Sicuri che i partiti siano inutili?

C’erano una volta i partiti politici, che si candidavano per guidare un Comune, una Regione o un Paese e per fare questo indicavano delle persone, decidendo in modo del tutto arbitrario chi si e chi no. Poi è arrivato chi ha promesso di fare le cose in modo diverso: un non-partito, perché il partito è una cosa sporca.

A decidere le persone da candidare non sarebbero più stati oscuri caminetti di partito o i capoccia di turno, ma direttamente gli elettori, per mezzo di elezioni online. Un giorno, tuttavia, il risultato della votazione online non fu gradito al proprietario legale del logo del non-partito, che decise (legittimamente, regolamento alla mano), di impedire l’uso di detto logo alla candidata indicata dagli elettori. Il motivo era che le persone indicate dalla votazione online avrebbero “ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine” del non-partito. Motivo più che sufficiente, per qualsiasi partito, per impedire a chiunque di candidarsi a una carica elettiva con il proprio logo appiccicato di fianco al proprio nome sul manifesto elettorale. Vuol dire allora che il non-partito è diventato un partito? Non proprio, perché le decisioni dei vecchi e sporchi partiti venivano prese in modo più o meno collegiale, con procedimenti più o meno stabiliti. Al non-partito basta un post sul blog del proprio garante politico, con scritto “vi chiedo di fidarmi di me” per indicare la porta alla candidata in questione.

Stiamo parlando della recente decisione di Beppe Grillo di non concedere a Marika Cassimatis l’uso del logo del Movimento Cinque Stelle per candidarsi alla carica di Sindaco di Genova alle prossime elezioni amministrative. Lo scorso 14 marzo l’insegnante e attivista si era imposta con 362 voti nella votazione online aperta agli iscritti. Tre giorni dopo, però, l’ex comico (che si definisce “garante politico” del Movimento) scrive un nuovo post in cui comunica di non voler accettare la candidatura risultata come la preferita dagli elettori e indice una nuova votazione in cui si chiede agli iscritti se si preferisce candidare Luca Pirondini (arrivato secondo con 338 voti) o non presentare nessuna lista pentastellata alle comunali genovesi e la prima opzione si impone con una larga maggioranza. Una decisione che, benché del tutto legittima sul piano formale (Grillo non ha mancato di far notare come il tutto sia stato fatto “nel pieno rispetto del nostro metodo”) è difficile non vedere come una negazione di un punto fermo dell’ideologia pentastellata: la democrazia diretta, quell’1 vale 1 con cui si prometteva di superare i vecchi partiti politici e mettere le decisioni completamente nelle mani dei cittadini.

Da questa piccola vicenda locale possiamo una significativa riflessione, che riguarda il futuro della nostra democrazia: siamo sicuri che i vecchi partiti politici (o meglio, il metodo dei vecchi partiti politici) siano del tutto da buttare via? In fondo, non è irragionevole pensare che a persone non idonee venga impedito di candidarsi con questa o quella lista. Per intenderci, se un militante di Casapound volesse candidarsi a una carica elettiva nelle liste di Sinistra Italiana, sarebbe naturale aspettarsi che non gli venga concesso. Il partito politico fa, e sarebbe tenuto a fare, una selezione della classe dirigente che intende porre ad amministrare il bene comune, sulla base di requisiti ideologici o programmatici. Il momento in cui anche il Movimento Cinque Stelle iniziasse a farlo seriamente (e lasciamo per un secondo da parte le considerazioni sulla democraticità delle sue dinamiche interne) potrebbe essere il momento della sua maturazione. Il prezzo da pagare, però, sarebbe il rinnegamento del metodo che ha costituito il metodo 5 stelle sin dall’inizio della propria storia: quello delle votazioni online da parte degli iscritti per stabilire la linea del Movimento. Personalmente, non credo sarebbe un male.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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