Rodrigo Duerte e l’insulto come strumento diplomatico

Barack Obama, l’Onu, l’Unione Europea. È il breve ma significativo elenco di persone o enti insultati di recente dal presidente delle Filippine Rodrigo Duerte. Al presidente statunitense e alle Nazioni Unite ha dato dei “figli di buona donna” (in realtà ha usato proprio quell’espressione che state pensando voi, io ho ammorbidito), mentre l’Unione Europea è stata gentilmente invitata ad andare a quel paese (anche qui ho censurato).

Un presidente che insulta a destra a manca avrebbe anche un ché di pittoresco, se non fosse che quello che c’è dietro è a dir poco agghiacciante. Duerte è diventato presidente a fine giugno del 2016, promettendo una battaglia campale agli spacciatori e ai consumatori di droga. Questa sua promessa si è tradotta, fino ad oggi, in qualcosa come 3.000 morti. Per vincere la propria personale guerra, l’energico presidente ha infatti lasciato mano libera alla polizia, al cui vertice ha messo un uomo di fiducia, e si è dichiarato apertamente disinteressato ai diritti umani. Le esecuzioni sommarie sono diventate la norma, e un numero così elevato di uccisioni in neanche 3 mesi ha allarmato la comunità internazionale.

Per questo, Obama, l’Onu e l’Ue si sono beccati il vaffa (o giù di li) di Duerte: per aver provato a esprimere “preoccupazione” per la piega assunta dal paese. Il presidente filippino, fino a qui, risulta essersi scusato solo con l’omologo statunitense. I due paesi, del resto, sono alleati, Obama sta dedicando molta attenzione alla regione del sudest asiatico, e i governi dell’area sono ben felici dell’appoggio americano in chiave anti-cinese. Da qui la parziale marcia indietro, segno che la strategia dell’insulto è calcolata e che Duerte è più attento di quel che sembra. Resta da vedere quanto reggerà questo curioso e inedito modello di diplomazia.

Foto di tradyouth.org

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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