Gianni Crivello ha fatto una brutta campagna elettorale

Ci sarebbe da chiedersi, visti i risultati delle amministrative di ieri, se sul risultato di Genova abbia pesato maggiormente la dinamica nazionale evidentemente ostile al centrosinistra in questo momento storico o la disaffezione verso una coalizione di potere che governava la città da 30 anni. La risposta giusta probabilmente è entrambi, perché ribaltamenti del genere non avvengono mai per una causa sola. Si, è stato un ribaltamento per cui l’aggettivo “storico” non è sprecato. Genova non è un Comune in cui destra e sinistra sono abituati a passarsi la palla, ma fino a ieri è stato affare privato di una parte sola. Un feudo, una roccaforte rossa per usare un linguaggio giornalistico. Dal 1975 a Palazzo Tursi regnava la sinistra, in tutte le forme che si sono alternate negli anni.

La vittoria di Marco Bucci è stata dunque si una vittoria storica, ma non un improvviso acquazzone primaverile che ci ha colto di sorpresa. I segnali di cedimento della controparte erano evidenti già da un po’.

Oggi fa quasi sorridere dirlo, ma 5 anni fa lo stesso Marco Doria vinse anche in quanto personaggio “di rottura”. La sua vittoria alle primarie del centrosinistra per stabilire chi dovesse candidarsi al ruolo di primo cittadino fu uno schiaffo violentissimo e mai del tutto perdonato a un Pd che candidava due pezzi da 90 locali: il sindaco in carica Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, oggi ministro della difesa. La sua “rivoluzione arancione” pareva mettersi sulla scia di quella di Pisapia a Milano o persino dell’agguerrito De Magistris a Napoli. A quella rivoluzione bastò pochissimo per diventare a sua volta sistema. Ieri un candidato con lo stesso nome di battesimo e lo stesso colore sul manifesto (un arancione solo un po’ più acceso) ha accompagnato la Superba verso un nuovo salto della barricata. Non più solo fuori dalla sinistra “istituzionale” ma proprio fuori dalla sinistra. A destra.

Sul perché i genovesi abbiano scelto di farlo, questo salto, si sprecano le interpretazioni. Chi ieri sera ha esultato parla dei disastri delle amministrazioni precedenti, di malgoverno e di una città in declino dopo la gestione della sinistra. Chi ieri sera non ha esultato parla soprattutto di incapacità di comunicare i risultati ottenuti e della tendenza nazionale.

WP_20170607_002
Gianni Crivello a un evento della campagna elettorale con Bersani, Pisapia e Doria

Io aggiungerei un altro elemento, semplice, ma talmente semplice che non l’ho ancora letto da nessuna parte. Gianni Crivello ha fatto una brutta campagna elettorale. Lo scrivo con il massimo rispetto per l’uomo, onesto soldato con l’elmetto nella giunta Doria e nella sua lunga esperienza di amministratore. E lo dico anche con il massimo rispetto per i tanti giovani che in questa battaglia si sono spesi con dedizione e entusiasmo. Alcuni di loro li conosco personalmente. Ma la campagna elettorale di Gianni Crivello è stata brutta. A mala pena sufficiente per intiepidire la base storica, lontanissima dal convincere indecisi o delusi.

Lui, di per sé, non è – diciamo così – un comunicatore brillante. I suoi discorsi non infiammano come quelli di un De Magistris (l’ho sentito parlare a Genova a un evento per Paolo Putti, e vi posso assicurare che pochi in Italia hanno il suo carisma) né sono articolati come quelli di un Marco Doria. Le frasi inciampano spesso una sull’altra, altrettanto spesso i ragionamenti restano lasciati a metà, sospesi nel vuoto. Ma questo non è necessariamente un problema. Politici senza grandi doti oratorie sanno comunque arrivare all’elettorato grazie a doti come la simpatia personale o vendendosi come uomini “pragmatici”. A Gianni Crivello, però, questa operazione non è riuscita.

Anche perché la mia sensazione è che dopo il primo turno, forse in un estremo tentativo di ribaltare lo svantaggio, si sia snaturato, con una tattica decisamente poco funzionale alla sua persona. Ho assistito al famoso dibattito a Palazzo Ducale. Lasciando perdere quanto accaduto “sugli spalti”, Crivello è apparso aggressivo in modo innaturale, gli attacchi all’avversario e alla claque di destra troppo frequenti e sempre uguali per sembrare autentici e, in definitiva – io credo – controproducenti. Se vuoi presentarti come uomo “del fare” non puoi passare quasi tutto il tuo tempo a battibeccare con pubblico e avversario. Magari vinci l’applauso dei tuoi supporter presenti, ma gli indecisi restano quantomeno indifferenti. E poi, un uomo con una lunga esperienza amministrativa come la sua poteva far valere la grande esperienza accumulata contro un completo novello della politica. Non è successo.

Dall’altra parte, Marco Bucci ha fatto una buona campagna elettorale. Va detto. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare da un candidato supportato soprattutto dalla Lega Nord, non ha giocato sulla paura e sull’insicurezza, lasciando questo ruolo principalmente a un presentissimo Matteo Salvini. Quello che ha fatto Bucci è stato presentare costantemente una visione positiva della città amministrata da lui, cosa che Crivello non ha mai fatto. “Genova meravigliosa” è uno slogan che può far sorridere, ma sta roba qui funziona. Un tizio, d’altronde, è diventato presidente degli Stati Uniti dicendo per un anno e mezzo “Make America great again”, qualche anno prima un altro dicendo “Yes we can”. Semplice, d’impatto, efficace.

Ascoltate la risposta alla prima domanda di questo confronto a distanza Bucci-Crivello-Pirondini. Il candidato del centrodestra è l’unico a dare una prospettiva futura, gli altri due o attaccano gli avversari o si limitano a difendere quanto fatto fino a oggi.

Un’altra cosa che va detta, è che in Liguria la destra di Giovanni Toti sta creando un modello vincente. Coalizione larga, ma unità assoluta intorno alla figura del leader con dal volto piacione e i modi moderati per bilanciare l’aggressività dell’azionista di maggioranza della compagine, la Lega Nord. Prendere nota, perché tra meno di un anno (o anche prima) si vota a livello nazionale.

Dall’altra parte, quella del povero Crivello, invece, la sinistra ha tenuto moltissimo a portare sul territorio tutte le beghe nazionali. Alti dignitari della maggioranza del Pd e “fuoriusciti” sono venuti a sostenere l’ex assessore in momenti diversi, senza che le loro strade si incrociassero manco per sbaglio e senza risparmiarsi frecciate a vicenda. Peccato che, in mezzo al fuoco incrociato di maggioranze e minoranze, partitoni e partitini, ditte e fuoriusciti ci sia rimasto lui, il candidato.

Annunci

Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...