La lobby dei vocabolari

Lobby = demonio.

A furia di sentircelo ripetere, giorno dopo giorno, ora dopo ora, abbiamo finito per crederci. Le lobby sono il Male, e chiunque abbia a che fare con loro è un delinquente. Nasce così, da un malinteso linguistico, il primo vero scivolone mediatico di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera da poco trentenne, volto istituzionale del Movimento Cinque Stelle e da molti ipotizzato futuro candidato alla Presidenza del Consiglio.

Che è successo?

È successo che due giorni fa il Corriere della Sera riportava di un incontro tra Di Maio e diversi rappresentanti di lobby e multinazionali, a Palazzo Firenze, Roma. È successo insomma che Di Maio ha fatto quello che fa un politico normale: farsi conoscere, esporre idee e propositi, creare reti di relazioni. Niente di strano, ma la cosa non piace ai più intransigenti dei commentatori di Facebook, addestrati negli anni a slogan tipo “fuori le lobby dal Parlamento” o “Renzie cattivo, governa con le lobby!!!1111!!!”.

A quel punto il vicepresidente della Camera prova a spiegarsi, e peggiora notevolmente la situazione: “Io non ce l’ho con le lobbies – scrive su Facebook – Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti”.

La “lobby dei malati di cancro” piace ancora meno dell’incontro di Palazzo Firenze, e da pochi irriducibili i contestatori di Di Maio diventano parecchi: “vergognati di esistere, cane rognoso” scrive L, “stai davvero mettendo sullo stesso piano i malati di cancro e i petrolieri?” si chiede attonito G, “il senso della vergogna riesci ancora a trovarlo?” rincara la dose A. Alla protesta si accodano i mastini virtuali del Pd, increduli di trovarsi per una volta dalla parte degli accusatori, che iniziano a lanciare hashtag come #schifo e #vergogna (ancora una volta esempio non lucidissimo di comunicazione online, ma non divaghiamo).

Due esempi:

Fa un po’ effetto sentire accostati i termini “lobby” e “malati di cancro”, vero? Il primo impatto, ammetto, non è dei migliori. Cancelliamo però per il momento questa parte di frase, e vediamo come suonano le parole del vicepresidente della Camera:

Io non ce l’ho con le lobbies. Esiste la lobby dei petrolieri, quella degli ambientalisti e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti

Molto meglio, no? Non ne faccio solo una questione di stile, ma di sostanza. In 3 righe si fa finalmente chiarezza su una parola il cui significato, come quello di tanti altri, è stato completamente stravolto dal glossario politico quotidiano degli ultimi anni. La cosa paradossale, semmai, è che a compiere questo gesto di giustizia verbale sia stato uno dei leader della parte politica che forse più di tutte ha contribuito a creare il clima d’opinione demonizzante intorno al termine in questione.

Ma di cosa parliamo quando parliamo di lobby? Come altre volte su queste pagine, mi faccio aiutare dalla Treccani:

Termine usato negli Stati Uniti d’America, e poi diffuso anche altrove, per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi: le lobby degli ordini professionali, del petrolio.

Non si parla di forze oscure o di interessi criminali, ma di cittadini organizzati che provano a influenzare i decisori politici, spesso sulla base di una forte competenza in un determinato settore. Poi, intendiamoci, forze e interessi negativi esistono e provano a influenzare i politici in modi anche illeciti o moralmente discutibili. Ma il problema, semmai, non sono le lobby in sé, quanto (cito) “la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti”.

La definizione di lobby del vicepresidente Di Maio, Treccani alla mano, è dunque corretta (a parte che si scrive le lobby e non le lobbies). E si, anche i malati di cancro, quando si organizzano per fare legittime e nobili richieste ai decisori politici, agiscono come una lobby, per quanto male possa suonare.

Quello che dispiace è, ancora una volta, l’utilizzo strumentale della lingua italiana per scopi propagandistici di parte, che svuotano di significato parole e frasi e rendono il dibattito pubblico un gracchiare sempre più indistinto (sarebbe interessante, per dire, verificare l’effetto della stessa frase pronunciata dal presidente del Consiglio Renzi). Per quello, aspetto la lobby dei vocabolari.

Extra:  visto che parliamo di comunicazione in politica, ci tenevo a condividere con voi questa perla di Forza Italia, che evidentemente punta all’elettorato ggiovane:

Foto in apertura di ilmattino.it

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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