Dijsselbloem, Poletti e le virtù del silenzio

Jeroen Dijsselbloem e Giuliano Poletti hanno in comune il fatto di essere recentemente finiti per qualche ora “nella bufera”, come amano dire i giornali. Galeotti furono, per entrambi, sostanzialmente due scivoloni verbali. Evitabili, ineleganti, ma anche gonfiati ad arte, rimasticati e sputati nella forma desiderata nel calderone del web, che per tutto si indigna, tutto velocemente diffonde e tutto altrettanto velocemente dimentica.

Il primo, presidente dell’Eurogruppo quindi una sorta di superministro dell’economia dell’Unione Europea, ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allegemeine Zeitung. Per ribadire quello che dice da sempre, ovvero che l’Unione Europea può essere solidale solo con gli stati con i conti in ordine, ha usato una metafora colorita:

“Io non posso spendere tutti i miei soldi in alcool e donne e poi chiedere aiuto a lei. Questo principio vale a livello personale, locale, nazionale ed anche a livello Europeo”

È una frase opportuna? A mio modo di vedere no. Intanto perché, sarò anziano dentro, ma il linguaggio “schietto e diretto” (tradotto: da bar) da parte di chi ha importanti ruoli pubblici per me fa più male che bene. Ma poi, soprattutto, perché quelli che nella logica rigorista sono visti come inaccettabili sprechi da tagliare con le cesoie (le donne e l’alcool, per rimanere in metafora) spesso, non sempre, sono servizi di welfare, pensioni, sussidi e altre cosucce da cui dipendono le vite delle persone. Ora, uno può anche pensare sia giusto tagliarli, ma paragonarli ai vezzi di bacco e Venere mi sembra quantomeno inopportuno.

Quindi si, come ha detto prontamente un Matteo Renzi in campagna elettorale per la segreteria del Pd, Dijsselbloem ha in un certo senso perso un’occasione per tacere. Peccato che, complici alcuni titoli di giornale furbetti e l’indignazione a orologeria di alcuni politici opportunisti, le parole dell’olandese siano state trasformate in un diretto atto d’accusa verso i Paesi del sud Europa. Anche da Renzi.

Secondo caso, quello del nostro Ministro del Lavoro, non nuovo a polemiche per alcune dichiarazioni “spinte”. Parlando con alcuni studenti a Bologna, avrebbe detto che a volte è più utile una partita di calcetto col datore di lavoro (quindi avere con lui un rapporto amichevole e confidenziale) del curriculum vitae. Alzi una mano chi non l’ha mai pensato in vita sua. Quella di Poletti sembra in effetti una dichiarazione shock tanto quanto la proverbiale acqua calda. Però, però, fa un po’ strano sentire un Ministro del Lavoro parole di benedizione per uno status quo che vede la conoscenza personale spesso trionfare sull’esperienza lavorativa.

Quindi, in entrambi i casi, possiamo dire che il problema è stato di forma più che di sostanza. E fa un po’ sorridere (almeno a me) che in casi come questi a saltare sulla sedia siano quelle forze politiche che del “parlare chiaro” e della lotta al politichese fanno la loro bandiera. E che magari stimano personaggi dalla lingua sboccata tipo Donald Trump. Matteo Salvini, per non fare nomi, ha auspicato da parte di Poletti “dimissioni, vergogna, scuse e dimissioni” (2 volte), mentre tra i più solerti a chiedere la sostituzione di Dijsselbloem sono stati – insieme a tanti altri, in Europa – gli europarlamentari del Movimento Cinque Stelle.

Che siano tutti segnali di una ritrovata necessità del bon ton in politica? Per me sarebbe una buona notizia (ve l’ho detto, sono vecchio), ma la mia impressione è che le regole della buona creanza valgano solo per l’avversario di turno, mentre nei confronti degli amici si tenda a essere molto più indulgenti.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

3 thoughts on “Dijsselbloem, Poletti e le virtù del silenzio”

  1. Ammetto di essere rimasto stupito dall’uscita di Dijsselbloem – ma come, questi compassati Euro-politici “scendono” allo stesso livello dei vituperati “populisti”?

    Mentre il ministro Poletti… ammettiamolo, non ha fatto altro che dire la verità: in quanto alla sua abilità comunicativa, beh, meglio che si resti in silenzio anche noi, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa!

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    1. C’è anche da dire che la sua uscita (per quanto infelice) è stata anche interpretata in modo strumentale da politici un po’ di tutti i colori del sud Europa, che in questo momento lo vedono debole (il suo partito è crollato alle elezioni in Olanda) e che potrebbero tentare la spallata per imporre un cambio all’Eurogruppo. Poi lui è, oggettivamente, uno dei “cattivi” dell’Unione Europea, l’occasione per attaccarlo era troppo ghiotta per chiunque per pensare che un politico non ne approfittasse.

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