L’invasione delle newsletter

In principio fu Francesco Costa, con la sua newsletter sulle elezioni presidenziali statunitensi. Era l’autunno del 2015, Donald Trump era ancora un candidato un po’ eccentrico alle primarie del Partito Repubblicano e nel mio navigare online incappavo nell’invito a iscrivermi. Ogni sabato avrei ricevuto sulla mia casella di posta elettronica un riassunto della settimana di campagna elettorale, con le notizie più importanti e tutti gli approfondimenti del caso. Mi chiesi “perché no?” (l’argomento mi interessava molto) e un secondo dopo cliccai. In fondo non mi costava nulla.

A distanza di ormai un anno e mezzo, posso dire che quel click è stata forse la scelta migliore della mia vita online.
Se non l’avessi fatto, la mia comprensione della campagna elettorale (che nel frattempo diventava argomento della mia tesi di laurea) sarebbe stata di gran lunga più superficiale. Incompleta, direi, anche se avessi dovuto leggerne ogni giorno sui giornali. C’entra molto la bravura del buon Francesco, ma — credo — anche alcune caratteristiche intrinseche della newsletter in quanto strumento di comunicazione:

1 — Spazi: a differenza di un articolo scritto su un giornale, non c’è alcun limite di spazio, e l’argomento può essere approfondito a piacere, nonché condito di aneddoti e dettagli che ne rendano più ricca e gustosa la lettura. Certo, lo stesso vale per qualunque articolo scritto online, ma qui, a differenza che altrove, c’è:

2 — Effettivo desiderio del lettore di ricevere il contenuto: iscriversi a una newsletter è un atto di volontà, per quanto semplice. L’autore, scrivendo, non ha bisogno di convincere nessuno, sa che dall’altra parte del monitor c’è qualcuno che è motivato a leggere. Credo che i lettori di newsletter apprezzino particolarmente l’assenza di quei trucchetti da venditore d’assalto di tanta stampa online, che nella legittima volontà di attirare quanta più gente possibile sul proprio prodotto, talvolta lascia per strada il contenuto. La newsletter non sarà forse lo strumento migliore per raggiungere un grande pubblico (anche se alcune, tra cui quella del Costa, hanno un successo notevole), ma sono ottime per coltivare nicchie di lettori forti.

Oggi, oltre che a quella di Francesco Costa (che continua a scrivere o a parlare via podcast dell’America di Trump), sono iscritto alla newsletter di Francesco Maselli sulle elezioni francesi, a quella di Gabriele Carrer sulla politica britannica (da poco anch’essa in campagna elettorale) e a quella di Edoardo Toniolatti sulle elezioni tedesche del prossimo autunno. Fino ad oggi — come avrete notato — ho trovato la newsletter particolarmente congeniale per seguire gli appuntamenti elettorali, ma non escludo di allargarmi su nuovi temi in futuro.

Così, questa mattina, non ho avvertito il bisogno di comprare il giornale per avere un resoconto sul primo turno delle presidenziali francesi di ieri, perché sono abbastanza certo che da nessuna parte ne avrei trovato uno valido come quello di Maselli. Il quale Maselli non credo sia dotato di poteri sovrannaturali ma (oltre ad avere una evidente passione per il proprio lavoro) fa una cosa che i giornali hanno smesso di fare. L’ha scritto lui stesso nell’edizione di oggi, e condivido anche le virgole:

Fatemi chiudere con una considerazione personale. Se sono riuscito a raccontarvi queste elezioni in modo utile è perché ho studiato moltissimo, ho letto, chiesto pareri, ascoltato conferenze su youtube, guardato talk show e interviste senza smettere mai. Ma soprattutto ho parlato con le persone, ho ascoltato le loro paure e le loro aspirazioni, le loro ossessioni e le loro speranze; ho litigato con parecchi militanti, qualche addetto stampa un po’ stronzo, con i ritardi della SNCF e i miei, ché sono una frana con le scadenze; ho preso i fischi a quasi ogni comizio di Fillon e Le Pen, con candidato e sostenitori che urlavano contro la “stampa di regime”. In tutto ciò, ma lo sapete e lo avete capito, mi sono divertito moltissimo. Insomma, se questa newsletter ha avuto un piccolo successo è perché mi ha consentito di fare quello che i giornali tradizionali non fanno più e non fanno fare ai loro corrispondenti, alcuni bravissimi e sprecati. In quasi tutti i comizi dove sono andato (ne ho contati ventisei, da gennaio ad oggi) ero l’unico italiano, stessa cosa alle conferenze stampa, alle riunioni pubbliche dei militanti. In televisione a parlare di Francia ci sono persone che hanno messo piede solo al Marais (magari dieci anni fa) e utilizzano ciò che sta accadendo qui per parlare di Italia, del tweet di Salvini sull’attentato e #ForzaMarine, di Renzi che copia En Marche! e fa In Cammino. Succede perché è sempre stato così, nessuno si è mai posto il problema e se nessuno lo pone il dibattito resta noioso e inutile così com’è. Mi pare giusto che questa piccola comunità di 1324 persone cominci a porselo e ad essere più esigente con chi fa informazione così come lo è, giustamente, con me, che settimana scorsa ho sbagliato a scrivere de Villepin e sono stato, giustamente, redarguito. So che sono iscritti parecchi direttori di giornali, radio e tv: il problema ponetevelo anche voi.

Insomma, rispetto ai media tradizionali la newsletter consente di seguire a costo zero autori qualificati su argomenti di sicuro interesse per il lettore e offrono rifugio a chi voglia fuggire dalla cacofonia quotidiana della comunicazione online. Credo che a questo sia dovuto la loro fortuna attuale.

Se con questo pezzo dovessi averti incuriosito, ecco i link per iscriversi alle newsletter che ho citato:

Qui trovi quella di Francesco Costa sugli Stati Uniti.
Qui quella di Francesco Maselli sulle elezioni francesi (tra due settimane c’è il ballottaggio!!).
Qui quella di Edoardo Toniolatti sulle elezioni tedesche.
Qui quella di Gabriele Carrer sul Regno Unito.

Questo articolo lo trovi anche sul mio profilo Medium.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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