Letture sotto l’ombrellone: Il reportage per capire (bene) il medio oriente

Lo so, lo so. Da questa mini-rubrica sulle letture estive ci si aspetta che si parli di libri, possibilmente non troppo impegnativi. Di letture “da ombrellone”, appunto. E invece no, ecco che me ne esco con un reportage di 32 pagine scritte fitte, che proprio semplice non è. Neanch’io mi aspettavo di scrivere di giornalismo, a essere onesto. Ma il lavoro del giornalista del New York Times ed esperto di medio oriente Scott Anderson è semplicemente una delle cose migliori che mi sia capitato di leggere di recente, e non potevo non parlarvene.

Ma andiamo con ordine.

Lo scorso 14 agosto la Repubblica dedica il proprio speciale domenicale alla traduzione di un titanico reportage che usciva in contemporanea sul New York Times Magazine. L’autore, Scott Anderson, è esperto di questioni mediorientali (ha scritto anche dei libri al riguardo che credo proprio comprerò) e a questo lavoro ha dedicato quasi 2 anni. Insieme ai suoi testi vengono pubblicati gli scatti del fotoreporter Paolo Pellegrin, compagno di viaggio di Anderson. Un viaggio che abbraccia 4 stati-chiave per capire le tensioni del mondo contemporaneo: Libia, Egitto, Siria e Iraq, oltre al non-stato del Kurdistan iracheno. L’autore presenta la storia a partire dalle vicende di 6 personaggi, di cui uno vive in Libia, una in Egitto, uno in Siria e 3 in Iraq.

In genere non amo le “storie individuali”. Nel caso peggiore vengono scritte per suscitare pietismo e attirare visualizzazioni, in quelli migliori trovo che spesso impediscano di assumere una visione più ampia su tematiche spesso complesse. Il reportage di Anderson è una significativa eccezione. Le storie dei protagonisti sono davvero il pretesto per una visione d’insieme dai contorni vividi. Le biografie non sono scelte a caso: il guerrigliero curdo, l’attivista egiziana, il giovane iracheno che si unisce all’Isis, la ragazza sempre irachena costretta a lasciare il paese dopo l’invasione statunitense del 2003, lo studente siriano costretto a migrare verso nuove difficoltà in Germania, il cadetto libico che tradisce l’esercito per la rivoluzione che rovescerà Gheddafi, ma che rivelerà presto tutti i suoi limiti.

Le vicende dei protagonisti si intrecciano in un arco di tempo che va dal 1972 ad oggi. Un periodo molto ampio, che consente di inquadrare gli avvenimenti attuali all’interno di un contesto storico preciso. Bernardo Valli (uno che al riguardo se ne intende abbastanza) ha scritto che il lavoro di Anderson è “una sfida del giornalismo alla storia”, un mezzo straordinario per prendersi una pausa dal turbinio di breaking news in cui siamo immersi e provare a capire e contestualizzare fatti il cui significato rischia, altrimenti, di fuggire. Lasciando una dose non indifferente di inquietudine.

Il reportage si divide in 5 capitoli (Le origini/ 1972-2003; La guerra in Iraq/ 2003-2011; Primavere arabe/ 2011-2014; L’ascesa dell’Is/ 2014-2015 e L’esodo/ 2015-2016) e si intitola significativamente Terre spezzate. Se vi interessa l’argomento, non potete non leggerlo. E se ve lo foste persi siete pure fortunati, perché ne esiste la versione (gratuita) in Pdf, e la trovate cliccando qui.

Buona lettura dunque, aspetto le vostre opinioni nei commenti!

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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