I media non fanno la politica

Mediaset chiude “Quinta colonna” e cambia la direzione di “Dalla vostra parte”: avrebbero favorito i concorrenti politici di Berlusconi. Prova che con le tv non crei i fenomeni, al massimo li cavalchi.

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Se Silvio Berlusconi, con le sue televisioni, voleva preparare il terreno per la vittoria elettorale di Forza Italia (che in questo caso voleva dire prendere più voti della Lega), il giochino questa volta non gli è riuscito. Matteo Salvini ha preso più voti di lui e, come da accordi, per ora è il nuovo principe del centrodestra italiano. Colui che lo è stato fino a un mese fa, ad oggi può al massimo ambire a far valere i suoi voti parlamentari nelle intricate trattative per la formazione di un governo di queste settimane, ma nulla più. Pochino, per chi per anni si è ed è stato considerato come il padrone dell’Italia.

Visto che è la squadra vincente quella che non si cambia, poche settimane dopo la sconfitta dello scorso 4 marzo sono già iniziate a volare le prime teste. “Quinta colonna” di Paolo del Debbio chiuderà il prossimo 26 aprile, mentre Maurizio Belpietro ha già salutato il pubblico di “Dalla vostra parte” e sarà sostituito alla guida del programma. Il doppio intervento va in una direzione precisa e ha una motivazione squisitamente politica: con i loro troppo accesi toni anti-immigrazione e anti-politici, i due avrebbero portato acqua al mulino del Movimento Cinque Stelle e – soprattutto – del vero competitor del Cav. alle ultime elezioni: la Lega di Salvini. E oggi risuonano come una profezia le parole che il presidente Mediaset Fedele Confalonieri avrebbe pronunciato nel febbraio 2017: “Stiamo esagerando”. Troppo populismo è la sintesi giornalistica che spiega le attuali scelte politico/aziendali.

La morale della favola è che neanche con un impero mediatico alle spalle si può sperare più di tanto di modellare la realtà che sta la fuori. E che chi ci prova rischia sin troppo facilmente di farsi colpire in faccia dal boomerang. Si chiama eterogenesi dei fini: faccio A sperando che porti a B e invece ottengo C. L’opinione pubblica è un giocattolo complicato con cui giocare. E meno malleabile di quanto si possa pensare, soprattutto se si hanno obiettivi molto mirati e specifici come far vincere una particolare elezione a un particolare partito.

Eppure si sarebbe dovuto capire nel 2016, quando la potente stampa statunitense si scoprì non così potente di fronte alla vittoria di colui che per un anno e mezzo era stato eletto nemico pubblico n.1. Donald Trump. Sbeffeggiato e attaccato quotidianamente dai giornali e network che contano, e alla fine 45° presidente degli Stati Uniti. Siamo stati noi a creare Trump?si chiedeva sgomento un giornalista di Politico in piena campagna elettorale, mostrando tutta la presunzione di certa stampa a stelle e strisce. Il fenomeno Trump esisteva già. I giornali e le tv l’hanno raccontato, magari un po’ amplificato, ma sicuramente non l’hanno creato.

L’angoscia della classe operaia del midwest, spaventata dalla globalizzazione che fa volare via i loro posti di lavoro è reale, non è una sensazione indotta dai giornali. E si, magari Trump avrà anche creato campagne pubblicitarie mirate sui social media, ma a poco sarebbero servite se non avessero cavalcato ansie, paure e aspirazioni esistenti nella realtà. Una realtà che, per fortuna, non è creata dai media. Le 95 tesi di Martin Lutero ebbero l’impatto che ebbero perché già esisteva nell’opinione pubblica un forte sentimento anti papista, senza quello sarebbero rimaste ignorate sul portone della chiesa di Wittenberg.

Autore: Luca Lottero

Laureato in Scienze Politiche all'Università di Genova, studio per diventare giornalista. Lettore accanito di libri e giornali di carta o digitali, seguo la politica senza farne questione di vita o di morte. Mi interesso anche di calcio e musica.

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