L’estate dei tormentoni

Non so se sono io, ma la mia sensazione è che in questo finale di primavera sia cominciata la corsa al tormentone estivo italiano. Canzoni studiate scientificamente per entrarci nella testa e non andarsene più hanno cominciato ad invadere radio e internet. Qualcuna carina, qualcun’altra molto meno, ma tutte decisamente canticchiabili e magari divertenti. Insomma, Enrico Papi se ne esce con una canzone che si chiama Mooseca e tu non la ascolti?

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L’invasione delle newsletter

In principio fu Francesco Costa, con la sua newsletter sulle elezioni presidenziali statunitensi. Era l’autunno del 2015, Donald Trump era ancora un candidato un po’ eccentrico alle primarie del Partito Repubblicano e nel mio navigare online incappavo nell’invito a iscrivermi. Ogni sabato avrei ricevuto sulla mia casella di posta elettronica un riassunto della settimana di campagna elettorale, con le notizie più importanti e tutti gli approfondimenti del caso. Mi chiesi “perché no?” (l’argomento mi interessava molto) e un secondo dopo cliccai. In fondo non mi costava nulla.

A distanza di ormai un anno e mezzo, posso dire che quel click è stata forse la scelta migliore della mia vita online. Continue reading “L’invasione delle newsletter”

Mélenchon, le elezioni francesi e la sinistra europea

Nelle ultime settimane di campagna elettorale per le ormai imminenti elezioni presidenziali francesi, a riaccendere l’interesse su una competizione il cui esito sembrerebbe (sembrava?) ormai scontato (un ballottaggio Macron – Le Pen) ci ha pensato il candidato Jean-Luc Mélenchon. Politico di lungo corso con un passato nella sinistra del partito socialista e ministro dell’educazione dal 2000 al 2002, oggi è appoggiato dal movimento France Insoumise (Francia indomita, o ribelle) e dai vari partiti di sinistra che formano il Front de gauche, tra cui lo storico Partito Comunista Francese.  È già la seconda volta che Mélenchon si candida alla presidenza della Repubblica francese. Nel 2012 arrivò quarto, raccogliendo l’11% dei voti. Un risultato che questa volta sembra destinato a crescere.

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“Il simpatizzante” è una cura per il pensiero bipolare dominante

Cosa posso dire di buono su “Il simpatizzante” di Viet Thang Nguyen (Neri Pozza Edizioni, 2016) che non sia già stato detto? Per BookReporter “non è soltanto un magistrale romanzo di spionaggio, ma un’opera che annuncia la nuova letteratura americana del XXI secolo”. Mica poco. I Vietnam Veterans of America, invece, l’hanno commentato così: “abbiamo atteso a lungo il grande romanzo sulla guerra del Vietnam, e ora eccolo è arrivato”. Ultimo particolare, il libro in questione ha vinto il Premio Pulitzer 2016 per la narrativa. A questo punto arrivo io, a dirvi che è un bel libro e vi consiglio di leggerlo. “Grazie tante” risponderete giustamente voi.

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Donald Trump, ovvero la dittatura dei media?

Nella sua opera più famosa, “La Democrazia in America”, Alexis de Tocqueville esprimeva la propria preoccupazione sulla possibile nascita di una sorta di dittatura della maggioranza o, per dirla in altri termini, dell’opinione pubblica, negli Stati Uniti e poi in Europa. Fonte della sua preoccupazione era lo stesso sistema democratico americano, che poneva i cittadini in una condizione di parità delle condizioni per l’epoca completamente inedita. Basti pensare che in Europa ancora si parlava quasi ovunque di Nobiltà e Clero, del tutto inesistenti nel nuovo mondo. Tocqueville (che era francese) temeva che, dipendendo dal voto di uomini sostanzialmente tutti uguali tra di loro, i governanti americani si sarebbero ben presto trovati schiavi della maggioranza che li aveva eletti, costretti ad assecondarne ogni irragionevole e repentino cambio di opinione.

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Londra, San Pietroburgo, Idlib. Ci siamo (già) abituati al terrore?

Alla fine è successo, anche se più velocemente di quanto pensassi. Ci siamo abituati al terrore. Alla morte, che ha le forme di un auto che si lancia su una folla, di una bomba che esplode in una metropolitana, di gas letali ripudiati persino dalla logica della guerra. È tutto normale. Le notizie scorrono alla televisione, vengono condivise sui social network e conquistano per un giorno le prime pagine dei quotidiani. Poi scivolano, semplicemente.

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Dijsselbloem, Poletti e le virtù del silenzio

Jeroen Dijsselbloem e Giuliano Poletti hanno in comune il fatto di essere recentemente finiti per qualche ora “nella bufera”, come amano dire i giornali. Galeotti furono, per entrambi, sostanzialmente due scivoloni verbali. Evitabili, ineleganti, ma anche gonfiati ad arte, rimasticati e sputati nella forma desiderata nel calderone del web, che per tutto si indigna, tutto velocemente diffonde e tutto altrettanto velocemente dimentica.

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Guida pratica alle elezioni francesi

Tra esattamente un mese (il 23 aprile) ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Si tratta di un appuntamento molto importante, il cui esito – si dice – potrebbe segnare significativamente il futuro dell’Unione Europea. In testa alla maggior parte dei sondaggi, infatti, al primo turno c’è Marine Le Pen, leader del Front National, che in caso di vittoria promette un referendum sulla permanenza della Francia nell’Unione, in stile Brexit per intenderci.  Con questo post vorrei fornire ai lettori che lo desiderano una guida minima per orientarsi nel voto francese.

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Sicuri che i partiti siano inutili?

C’erano una volta i partiti politici, che si candidavano per guidare un Comune, una Regione o un Paese e per fare questo indicavano delle persone, decidendo in modo del tutto arbitrario chi si e chi no. Poi è arrivato chi ha promesso di fare le cose in modo diverso: un non-partito, perché il partito è una cosa sporca.

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Le tasse sui robot per favorire l’occupazione sono di sinistra?

Dice Benoît Hamon, candidato del Partito Socialista alla presidenza della Repubblica francese, che sarebbe giusto imporre una tassa sulla ricchezza creata dai robot, perché l’automazione “distrugge delle professioni”.

L’idea di tassare l’automazione avrebbe come obiettivo rendere meno conveniente il proliferare del lavoro automatico per salvare quello umano, e sta guadagnando popolarità a sinistra. È una posizione (forse ancora minoritaria, o forse no) che in sostanza rinnega gli ultimi anni di storia del campo progressista internazionale. Fino ad oggi, almeno a livello di percezione, la “sinistra” si è infatti voluta mostrare entusiasta della rivoluzione tecnologica a cui stiamo assistendo, proprio in ossequio all’idea di progresso che sente come parte del proprio dna. Basti pensare al Barack Obama estasiato mentre indossa gli occhialoni della realtà aumentata di Facebook o al recente viaggio del nostro ex presidente del Consiglio Matteo Renzi nella Silicon Valley.

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