente con tutto il Congresso contro, e quindi molto limitato nella sua azione. Molti osservatori ritengono che le riforme di Obama avrebbero avuto ben altro impatto, se non fosse stato per senatori come l’ex candidato alle primarie repubblicane Ted Cruz, capace di parlare per 21 ore e 19 minuti pur di bloccare l’ObamaCare, la riforma sanitaria fortemente voluta dall’attuale presidente.

Qualcosa di simile, anche se meno marcata, è accaduta al Partito Democratico. Entrambi gli schieramenti si sono riempiti di “estremisti” molto amati nei loro Stati (i senatori vengono eletti su base statale) ma poco inclini al compromesso. Virtù poco eroica ma necessaria in un contesto come quello di Washington, soprattutto quando la Casa Bianca e il Congresso stanno su fronti opposti. Pena, la paralisi del processo legislativo. Ed è quello che è successo oggi, per l’ennesima volta. Alcune proposte prevedevano il divieto di vendita di armi a soggetti presenti sulla lista dei sospetti terroristi dell’Fbi (una misura caldeggiata persino da Donald Trump) o, più modestamente, tempi più lunghi per l’acquisto da parte di sospetti terroristi. Nulla di tutto questo accadrà, e a breve, come sempre, si smetterà di parlarne. Fino alla prossima strage.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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