Brexit e giornali del giorno dopo

Se ancora non sono chiari (almeno non a me) gli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, un’altra cosa è invece piuttosto evidente: i giornali cartacei non sono più lo strumento migliore per raccontare eventi live. Forse a dire il vero non lo sono mai stati, ma l’abbondanza di alternative odierna rende rende la cara e vecchia carta evidentemente obsoleta. Con risultati talvolta grotteschi.

Chiedere per informazioni alla povera Gazzetta del Mezzogiorno, che, nell’edizione dello scorso 24 giugno, andava in edicola con la prima pagina che vediamo in apertura del post.

Cos’è successo?

È successo che, con ogni probabilità, i redattori del giornale si sono fidati dei primi sondaggi circolati la sera precedente, che davano il “remain” in vantaggio sul “leave”, e hanno deciso di basarsi su di essi per realizzare la propria copertina. Grave errore, evidentemente.

Senza arrivare a tali livelli, un po’ tutti i quotidiani si sono trovati nella scomoda situazione di dover raccontare qualcosa che ancora stava succedendo nel momento in cui sono andati in stampa. Questa, per esempio, la prima pagina del Corriere della Sera.

<> on June 24, 2016 in UNSPECIFIED, Unspecified.

Il quotidiano milanese è stato un po’ più cauto della “Gazzetta”, e si è premurato di indicare che il “si all’Europa” vinceva solo nei sondaggi. Però. Pensate a come siamo abituati oggi a ricevere le notizie che più ci interessano. Anche un fedele lettore di quotidiani (bestie rare ormai) prima di arrivare di fronte al proprio edicolante di fiducia ha già probabilmente acceso lo smartphone, e magari anche il televisore. Inevitabilmente, un titolo del genere non può che sembrargli vecchio.

Ha davvero senso riportare i risultati dei primi sondaggi quando tutti conoscono la fine della storia? Farebbero meglio a chiederselo i quotidiani che ancora si ostinano a uscire su carta. Farebbero meglio, soprattutto, a pensare a modi migliori di integrare il cartaceo e l’online. Il rischio, altrimenti, è che sempre più lettori inizino a chiedersi che senso abbia comprare il giornale quando sul web, per lo più gratuitamente, ci sono già tutte le notizie aggiornate.

Se abbia ancora senso l’esistenza dei giornali di carta è un po’ la domanda da un milione di dollari di tutti gli addetti ai lavori. Casi come questo non possono che rinnovare l’interrogativo. Eppure, la Brexit non sarà un caso isolato. A novembre, per esempio, si voterà per il nuovo presidente degli Stati Uniti, paese che rispetto all’Italia ha il fuso orario indietro di sei ore. In generale, ogni volta che succederà qualcosa di importante nel mondo (ma anche in Italia) proprio durante le ore in cui i giornali di solito vanno in stampa, i quotidiani usciranno con notizie incomplete. È il caso di pensarci su.

P.s: si, è paradossale che scriva un pezzo online sulla mancanza di tempismo dei quotidiani cartacei a cinque giorni dal fatto di cui parlo. È che in questi giorni sono stato all’estero, per lo più senza tempo e wifi, ma tenevo comunque a scrivere questo pezzo. Sappiate apprezzare l’ironia.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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