Possiamo essere liberi di odiare? Divagazioni sul caso Facci

Il 28 luglio 2016 Filippo Facci scriveva su Libero un articolo brutto, insensato e cattivo in cui rivendicava il proprio diritto a “odiare” l’islam. Ma non il terrorismo islamista o l’islam radicale, proprio tutti gli islamici in quanto tale, e nella fattispecie

tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, le loro moschee squallide, la cultura aniconica e la puzza di piedi, i tappeti pulciosi e l’oro tarocco, il muezzin, i loro veli, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, i digiuni, il maiale, l’ipocrisia sull’alcol, le vergini, la loro permalosità sconosciuta alla nostra cultura, le teocrazie, il taglione, le loro povere donne, quel manualetto militare che è il Corano, anzi, quella merda di libro con le sue sireh e le sue sure, e le fatwe, queste parole orrende che ci hanno costretto a imparare

Per queste sue parole, il giornalista si è beccato un esposto da una collega, e quasi un anno dopo l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ritenuto di punirlo con la sospensione di due mesi dalla professione e dallo stipendio.

Casi come questo richiamano sempre un certo dibattito su cosa effettivamente sia la libertà d’opinione, se questa possa essere senza limiti o meno. Nel caso specifico dei giornalisti, poi, a ogni occasione del genere ci si interroga sull’opportunità dell’esistenza di un ordine professionale e sulle sue prerogative di “controllo” sugli iscritti. Per chi scrive su giornali a tiratura nazionale, infiniti (ma, in definitiva, piuttosto confinati al campo degli addetti ai lavori) sono poi i dibattiti sulle responsabilità etiche e sociali di chi per mestiere informa le persone. Riassunto: tutti i fatti e tutte le opinioni devono trovare spazio sui mezzi d’informazione o quelle che possono nuocere alla società (generando, per esempio, odio verso una categoria sociale) dovrebbero rimanerne fuori?

Se osserviamo la cosa dalla giusta distanza, cercando di andare oltre le nostre convinzioni personali sull’argomento in questione, ci accorgiamo che rispondere a queste domande non è affatto semplice. Il filosofo Karl Popper ha speso una buona fetta della propria lunga esistenza a chiedersi se una società tollerante debba o meno consentire l’esistenza al proprio interno del pensiero intollerante, giungendo infine alla conclusione che non dovrebbe. Occhio però a usare questo argomento contro i Facci dei giorni nostri, perché per qualcuno il pensiero intollerante da non ammettere all’interno di una società tollerante potrebbe essere proprio quello islamista.

E quindi? E quindi rassegnamoci, perché una risposta generale a queste domande forse non esiste, e casi come questo saranno ancora destinati a interrogare noi e le nostre idee sulla libertà di pensiero e di parola, sull’etica e, per quei pochi che ancora ci credono, sul giornalismo. Dal canto mio, penso che quando un qualunque tipo di pensiero anziché essere battuto sul piano delle idee viene condannato nell’aula di un tribunale (o simili) sia un po’ una sconfitta per tutti.

 

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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