Cambiamento

Cambiamento. Tutti vogliamo il cambiamento, i tempi che viviamo sono pieni di cambiamento, ne sono inzuppati. Ce n’è per tutti i gusti. Matteo Renzi ha cambiato il Pd e la sinistra italiana, Matteo Salvini ha cambiato la Lega Nord, il Movimento Cinque Stelle ha cambiato l’intero scenario politico. Tutti vogliamo il cambiamento, e tutto cambia velocemente. Tutti contenti allora? Non sembrerebbe, almeno a giudicare da quanti, di fronte a tutto sto po’ po’ di cambiamento, scelgono di non esprimersi. A Napoli, al secondo turno, ha votato il 35% degli aventi diritto. Ma Napoli è solo l’esasperazione di un problema che ormai da tempo affligge tutta la penisola.

Gli altri, quelli che ancora si esprimono, si muovono, schizofrenici almeno tanto quanto coloro che chiedono il voto. Cambiano. Oggi votano Renzi, domani Salvini, dopodomani il M5s. Ricordate le europee del 2014, no? Tutti incantati dal Pd 2.0 dell’ex sindaco di Firenze, da poco salito al Governo con una mossa degna del miglior Frank Underwood. L’era renziana si apriva, già si pregustava un nuovo ventennio. Poi, un anno dopo, quando il leghista Zaia polverizzava in Veneto la renzianissima Moretti e il forzista Toti conquistava la Liguria con la Lega Nord come azionista di maggioranza, ci siamo trovati a chiederci se anche il nostro paese si sarebbe trovato nell’onda lunga del revival nazional-lepenista internazionale. Oggi ci svegliamo tutti grillini, pardon, pentastellati.

“Grillini” è un termine che ormai andrebbe proprio dimenticato. Quello che dobbiamo segnarci è che, ad oggi, meno Grillo parla meglio è per loro. Schiere di “portavoce illustri” sono ormai abbastanza noti per splendere di luce propria, e con il loro moderatismo acchiappano molti più consensi dei deliranti comizi da avanspettacolo del Grillo di 2 anni fa (disse di essere “oltre Hitler” e minacciò di vivisezionare il cagnolino di Berlusconi, cosa che nel nostro paese spaventa molto di più che dire cose ignobili sui migranti). C’è Luigi di Maio che studia da premier, c’è Di Battista presenza fissa a Otto e Mezzo e in altri talk show serali, a mostrare al paese il volto ragionevole dei “ragazzi meravigliosi” ormai diventati adulti (non lo vedremo più in performance come questa, peccato).

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source: forexinfo.it

Che dire allora di quest’epoca di cambiamento rampante?

Ieri, con singolare sincronismo, sono insorti quelli che il cambiamento l’hanno subito. Umberto Bossi ha accusato Salvini di essere responsabile della recente sconfitta elettorale (risposta: massimo rispetto, ma non rimpiango la Lega al 3%), mentre Massimo D’Alema sul Corriere e Romano Prodi su Repubblica hanno tirato le orecchie a Renzi (nessuna risposta, almeno al momento). Probabilmente non aspettavano altro.

I due mattei, leader che su Facebook sembrano imbattibili, si scoprono improvvisamente fragili nel “mondo reale”. Troppo di nicchia uno (Salvini), meno trasversale di quello che pensava l’altro (Renzi). Altro che “Partito della Nazione”! Se il Pd renziano sembra sempre disponibile ad avviarsi nei terreni scivolosi del “nemico” in nome del decisionismo, l’elettorato non sembra seguirlo. E così, oggi, la sensazione è che, dopo la fiammata delle europee del 2014, a votare il PdR (Partito di Renzi) si ritroveranno quelli che votavano il partito del vecchio, grigio, stanco e fuori moda Bersani.

Perché (sorpresa!) un elettore di centrodestra non ci pensa neanche a votare per il Pd. Nemmeno se c’è Renzi. Piuttosto vota il Movimento Cinque Stelle, che nel frattempo a imparato a parlare a quel mondo. Ed è diventato una macchina da ballottaggio micidiale, essendo spesso la “seconda scelta” sia degli elettori di centrosinistra, sia soprattutto di quelli di centrodestra. Soprattutto, direi, di quelli di centrodestra. Almeno in questo momento storico, con il Pd al governo a rappresentare il “nemico da abbattere”.

Questo è il quadro di oggi, giovedì 23 giugno 2016, giorno che verrà ricordato per il voto sulla Brexit nel Regno Unito. Vorranno mica cambiare anche lì?

Ci risentiamo al prossimo, clamoroso, cambiamento.

Immagine in evidenza dal sito Fanpage.it

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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