A casa loro

“Aiutiamoli a casa loro” è una di quelle espressioni che mette tutti d’accordo. Perché rassicura e pulisce le coscienze. “Aiutiamoli” richiama al gesto nobile dell’aiuto ci fa sentire, nonostante tutto, delle brave persone, mentre “a casa loro” vuol dire ehi, tranquilli, sono cose che succedono ben lontano da noi, che ci toccano relativamente.

Era solo questione di tempo, per una classe politica senza idee e ridotta a rincorrere ciò che mette d’accordo tutti, adottare l'”aiutiamoli a casa loro” come slogan comune. Lo dice da sempre la Lega Nord, ora lo dice anche Alessandro Di Battista e da ultimo anche Matteo Renzi. Ognuno con le proprie sfumature, per carità. Ma tant’è.

Dice Matteo Renzi che il suo “aiutiamoli a casa loro” è stato sostanzialmente estrapolato dal contesto (tacendo che a gettarlo in pasto ai social sia stato proprio il Pd, tramite i propri canali) e anche Di Battista tiene a sottolineare che il suo “aiutiamoli a casa loro” sia ben diverso da quello leghista.

 

Intendiamoci, presa sul serio l’espressione “aiutiamoli a casa loro” aprirebbe davvero un mondo di considerazioni, di riflessioni complesse e di politiche internazionali da mettere in campo per consentire lo sviluppo economico di quei Paesi oggi terra d’emigrazione. Ci sono studiosi che passano la vita a cercare di capire come fare, ad “aiutarli a casa loro”.

Peccato che, almeno in Italia, “aiutiamoli a casa loro” sia di fatto ipocrita maschera per chi, in realtà, di aiutare proprio gli importa poco, ma tiene molto all'”a casa loro”. Usare quest’espressione manda un chiaro messaggio all’elettorato. E i politici, che sono prima di tutto comunicatori, lo sanno. Altro che gaffe.

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Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

2 thoughts on “A casa loro”

    1. Va da sé. Quello che volevo sottolineare, qui, è piuttosto l’uso “strategico” di parole ed espressioni che col tempo hanno perso il significato originario e, ormai, hanno assunto un valore nuovo.

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