Donald Trump non è un incidente di percorso

Avete presente Cletus dei Simpson? Per tanti mesi gli elettori di Donald Trump ce li hanno presentati più o meno così. Maschi, bianchi, arrabbiati, poveri, bassa scolarizzazione. E sembrava di vederli, il giorno delle elezioni, uscire in massa dalle fattorie, smontare dalle Harley Davidson e recarsi al seggio con il fucile a tracolla, per mettere la propria X sul nome del miliardario newyorkese. L’America rude e un po’ selvatica, che mastica e sputa tabacco, contro tutto il resto del Paese, colto, raffinato e cosmopolita, geneticamente programmato per stare alla larga da tizi come quello là.

Peccato non sia andata così. E no, il fatto che Trump abbia vinto le elezioni non vuol dire che i Cletus siano diventati la maggioranza degli statunitensi.

Ve l’ho già detto che sto scrivendo la mia tesi di laurea su Donald, giusto? Ebbene, a un certo punto mi sono imbattuto nell’inevitabile analisi del risultato elettorale. Ero pronto, forse per riflesso incondizionato, a concludere che a portare il nostro alla Casa Bianca fosse stato il voto della classe media maschia, bianca e colpita dalla crisi economica e tutto quello che abbiamo già letto sui giornali. Intendiamoci, non è un’analisi sbagliata. Ma c’è un punto, fondamentale, che spesso ci si dimentica di citare: il grosso di questo tipo di elettorato votava repubblicano già da un po’. Donald Trump, insomma, non ha creato nulla. Si è tenuto gli stessi voti di Romney (alla faccia di chi profetizzava fughe di massa della parte conservatrice e moderata del voto repubblicano) e ne ha aggiunto quanto bastava in poche, decisive, zone del Paese.

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Prendiamo le minoranze, ad esempio. Trump ha preso il 28% del voto degli ispanici (sui quali tra l’altro è in corso un certo dibattito su come debbano essere considerati, se bianchi o minoranze), il 27% degli asiatici e solo l’8% dei neri. Poco, indubbiamente, ma non meno (anzi addirittura di più) di quanto fatto da Mitt Romney 4 anni prima, che tra gli stessi gruppi prese il 27%, 26% e 6%. Che dire delle donne? A sentire tutti, avrebbero dovuto evitare come la peste di votare per uno che…vabbé, lo sappiamo. E, in effetti, il 54% delle elettrici statunitensi ha scelto Hillary Clinton, contro il 41% del magnate. Eppure, 4 anni fa Obama riuscì a guadagnare il 55% del voto femminile, con buona pace della presunta “solidarietà rosa” che avrebbe dovuto spingere l’ex first lady alla Casa Bianca. Notevole inoltre il fatto che, se stringiamo il cerchio alle sole donne bianche, tra queste abbia vinto Trump, 52-43. Razza > genere.

Rompiamo, infine, il mito del proletariato trumpista. Tra le due fasce di reddito più basse prese in esame (quelli che guadagnano meno di 50 mila dollari l’anno) ha infatti vinto la candidata democratica. Trump ha prevalso invece tra la classe media (tra i 50 mila e i 200 mila dollari di reddito annuale), mentre i due si sono spartiti più o meno equalmente le fasce più alte. Facendo una media, Clinton ha vinto tra la metà più povera (50 mila).

Tutti questi dati e molti altri li trovate qui, mentre quelli su Romney-Obama qui. Noterete che sono simili, molto più di quanto si potesse pensare.

Cosa dedurre da tutto ciò? Ne deduciamo che quella che c’è stata presentata a lungo come una sfida atipica tra due candidati atipici, ha prodotto risultati simili a quelli di 4 anni prima (anche nel numero assoluto di voti presi dai due). Le tendenze “storiche” dei due elettorati sono stati più forti delle caratteristiche peculiari dei due candidati. In linea di massima, i repubblicani hanno continuato a votare il Partito Repubblicano nonostante Trump e i democratici hanno continuato a votare il Partito Democratico nonostante Clinton.

Qualcosa dev’essere cambiato, però, nell’umore dell’elettorato repubblicano. Gli stessi che hanno sostenuto uno relativamente moderato come Romney, quest’anno hanno trovato accettabile anche la versione trumpiana del loro credo politico. Una versione estremizzata, sboccata e volgarizzata. Ma che va bene comunque, non solo ai Cletus, ma anche all’elettore mediano e moderato. Che non è una prospettiva rassicurante. Anzi.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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