L’Australia incarcera e tortura i migranti, nell’indifferenza del mondo

Esattamente un mese fa sul Guardian usciva un’inchiesta sulle condizioni disumane in cui versano i migranti imprigionati nel centro offshore del governo australiano sull’isola di Nauru. Il quotidiano britannico ha pubblicato più di 2000 documenti provenienti dal centro di Nauru. Ognuno di questi racconta un caso di stupro, autolesionismo, violenza o abusi. Più della metà riguarda bambini. Se vi va di provare un assaggio di questo orrore, potete consultare il database messo online dal Guardian, dove sono raccolte le testimonianze da maggio 2013 a ottobre 2015.

È probabile che stiate leggendo tutto ciò per la prima volta. Se non è così, bene, ma sono abbastanza certo che nel caso sareste una minoranza ristretta. Gli abusi sui migranti perpetuati dal governo della civilissima Australia non hanno infatti trovato molto spazio (per usare un eufemismo) sui media di casa nostra. Qualche trafiletto sulle pagine ben interne ai quotidiani, forse, qualche pezzo online (consiglio, in italiano, questo), ma poco altro. Nel mio piccolo, ho deciso di dare spazio a questa storia, di tentare di darle lo spazio e la visibilità che merita. E mi sento di fare una richiesta che non faccio mai: condividetela, se anche voi ritenete che questa vicenda meriti di essere conosciuta.

Il contesto

Da circa una quindicina d’anni l’Australia trasferisce chi prova a entrare illegalmente nel paese sulle piccole isole di Manus (in Papa Nuova Guinea) e Nauru, uno stato insulare di circa 10 mila abitanti a est della Nuova Guinea. I governi locali, noti per essere particolarmente corrotti, accettano di buon grado di ospitare i centri, in cambio di generose sovvenzioni. Quello australiano, dal canto suo, si libera di ospiti sgraditi e fa felice l’opinione pubblica.

Fino al 2013 a essere ospitato nei centri offshore era un numero limitato di migranti, provenienti per lo più dal sudest asiatico. In quell’anno, però, il governo conservatore di Tony Abbott inasprisce di molto le leggi sull’immigrazione, rendendo sostanzialmente impossibile ottenere asilo politico. Il 2013 aveva visto infatti un aumento dell’immigrazione, con circa 20 mila profughi arrivati nel paese. Briciole. Per capire di cosa stiamo parlando, nel 2015 circa un milione di persone ha provato ad attraversare il Mediterraneo verso l’Europa.

Dal nostro punto di vista, quella che l’Australia dovrebbe affrontare è dunque ben lontana da essere un'”emergenza”. Eppure, è motivo più che sufficiente, per Abbott e il suo governo, per deportare i migranti negli esotici centri offshore, lontani dall’autorità centrale e qualsiasi forma di controllo. Il picco di popolazione, a Nauru, si raggiunge nell’autunno del 2014, quando le persone ospitate sono più di mille. Oggi sono meno della metà.

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L’isola di Nauru. Fonte: indialivetoday.com

L’inchiesta del Guardian

Il trattamento riservato ai migranti nei centri australiani era noto da tempo. Risale alla fine del 2015 un monito diretto del Segretario dell’Onu Ban Ki-moon, ma, a parte gli appelli delle deboli Nazioni Unite, il mondo se n’è sostanzialmente infischiato.

L’inchiesta del Guardian ha il merito di mettere tutto nero su bianco. Quelli che prima erano reportage giornalistici ora sono documenti provenienti direttamente dall’interno della struttura, che non lasciano spazio a interpretazioni. Delle 2.116 carte riportate, 1.086 riguardano bambini, che in totale sono circa il 18% delle persone segregate nel centro di Nauru. Cinquantanove documenti riguardano aggressioni su bambini, 30 azioni di autolesionismo compiute da bambini e 159 sono tentativi di autolesionismo. Numeri spaventosi, su cui l’attuale primo ministro conservatore Malcolm Turnbull ha promesso l’apertura di un’inchiesta.

Per saperne di più e più nel dettaglio clicca qui.

In una delle storie riportate, una donna che aveva appena subito uno stupro si sente rispondere dalla guardia carceraria che, in Australia, è una cosa frequente. In altre si parla di favori concessi in cambio di prestazioni sessuali, o di secondini disposti ad allungare il tempo della doccia per bambini e bambine in cambio del permesso di assistere. In un’altra ancora, una bambina di 10 anni si è spogliata davanti a un gruppo di uomini, invitandoli a mettere le dita nella sua vagina. Il tutto in pessime condizioni igenico-sanitarie.

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Fonte: childfund.org.au

Per qualcuno l’Australia è un modello

Se tutto ciò ha lasciato sostanzialmente indifferente la comunità internazionale, per alcuni sarebbe addirittura un esempio da seguire. Matteo Salvini ha più volte citato l’Australia come modello vincente di politiche migratorie, evidenziando come in questo modo nessun clandestino arrivi sul territorio di riferimento. Le dichiarazioni entusiastiche del leader della Lega Nord sono tutte precedenti – va detto – alla pubblicazione dei “Nauru files”, ma non risulta alcuna recente rettifica o ammissione dei “difetti” di questo sistema.

Sistema che, tra le altre cose, è anche piuttosto costoso. Se i più basilari diritti umani sono roba da “buonisti”, i “cattivisti” nostrani (sempre attentissimi ai denari spesi nell’accoglienza) dovrebbero sapere che l’Australia spende nei suoi centri di detenzione 1,2 miliardi di euro all’anno, più della metà dei due miliardi di spese complessive per l’accoglienza dei migranti, 28 mila sul territorio nazionale e (ad oggi) circa 1200 nei due centri offshore. La stessa cifra spesa dall’Italia, che però di migranti ne accoglie 100 mila. Anche essere stronzi ha un prezzo.

Immagine in apertura di hrw.org

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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