2017, un anno di elezioni

Lo so, lo so.

Stiamo ancora smaltendo i postumi di un 2016 da montagne russe (qualcuno ha detto Donald Trump?) e la tentazione e di fermarsi a riflettere su quello che è stato è forte. Epperò, il 2017 sarà un anno almeno altrettanto decisivo, con tre appuntamenti elettorali importanti in Europa. In ordine di tempo si recheranno infatti alle urne Olanda, Francia e Germania.

La sensazione diffusa è che, in tutti e tre i casi, più che a elezioni nel senso stretto del termine assisteremo a tre referendum sulla tenuta del “sistema”, ovvero l’insieme di forze di centrodestra e centrosinistra pro-Unione Europea e pro-globalizzazione in affanno un po’ ovunque. Incalzate, in tutti e tre i casi citati, da forze euroscettiche di destra (populiste, per usare un’espressione di moda) e decisamente con il vento in poppa dopo, per esempio, il voto sulla Brexit del giugno 2016. Anche la vittoria di Trump alle presidenziali statunitensi, chiaramente, ha galvanizzato questo tipo di formazioni e dettato, almeno ad alcune di esse, un nuovo vangelo economico. Con The Donald alla Casa Bianca, infatti, sembrerebbe tornato di moda il protezionismo (dazi doganali, riportare il lavoro a casa nostra, Make qualcosa Great Again), prima solo accennato e ora reclamato con maggior convinzione da coloro che lo scorso 8 novembre hanno esultato.
Miracoli dalla fu patria del liberalismo.

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Eccoli qui, belli come il sole. Credits: Reuters/ W. Rittay

Nei Paesi Bassi si voterà il prossimo 15 marzo. Il “Partito per la Libertà” di Geert Wilders (nella foto, il brizzolato a sinistra del “nostro” Matteo Salvini) spinge per l’uscita del Paese dall’Unione Europea, e sembrerebbe essere ben messo nei sondaggi. Si dice che a contendersi la vittoria sarebbe proprio la formazione euroscettica con i liberali dell’attuale primo ministro Mark Rutte. I paesi di quell’area sono tradizionalmente molto europeisti, ma negli ultimi anni il vento sembrerebbe essere decisamente cambiato. Nell’aprile del 2016, per esempio, i cittadini olandesi respinsero con un referendum un accordo commerciale tra Ue e Ucraina e al risultato è stata data una forte valenza polemica contro l’Unione. C’è da dire che votò solo il 32% degli aventi diritto (il quorum lì è al 30%), ma sono comunque segnali.

In Francia, invece, si vota in primavera. Per farvi capire il livello di sfiducia dei francesi verso la propria classe politica, l’ex presidente Nicolas Sarkozy si è candidato alle primarie dei Republicains (formazione di centrodestra), ma le ha perse malamente, non arrivando nemmeno al ballottaggio. A vincere è stato François Fillon, che con un programma elettorale liberalista in economia e conservatore sui temi sociali si è imposto sul moderato Alain Juppé. Se a Sarkò è andata male, l’attuale presidente Hollande nemmeno ha provato a ricandidarsi. Domenica scorsa si è tenuto il primo turno delle primarie del Partito Socialista, e le ha vinte Benoît Hamon, ex ministro dell’istruzione ma critico nei confronti di Hollande (faceva parte dei cosiddetti “frondisti”). Secondo l’ex primo ministro Manuel Valls, il favorito della vigilia. Domenca 29 saranno loro a contendersi la candidatura della sinistra, con il primo favorito sul secondo. In ogni caso, l’impresa per i socialisti sembra ardua. Al primo turno delle loro primarie hanno votato 1,8 milioni di francesi, contro i più di 4 milioni che hanno votato a quelle della destra.

Il sistema elettorale francese prevede il doppio turno. Se il giorno del voto nessun candidato raggiunge la maggioranza assoluta (probabile), qualche giorno dopo si tiene uno spareggio tra i due più votati. A oggi, la sensazione è che lo scontro sarà tra Fillon e la leader del Front National Marine Le Pen (nella foto, la bionda a destra di Salvini). Storicamente, il sistema del doppio turno ha sempre penalizzato il fronte. Nel 2002, Jean Marie Le Pen fu il primo del partito ad arrivarci, ma Chiraq lo sconfisse con un fragoroso 82,2%. Di fronte all’avanzata dell’estrema destra, tutte le altre forze politiche fecero quadrato intorno all’altro candidato. Qualcosa di simile è successo a fine 2015, quando sia Marine che Marion Le Pen (il Fn è un’impresa di famiglia) vennero sconfitte al secondo turno delle elezioni regionali. Questa volta, però, dopo la vittoria di Trump, nessuno sembra voler fare previsioni.

Ah, in Francia è candidato anche Emmanuel Macron, ex ministro dell’economia socialista che però ha scelto di formare un proprio movimento di centro chiamato En Marche!. Sembra stia facendo bene. In ogni caso, se vi interessa seguire le elezioni francesi un po’ come si deve, vi consiglio di iscrivervi alla newsletter di Francesco Maselli, che ogni sabato invia le notizie della settimana. Molto ben fatta.

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Marine e Marion Le Pen. Credits: The Telegraph

Ultima a votare, in autunno, sarà la Germania. Il lungo regno di Angela Merkel (che si candida a un quarto mandato alla guida della democristiana Cdu) è insidiato da “Alternativa Per la Germania” (Afd), partito nato nel 2013 da alcuni conservatori fuoriusciti dalla Cdu in polemica con le politiche economiche dell’Unione Europea. Col tempo, il partito ha inasprito i suoi toni contro l’immigrazione, e l’anno scorso ha ottenuto alcune importanti vittorie nelle elezioni locali. Anche Afd è guidato da una donna, Frauke Petry, nella foto a fianco a Marine Le Pen.

Tema centrale, qui, sono le politiche di accoglienza dei migranti di Merkel, oggi criticate un po’ da tutti. Da Afd, naturalmente, ma anche da ampi settori della Cdu e persino dai socialisti, che potrebbero candidare il loro leader e attuale vice Cancelliere Sigmar Gabriel oppure l’ex presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, con il primo in vantaggio sul secondo. Anche sulle elezioni tedesche c’è una newsletter, la scrive Edoardo Toniolatti, e ve la consiglio se vi va di saperne qualcosa in più.

Questi i principali appuntamenti elettorali in Europa previsti per il 2017. Vi bastano?

P.s.: ovviamente c’è sempre un’incognita chiamata Italia, anche se la smania del voto post-referendum sembrerebbe un po’ sfumata.

P.p.s.: fuori dai ristretti confini europei, in Cina si voterà per il rinnovo dei vertici del Partito Comunista.

P.p.p.s.: restringendo invece il campo, in primavera si eleggerà il nuovo Sindaco nella mia Genova. Ne parleremo meglio in altre occasioni. Intanto, qualcuno propone (scherzosamente) di tornare al dogato.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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