Fedez che non firma gli autografi, i bambini che piangono e il giornalismo

Nel video con cui Fedez ha detto la sua sul giornalismo, c’è una tendenza della nostra epoca che si sta affermando sempre di più.

Prima, però, i fatti

Da qualche settimana, il rapper milanese è impegnato nella promozione del suo nuovo cd insieme a J-Ax, con una serie di eventi detti “firma-copie” in cui gli artisti, accolti in genere in un mega store, autografano le copie dei dischi acquistati dai fan. Il 6 febbraio, per esempio, sono passati dalla Feltrinelli di Genova, generando code lunghissime, con gente in attesa dalle prime ore del mattino.

Dal giorno successivo, il quotidiano la Repubblica ha accolto sulla nuova rubrica di Concita de Gregorio diverse segnalazioni di fan (o meglio, di genitori o nonni di giovani fan) delusi dalle due star, colpevoli di non aver firmato il biglietto del figlio/nipote. In una delle lettere (tipo questa, questa o questa) si legge che un bambino sarebbe andato via in lacrime, nell’indifferenza dei suoi beniamini. Questa la risposta di Fedez:

Se non avete voglia di sorbirvi il video la sintesi è questa: gli eventi si chiamano firma-copie proprio perché prevedono che in quelle occasioni si firmino le copie dei cd e non foglietti o diari, che i bambini delle lettere sono stati probabilmente fermati da un servizio apposito ben prima di arrivare al cospetto dei rapper, che la colpa sarebbe dei genitori che hanno provato a “fare i furbi” mandando i bambini a farsi firmare un foglietto anche quando era chiaro non si potesse e che la Repubblica ha sostanzialmente giocato sul pietismo suscitato dalle lacrime di un bambino per fare qualche click in più. Poi vengono citate altre bufale circolate online sul conto dell’autore del video. Ah, tra i commenti c’è anche un interessante scambio di vedute tra la pagina ufficiale proprio di Repubblica (che rivendica l’autenticità delle notizie) e lo stesso Fedez:

la Repubblica – Tutte le lettere pubblicate dalla rubrica di Repubblica “Invece Concita” sono autentiche. I mittenti delle mail vengono contattati personalmente per verifica dell’identità e della realtà dei fatti che raccontano. Così è accaduto nel caso delle lettere riferite al firmacopie di Fedez, arrivate molto numerose. Ne abbiamo pubblicate tre (http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/…/linsen…/). Per offrire a Fedez diritto di replica l’artista è stato sentito dalla giornalista, attraverso la mediazione del suo ufficio stampa. La sua risposta è stata riportata fedelmente nella rubrica del giorno successivo (http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/…/fedez…/). Il tema delle notizie false e delle mancata verifica delle fonti è talmente serio, crediamo, da meritare da parte di tutti uno sforzo che eviti le generalizzazioni e la diffamazione.

 
Fedez – Forse non è chiaro un punto. Io non metto in discussione l’autenticità della lettera. Ne metto in discussione la veridicità del contenuto. Non c’è nulla a supporto di quella tesi. Non una sola prova in grado di testimoniare che i fatti riportati siano veri. Se per voi verificare significa soltanto controllare l’identità delle persone e farsi ripetere al telefono la versione riportata nella lettera, abbiamo un problema con il concetto di verifica. E anche con quello dell’attendibilità delle fonti. Avete ospitato e fatto da cassa di risonanza a una tesi diffamatoria nei miei confronti, senza un riscontro che ne dimostri la veridicità e ci avete deliberatamente costruito sopra un caso mediatico per fare scalpore. Questo per me è molto grave. Come lo è mettere il proprio spazio a disposizione di lettere che contengono accuse infondate, che discreditano e danneggiano le persone.

E quindi?

Ma a noi tutto questo interessa poco. C’è però un fatto generale su cui può valer la pena riflettere, come accennato all’inizio di questo post. Oggi, chi ha tanta visibilità online può permettersi di contrastare la versione di una storia data dai media ufficiali sul proprio conto, di fatto ingaggiando un duello di credibilità con la stampa. Lo fa Fedez quando accusa la Repubblica di accogliere tesi false e diffamatorie nei suoi confronti e (su un livello appena più alto) lo fa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump quando rivendica il proprio uso ossessivo di Twitter per sbugiardare i media disonesti.
Questa nuova tendenza ha almeno due conseguenze, una che ritengo positiva e una che ritengo negativa:
Positiva – I giornali online e non potrebbero essere spinti a un più attento lavoro di verifica delle fonti e dei fatti. Questo se ammettiamo che i giornali online e non abbiano come obiettivo fare informazione e non scandalo e click-baiting, ovviamente.
Negativa – Chi ha tanto seguito online può in parte sbarazzarsi del controllo “scomodo” della stampa nei propri confronti. Ora, in questo caso abbiamo parlato di Fedez e in fondo sticazzi, ma abbiamo visto che lo stesso meccanismo si sta confermando nella politica. Certo, il giochino funziona solo quando chi si difende dalle accuse della stampa ha un certo patrimonio di credibilità.
E questo è quanto, almeno secondo me. La perdita di potere di mediazione dei media (scusate la ripetizione) e una comunicazione più diretta tra opinion leader (siano questi politici, artisti o altro) e i propri fan/follower è un fatto a cui dovremo tutti abituarci, piaccia o meno. Voi cosa ne pensate? Vedete più aspetti positivi o negativi in questa evoluzione del modo di comunicare? Aspetto la vostra opinione nei commenti!
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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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