Populismo, tradizione e globalizzazione: città vs campagna

Donald Trump, Marine Le Pen, il movimento per la Brexit e compagnia hanno i comune il fatto di essere fenomeni sostanzialmente rurali. Nelle grandi metropoli il cosiddetto “populismo” non ha fatto presa. Le capitali sono cosmopolite e globalizzate, le campagne e i sobborghi votano chi promette loro di non farceli diventare. Come mai succede?

Ne ho scritto su Doppia Elle, il mio nuovo blog di politica internazionale. Per leggere l’articolo clicca qui.

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Macron: europeista si, ma alla francese

Ho scritto un articolo su Macron, la sua idea (molto francese) di Europa, la sua politica interna e internazionale. Per farlo ho intervistato Francesco Maselli, giornalista esperto di cose francesi. Però non lo trovate qui, ma sul nuovo Doppia Elle, il blog in cui da oggi mi occuperò solo di politica internazionale. Seguitelo, mi raccomando!

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I media non fanno la politica

Mediaset chiude “Quinta colonna” e cambia la direzione di “Dalla vostra parte”: avrebbero favorito i concorrenti politici di Berlusconi. Prova che con le tv non crei i fenomeni, al massimo li cavalchi.

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Se Silvio Berlusconi, con le sue televisioni, voleva preparare il terreno per la vittoria elettorale di Forza Italia (che in questo caso voleva dire prendere più voti della Lega), il giochino questa volta non gli è riuscito. Matteo Salvini ha preso più voti di lui e, come da accordi, per ora è il nuovo principe del centrodestra italiano. Colui che lo è stato fino a un mese fa, ad oggi può al massimo ambire a far valere i suoi voti parlamentari nelle intricate trattative per la formazione di un governo di queste settimane, ma nulla più. Pochino, per chi per anni si è ed è stato considerato come il padrone dell’Italia.

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Capa è diventato grande

La mia ode tardiva all’ultimo album del più grande artista italiano su piazza

Una delle prime volte in cui Roberto Vecchioni cantò dal vivo la sua Samarcanda, a Bologna, venne contestato tanto duramente da dover abbandonare il palco. Era il 1977, e il concerto era in memoria di Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua ucciso da poco. In quegli anni di contestazione giovanile, sogni e utopie collettive, in cui chi cantava d’amore e non di scioperi era già un po’ fascista, una canzone sulla morte e il destino come è Samarcanda non poteva essere accettata, tanto più se a cantarla era un artista vicino agli ambienti di sinistra.

Se a quegli stessi contestatori, catapultati in qualche modo nel 2018 con i loro barboni nel frattempo tornati di moda, si facesse ascoltare Prisoner 709 di Caparezza, probabilmente subito dopo chiederebbero la testa del cantautore pugliese. Che nel suo ultimo album non solo conferma la voglia di guardarsi dentro già evidente in Museica, ma del suo disimpegno ne fa una bandiera.

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Contro il vincolo di mandato

L’introduzione del mandato imperativo costituirebbe nientemeno che una svolta autoritaria, in cui a decidere sono i capi dei partiti e non i parlamentari. Meglio Scilipoti.

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Wikipedia

L’introduzione del vincolo di mandato – o mandato imperativo – fa parte del programma di quello che i sondaggi indicano come probabile primo partito italiano (il Movimento Cinque Stelle) e la probabile prima coalizione, il centrodestra formato da Forza Italia, Lega e Fratelli D’Italia. Due forze che, sommate, hanno più di una possibilità di raggiungere quella maggioranza dei due terzi necessaria per modificare l’articolo 67 della Costituzione senza dover sottoporre la misura a referendum popolare. L’articolo recita così:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

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Perché lo scambio Neymar – Cr7 non si farà (probabilmente)

Semplice: il brasiliano sarà lo sponsor dei mondiali del 2022 in Qatar, stato che di fatto possiede il Paris Saint Germain

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Neymar Jr. – Flickr

Parliamo di calcio, più o meno. La scorsa estate – lo ricorderanno anche i meno sportivi – l’attaccante Neymar Jr. è passato dal Barcellona al Paris Saint Germain per l’incredibile cifra di 222 milioni di euro. Mai s’era vista una cifra del genere spesa per un solo calciatore. Oggi, complici problemi di spogliatoio e l’insoddisfazione per giocare in un campionato che non è tra i migliori d’Europa, c’è chi dice che il brasiliano vorrebbe già lasciare la capitale francese, e che il Real Madrid lo accoglierebbe a braccia aperte. Offrendo addirittura in cambio l’unico suo giocatore in grado di reggere il confronto, il 5 volte pallone d’oro Cristiano Ronaldo.

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L’amicizia russo-cinese alla prova dell’Artico

La Cina punta alle rotte commerciali e al gas liquido dell’estremo nord e finanzia generosamente i piani infrastrutturali nella regione. La Russia al momento ringrazia. Ma sarà sempre così?

Lo scioglimento dei ghiacci della regione artica dovuta al riscaldamento globale ci porta in dote, insieme ai noti problemi ambientali, la corsa alle nuove rotte commerciali e alle risorse naturali dell’estremo nord del pianeta.

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La Cina si prende l’Artico?

Lo scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale ha fatto sì che le gelide acque artiche siano navigabili per molti più mesi all’anno di quanto non accadesse prima. Nuove rotte commerciali si sono aperte. In prima linea per approfittarne c’è la Cina, che facendo passare la sua nuova “via della seta” anche dall’estremo nord può ridurre di un bel po’ i tempi di collegamento con l’Europa.

Per saperne di più questa è un’ottima lettura: https://www.agi.it/estero/artico_cina_via_della_seta-3416506/news/2018-01-26/

Alla fine della visita di May in Cina, Pechino si congratula con la first minister per non aver parlato di diritti umani

Durante l’ultimo giorno del viaggio di tre giorni di Theresa May in Cina, la premier britannica sembra incassare più apprezzamenti da Pechino che in patria. Nel suo terzo editoriale dedicato alla visita, il Global Times, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, ha infatti lodato l’ospite di Xi Jinping per aver ignorato le pressioni della stampa occidentale, che l’avrebbe “seccata” coi suoi tentativi di spingerla a criticare la Cina sul tema dei diritti umani.

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L’Africa ha un nuovo e inaspettato problema: l’obesità

Secondo uno recente studio dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, tra le prime venti nazioni al mondo per velocità di crescita del tasso di obesità, otto sono africane. In Paesi come Ghana, Togo, Etiopia o il Benin la diffusione di obesi adulti negli ultimi 36 anni è aumentata del 500%. In Burkina Faso si arriva addirittura a un incredibile +1400%. Nel complesso, l’#africa subsahariana è la regione in cui l’obesità si sta diffondendo più rapidamente al mondo. Le cause di quella che si preannuncia come una vera e propria emergenza sanitaria, in un continente spesso associato alle carestie e alla fame, sono tante, ma hanno tutte una radice comune: il modello di sviluppo adottato da alcuni Paesi, che sta portando a una rapida, anche se controversa, crescita economica. Ma anche nuovi e imprevisti problemi.

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